(AGENPARL) - Roma, 7 Febbraio 2023 - (AGENPARL) – mar 07 febbraio 2023 ROM E SINTI, MARCHETTI (LEGA): “VERO E PROPRIO SPERPERO DI DENARO PUBBLICO. DALLA REGIONE UN CONCENTRATO DI POLITICHE DISCRIMINATORIE NEI CONFRONTI DEGLI EMILIANO-ROMAGNOLI”
BOLOGNA, 31 GEN – “Un vero e proprio sperpero di denaro pubblico che non porta al raggiungimento dell’obiettivo, contenuto solo a parole, del superamento delle aree sosta. Siamo di fronte a un concentrato di politiche discriminatorie nei confronti del resto della popolazione emiliano-romagnola. L’integrazione è ben altra cosa e non si fa certo concedendo deroghe e sanatorie”. Così il consigliere regionale Daniele Marchetti ha commentato la relazione sulla clausola valutativa di cui all’art. 7 della legge regionale 16 luglio 2015, n. 11 “Norme per l’inclusione sociale di Rom e Sinti”, triennio 2019-2021.
“Parliamo di Oltre 770mila euro stanziati dalla Regione per spalmare il problema sul territorio, con le cosiddette microaree, aprendo a sanatorie di opere abusive, autorecupero, autocostruzione senza cambio di destinazione d’uso delle unità immobiliari eventualmente esistenti. Possibilità che non vengono minimamente concesse agli altri cittadini. È questa l’integrazione? Per noi l’integrazione è ben altra cosa. Significa pari diritti, ma soprattutto pari doveri. Non a caso il nostro PDL, che nel 2015 anticipò la proposta della Giunta, puntava proprio su questi principi. Già all’epoca emersero le prime vere spaccature e divergenze nelle politiche per affrontare il problema” ha ricordato il leghista.
“La nostra proposta normativa prevedeva diritti e doveri uguali per tutti e imponeva, di fatto, una scelta ben precisa tra nomadismo o vita stanziale. A differenza la maggioranza presentò quel testo che è ora oggetto della clausola valutativa che non supera il problema ma non fa altro che fa altro che distribuirlo sul territorio con le microaree: da pochi e grandi campi nomadi siamo passati a numerose e piccole aree” ha spiegato.
“Si tratta di una grande sconfitta per la Regione: un’istituzione che consente deroghe e abusi edilizi sta calando le braghe a fronte delle richieste di una minoranza che non ha intenzione di integrarsi con il resto della società” ha attaccato Marchetti, puntando il dito sull’articolo 3 della legge. “Addirittura al comma 3 si prevede che, per quanto riguarda le opere costruite abusivamente, il Comune può assorbire tali immobili e con atto di giunta comunale riassegnarli nuovamente a rom o sinti con un canone pari a quello dell’edilizia residenziale pubblica. Insomma, chiudiamo gli occhi di fronte a una costruzione abusiva per riassegnarla. Una questione che ha dell’incredibile. Sarebbe interessante capire se questa procedura avvenga sempre e comunque vorremmo capire se queste politiche discriminatorie trovino un seguito e queste persone corrispondano, almeno, il canone” ha concluso.
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