(AGENPARL) - Roma, 21 Gennaio 2023 - (AGENPARL) – sab 21 gennaio 2023 “Il riconoscimento – che negli ultimi giorni è diventato pressoché unanime e condiviso -dell’importanza delle intercettazioni telefoniche, balzate alla cronaca improvvisamente dopo l’arresto di Messina Denaro, per battere le mafie, non deve distrarre dalle nuove tecniche usate dalla mafia 2.0. Non ci sono solo i telefonini, i “pizzini” da far uscire dalle celle del 41 bis, i messaggi in codice da inviare all’esterno attraverso gli incontri con gli avvocati e i familiari. La mafia si è modernizzata, più di quanto possiamo immaginare e come confermano autorevoli magistrati utilizza, già da tempo, piattaforme informatiche”. Così il segretario generale S.PP. – Sindacato Polizia Penitenziaria – Aldo Di Giacomo che aggiunge: “si metta fine definitivamente alla querelle innescata dal ministro Carlo Nordio sul fatto che la mafia parli o meno a telefono e si adegui l’attività investigativa anche dentro gli istituti penitenziari del 41 bis. Bisogna adesso – dice Di Giacomo – manifestare la massima attenzione su cosa accade nelle celle degli istituti che come quello de L’Aquila registrano presenze di detenuti a regime duro. Insistiamo: da una parte si deve impedire che da Messina Denaro e dagli altri mafiosi arrivino all’esterno messaggi e dall’altra raccogliere ogni dettaglio. È un compito non facile – aggiunge Di Giacomo – sia perché gli agenti del Gom (Gruppo Operativo Mobile) della Polizia penitenziaria, un gruppo specializzato, chiamato a operare su problemi specifici come la detenzione dei boss, sono pochi in un rapporto intorno a 0,5 per 1 detenuto 41 bis e sia perché a rendere più difficile la sorveglianza ci sono anche norme europee a tutela della privacy. Quanto ai rapporti con l’esterno – dice il segretario del Sindacato della Polizia Penitenziaria – non è casuale che Messina Denaro abbia scelto per la difesa la nipote Lorenza Guttadauro (nata da sua sorella Rosalia e dal figlio del boss di Brancaccio Giuseppe Guttadauro)”.
Di Giacomo invita inoltre il Governo a “non prendersela con i giornalisti che pubblicano le intercettazioni telefoniche perché è anche dal loro lavoro che è possibile sconfiggere le mafie e diffondere la cultura della legalità. Senza dimenticare che da tante inchieste giornalistiche (anche con stralci di conversazioni telefoniche) prendono spunto inchieste di magistrati”.
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