(AGENPARL) - Roma, 8 Dicembre 2023 - (AGENPARL) – ven 08 dicembre 2023 WOLFGANG MUNCHAU SU CRISI GERMANIA A “GIU’ LA
MASCHERA” (RADIO 1 RAI): “LA CRISI È SOPRATTUTTO POLITICA.
LA GERMANIA HA IMPOSTO A SÉ STESSA REGOLE MOLTO
SEVERE”
Roma, 8 dicembre 2023
“La crisi della Germania è soprattutto politica, dopo la sentenza della Corte
Costituzionale. La Germania ha imposto a sé stessa regole budgetarie molto severe,
più severe degli altri Paesi”. Lo ha affermato l’economista, co-fondatore e Direttore
di Eurointelligence.com, già editorialista – Financial Times e – New Statesman),
Wolfgang Münchau a “Giù la maschera”, il programma condotto da Marcello Foa in
onda su Radio 1 Rai, dedicato al tema “La Germania in crisi: una zavorra per
l’Europa?”.
“La Germania”, ha spiegato Münchau, “ha beneficiato a lungo di un’ottima crescita
economica ed è stata anche molto fortunata, in quanto alcune novità sono giunte al
momento giusto: globalizzazione, i cambiamenti della supply chain, la svalutazione
dell’euro dopo il 2009. Tutto questo ha aiutato il modello economico tedesco ma i
problemi sono cominciati proprio in quel periodo a dispetto dei buoni risultati
economici. Ad esempio, la Merkel si è avvicinata molto alla Russia, il gasdotto è
stato costruito in quel periodo rendendo la Germania dipendente da Putin e il paese è
diventato troppo dipendente dalla Cina. Tutto questo è avvenuto nei cosiddetti anni
buoni. Poi il quadro geostrategico è cambiato. C’è stato il Covid, Putin ha invaso
l’Ucraina, gli Stati Uniti hanno iniziato una guerra commerciale con la Cina e quindi
il modello tedesco non è più valido. Gli errori sono stati commessi molti anni fa e le
conseguenze le vediamo oggi”.
Per il direttore di Eurointelligence.com “il modello tedesco è incentrato troppo
sull’industria e non abbastanza su settori a valore aggiunto. La Germania ha avuto un
vantaggio competitivo nel settore manifatturiero ed è stato un bene ma i tempi sono
cambiati: in alcuni settori la Germania non primeggia più. Ad esempio la Cina ora
domina il mercato delle auto elettriche soprattutto nella fascia bassa e media del
mercato. I costruttori tedeschi devono lottare ma con difficoltà perché hanno fatto
affidamento troppo a lungo su tecnologie vecchie, motori a benzina e diesel, e non
hanno investito abbastanza nelle auto elettriche. Questo significa che nel lungo
periodo la Germania avrà meno industrie, perché non riesce a fare quel che avrebbe
dovuto programmare tempo addietro: diversificare nei nuovi settori. La Germania è
molto forte ma poco flessibile. E’ questa la ragione della crisi”.
Per questo quella che sta attualmente vivendo la Germania “è una crisi domestica. La
situazione delle finanze pubbliche tedesche è ancora molto buona, il debito è al 65%
del Pil. La crisi è soprattutto politica, dopo la sentenza della Corte Costituzionale. La
Germania ha imposto a sé stessa regole budgetarie molto severe, più severe degli altri
Paesi, deficit massimo consentito di 0,3-05%. La Corte Costituzionale ha sancito che
il governo ha violato le regole di bilancio in quanto ha riallocato voci di spesa che
potevano essere messe “fuori bilancio”, dal Covid alla transizione energetica, e gli ha
intimato di calcolarle a bilancio. Il governo deve pertanto o tagliare le spese o alzare
le tasse e questo è un grande problema politico. Ma non è una crisi di bilancio come
quella europea di dieci anni fa”.
Per Münchau “oggi continuiamo a non avere un’unione fiscale in Europa, abbiamo il
Recovery Fund ed è un bene, ma è un episodio una tantum e troppo specifico, mentre
l’unione fiscale avrebbe un raggio d’azione molto ampio e non legata a un progetto
singolo, ma non è stata fatta e non si farà. Inoltre, l’Unione bancaria è un progetto a
metà. Il problema principale è che oggi la Germania e la Francia divergono,
contrariamente a quanto accadeva dieci anni fa. Allora era Nord contro Sud e la
Francia era considerata in una certa misura un Paese del nord, ora è diverso. La
grande divergenza non è fra Germania e Italia o Grecia, bensì fra Berlino e Parigi. La
Germania lascia il nucleare, mentre la Francia investe nelle centrali, le politiche
energetiche sono opposte e quella francese è migliore. Riguardo le politiche di
bilancio la Francia ha un deficit del 5% che scende molto lentamente, ha politiche di
bilancio espansive, mentre la Germania va verso politiche di austerità. Il gap tra i due
Paesi tende ad ampliarsi e questo è rischioso. Una crisi fra Germania e Francia
sarebbe di una magnitudine molto maggior rispetto a quelle con Grecia o Spagna
Irlanda nel 2012”.
Quanto alle conseguenze per l’Europa l’economista spiega che “i negoziati sono in
corso sul Patto di stabilità e vedremo come finiranno. Il ministro delle Finanze
tedesco è in una posizione complicata perché sta chiedendo al suo governo di tirare la
cinghia e quindi per lui è difficile accettare compromessi in Europa con i Paesi che
chiedono più flessibilità. Il problema politico è enorme, la posizione tedesca non ha
senso è troppo rigida con la Ue e questo rende complicato un compromesso che sia
accettabile per tutti. Le conseguenze saranno severe in un caso e nell’altro. Se
dovesse passare una linea favorevole alla Francia o all’Italia ciò provocherebbe
problemi interni al governo Scholz. E viceversa, se passasse la linea tedesca,
potremmo avere una crisi finanziaria in Europa poco dopo. C’è il rischio di una
frammentazione politica”.
Quanto alla solidità delle banche tedesche Münchau ha spiegato che al momento
“non si segnalano criticità. Il problema è che alcune banche tedesche non devono
sottostare alla vigilanza europea e non sappiamo cos’hanno in pancia. Molte banche
sono fortemente dipendenti dall’industria tedesca e hanno investito in progetti alcuni
dei quali non verranno realizzati, vedi il caso Signa. C’è un rischio dovuto
all’esposizione degli istituti e dunque a crediti e prestiti inesigibili. Le imprese
tedesche sono molto indebitate, quelle francesi ancor di più. Le banche sono pertanto
esposte a uno choc industriale. Non vedremo una crisi a breve ma conseguenze
dovute alla deindustrializzazione della Germania, ad esempio Volkswagen o altri che
chiudono fabbriche. In futuro vedremo sempre più compagnie che lotteranno per
mantenere la produzione in Germania. I costi dell’elettricità aumentano e rimarranno
alti a lungo ed è escluso che il governo possa calmierare per molto tempo le tariffe
con i sussidi. Ci sarà una contrazione industriale, tutto dipenderà da quanto sarà
rapida. Le banche locali possedute dallo Stato le casse risparmio sono più a rischio,
mentre quelle grandi, seppur con qualche riserva, dovrebbero essere più solide”.
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