
(AGENPARL) – ven 29 settembre 2023 Intelligenza artificiale generativa: il rischio che i privati, sostenuti da qualche Governo, siano gli arbitri
di Achille Colombo Clerici
Articolo su QN IL GIORNO del 28 settembre 2023
Si sta finalmente realizzando uno dei grandi sogni della scienza, come lo erano stati vanamente in antico i sogni impossibili del moto perpetuo o della pietra filosofale: la macchina che sostituisce l’attività intellettiva dell’uomo. L’intelligenza artificiale, in altri termini. E ciò, si badi bene, non solo nell’applicare questa capacità alla ricognizione del sapere umano ai fini di una “collaborazione” delle macchine con l’uomo, per utilizzare al meglio questo sapere sostituendo ove convenga l’attività umana, ma anche, partendo da questo sapere e dall’insieme di tutte le esperienze umane, per approdare a nuove idee, nuove scelte, nuove decisioni assunte dalla macchina al posto dell’uomo. Questa è, in estrema analisi, la portata della I.A. generativa. Il procedimento consiste nell’immagazzinare centinaia di migliaia di miliardi di miliardi di dati in supercomputers, che, applicando algoritmi appositamente studiati, riusciranno a sfornare le relative risposte, anche in termini di scelte tipicamente riservate all’intelletto umano. Se ne era parlato all’inizio del mese al Forum Ambrosetti di Cernobbio.
Si tratta di un processo che ormai sta marciando alla velocità di una progressione geometrica. Secondo quanto riferito in un rapporto redatto dal Parlamento Europeo, si passerà dai 33 zettabyte del 2018, ai 175 del 2025: in sette anni i dati immessi nelle macchine si quintuplicheranno.
Una quindicina di giorni addietro, il nostro Presidente del Consiglio dei Ministri, Giorgia Meloni, parlando dal G20 in India, ha fatto un intervento passato quasi inosservato, chiedendo al mondo politico di mettere all’ordine del giorno il tema della I.A.
Se consideriamo la realtà dei fatti, non possiamo sottacere che sussiste tutta una serie di rischi.
Non solo e non tanto per il fatto che nelle risposte della macchina non potrà mai essere presente quello che risulta un fattore determinante nelle scelte umane, il libero arbitrio.
Quanto piuttosto per il fatto che, se i dati immessi o gli algoritmi applicati saranno distorcenti o perversi, le risposte dei superprocessori saranno a loro volta distorte o perverse. E questo è un grande rischio etico.
Ma poi, siccome si tratta di investimenti colossali, e gli investitori in questo processo sono sostanzialmente soggetti privati mentre i finanziamenti pubblici provengono prevalentemente solo da alcuni Governi, questi alla fin fine saranno i soli arbitri della situazione. E questo è un grande rischio democratico.