(AGENPARL) - Roma, 29 Novembre 2023 - (AGENPARL) – mer 29 novembre 2023 In mostra alla Biblioteca Nazionale di Napoli dal primo dicembre due
manoscritti
di rara preziosità integralmente in pergamena purpurea e vergati in
inchiostri d’argento e d’oro: un Vangelo ravennate (ex Vindob. Lat. 3)
contenente frammenti dei Vangeli di Luca e Marco, tra i più antichi codici
purpurei conservati nei musei e biblioteche europee, risalente alla fine
del V sec. d.C., e un Lezionario (ex Vindob. Gr. 2) databile al IX o a X
sec. di committenza imperiale bizantina, come sembra suggerire il *signum
crucis* con iscritto il nome “Basilius”, probabilmente un riferimento a Basilio
I il Macedone o a Basilio II, entrambi appartenuti al convento di San
Giovanni a Carbonara e, dopo varie vicende, pervenuti alla Biblioteca
Nazionale di Napoli.
“*Di porpora e di luce. Forma e materia dell’antico nei codici della
Biblioteca Nazionale di Napoli*” questo il titolo della mostra allestita a
Napoli, la prima in assoluto dedicata ai codici con fogli in pergamena
purpurea, frutto della collaborazione tra il Dipartimento di Lettere e Beni
Culturali dell’Università della Campania “Luigi Vanvitelli” (Teresa D’Urso
e Giulia Simeoni) e la Biblioteca Nazionale “Vittorio Emanuele III”
(Daniela Bacca). Una mostra resa possibile, sottolinea la direttrice Maria
Iannotti, dalla ricchezza di codici purpurei della biblioteca napoletana,
sempre prodiga nel donarci bellezza ed occasioni di ricerca scientifica.
In mostra lussuosi codici con fogli in pergamena color porpora, veri e
propri oggetti d’arte che testimoniano la moda del codice ‘*all’antica *’
e il *revival* dei purpurei intorno alla metà del Quattrocento, che dal
Veneto a Roma, attraverso la circolazione di libri, artisti e committenti,
si diffondono anche nella Napoli aragonese (1443-1501). Testimone esemplare
della circolazione di artisti e di opere è *il De Officiis *di Cicerone
(ms. IV.G.65), realizzato nell’Urbe verso il 1470 dal calligrafo Bartolomeo
Sanvito e dal miniatore Gaspare da Padova per un membro della famiglia
Gonzaga di Mantova.
Alla stagione rinascimentale, e a Napoli in particolare, si ricollegano ben
cinque manoscritti. Si tratta di codici realizzati nella seconda metà del
Quattrocento per la celebre Biblioteca napoletana dei re d’Aragona o per
committenti meridionali di alto rango: il bellissimo Breviario di re
Ferrante d’Aragona (ms. I.B.57), il Libro d’ore (ms. XIX.27), le *Sentenze*
in volgare di Plutarco (ms. XII.E.34), la *Raccolta di testi grammaticali*
(ms. San Martino agg. 86) e infine *l’Opera* di Apuleio (ms. CF.3.7), un
prezioso manoscritto concesso in prestito dalla Biblioteca e Complesso
monumentale dei Girolamini, unico esemplare in mostra a recare un foglio in
pergamena di colore ocra (detta crocea dal colore dello zafferano, o
croco), realizzato per il raffinato bibliofilo Andrea Matteo III Acquaviva
(1458-1529), duca d’Atri.
La mostra racconta, attraverso straordinari codici con fogli purpurei
antichi, medievali e rinascimentali, l’avventura plurisecolare di un
prodotto librario che ha segnato la storia della cultura occidentale,
cambiando nei secoli forma, significato e funzione, ma mantenendo
intrinseche valenze simboliche. Il colore porpora, fin dall’antichità
associato all’idea di ricchezza e potere ed alla figura dell’imperatore,
con l’avvento del cristianesimo viene messo in relazione al sacrificio di
Cristo, ma anche alla sovranità della Chiesa che adotterà la simbologia del
potere imperiale.
La mostra [visitabile gratuitamente fino al 6 febbraio] include anche una
sezione in cui sono esposte fonti letterarie che documentano la diffusione
dei codici purpurei e l’uso e il significato della porpora attraverso i
secoli; si chiude, infine, con una sezione dedicata alla tintura della
pergamena e ai coloranti utilizzati per ottenere il colore porpora nelle
sue diverse tonalità.
L’interessante mostra rientra nell’ambizioso progetto multidisciplinare
PURPLE – *PURple Parchment LEgacy*, finanziato dal Ministero
dell’Università e della Ricerca, basato su una serrata collaborazione tra
la ricerca storico-artistica e l’indagine scientifica. Sui manoscritti
esposti in mostra sono state effettuate analisi diagnostiche con tecniche
avanzate non invasive sotto la guida del prof. Maurizio Aceto (Dipartimento
per lo Sviluppo Sostenibile e la Transizione Ecologica dell’Università del
Piemonte Orientale), del prof. Angelo Agostino (Dipartimento di Chimica
dell’Università di Torino) e del dott. Marcello Picollo (Istituto di
Fisica Applicata “Nello Carrara” – CNR). Le analisi scientifiche,
esaminando le peculiarità tecniche e materiche e analizzando i pigmenti,
hanno permesso di gettare nuova luce sulla vita di questi codici, testimoni
unici del ‘filo purpureo’ che unisce l’Antichità al Rinascimento,
assicurando così la conservazione di questi veri e propri oggetti d’arte
per le generazioni future.// lyTar- bis281123
*Giornalisti Beniculturali press*
*Lydia Tarsitano-* esperto in comunicazione e socialmedia -giornalista
professionista – Napoli
è gradito un riscontro
ven. ore 9.30-13;17,30-19.30)
Privo
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