
(AGENPARL) – mer 26 ottobre 2022 29 OTTOBRE GIORNATA MONDIALE CONTRO L’ICTUS CEREBRALE:
LA SIN E L’ISA FANNO IL PUNTO SULLA PATOLOGIA CHE COLPISCE 185.000 ITALINI ALL’ANNO
PUBBLICATO OGGI SU NEUROLOGY UNO STUDIO DA CUI EMERGE
COME L’ICTUS ABBIA GENERE, ETA’ ED ETNIA
Roma, 26 ottobre 2022. In occasione della Giornata Mondiale dell’Ictus che si celebra sabato 29 ottobre, la Società Italiana di Neurologia (SIN) e l’Italian Stroke Association (ISA) fanno il punto su questa terribile patologia che, solo nel nostro Paese, colpisce ogni anno circa 185.000 persone e che ha causato conseguenze invalidanti a circa 1 milione di pazienti.
La Giornata e i numeri
“Anche per quest’anno l’obiettivo principale della Giornata Mondiale contro l’Ictus Cerebrale è ribadire quanto sia importante il riconoscimento tempestivo dei sintomi dell’ictus – afferma il Prof. Mauro Silvestrini, Presidente di Italian Stroke Association – Lo slogan è “minutes can save lives”, che tradotto in modo non letterale significa: ogni minuto è prezioso per salvare un paziente colpito da questa temibile condizione che si manifesta con la comparsa improvvisa di un deficit neurologico dovuto al fatto che l’afflusso del sangue diretto al cervello si interrompe improvvisamente per l’occlusione o per la rottura di un’arteria. Nel primo caso si parla di infarto cerebrale o ictus ischemico, mentre nel secondo caso di emorragia cerebrale o ictus emorragico”.
Prof. Mauro Silvestrini
Uno studio su 39.457 persone ricoverate negli USA fra il 2007 e il 2017 pubblicato oggi su Neurology denuncia un aumento dell’ictus emorragico soprattutto nelle donne anziane: 13 casi su 100mila in confronto a 10 dei maschi, nei quali il rischio aumenta con l’età. A 50 anni i casi maschili sono 4 su 100mila, ma dopo i 65 salgono a 22.
Se l’incremento annuo è per tutti dello 0,7%, nei maschi a 50 anni è dell’1,1% e dopo i 65 del 2,3%, mentre nelle donne resta costante e in quelle giovani addirittura va riducendosi.
Un’ulteriore sorpresa dello studio, valida anche per l’Italia divenuta ormai un Paese multietnico, è la sproporzionata prevalenza nei neri con 15 casi su 100mila e un incremento annuo dell’1,8% non rilevabili negli asiatici o nei bianchi non ispanici che presentano una media di 10 casi su 100mila.
Il motivo è da ricercarsi tra l’altro nella maggior frequenza di ipertensione geneticamente determinata dei neri che li espone anche a maggior rischio di emorragie subaracnoidee, rottura di aneurismi, ecc. Il problema è ulteriormente accentuato dalla disparità razziale di trattamento che, almeno negli USA, allunga i tempi d’intervento trasformando in ore i minuti che salvano la vita.
L’ictus ha genere, età ed etnia
“Il cervello è l’organo più delicato che possediamo e subisce velocemente danni che rapidamente diventano irreversibili – ha commentato il Prof. Alfredo Berardelli, Presidente della Società Italiana di Neurologia – È fondamentale quindi saper riconoscere immediatamente i sintomi dell’ictus per poter mettere chi ne soffre nelle migliori condizioni possibili di ricevere una cura adeguata. La comparsa improvvisa di perdita di forza o sensibilità a un braccio o a una gamba, la bocca che si storce, l’oscuramento o la perdita della vista da un solo occhio o in una parte del campo
visivo, l’incapacità di esprimersi o di comprendere ciò che ci viene detto, un mal di testa violento, sono tutte potenziali manifestazioni di un ictus. Di fronte a questi sintomi, è importante chiamare subito il 118 o recarsi in ospedale, perché la possibilità di essere curati è legata alla precocità della somministrazione delle terapie”.
Il Prof. Alfredo Berardelli
È fondamentale ribadire che il ricovero deve avvenire sempre in una Unità Neurovascolare o Stroke Unit: si tratta di strutture dedicate alla cura dell’ictus, dove lavora personale altamente preparato, in grado di fare una diagnosi corretta e di individuare la cura adeguata nel minor tempo possibile oltre a saper gestire tutte le esigenze dei pazienti inclusa l’alimentazione, la necessità di un intervento riabilitativo precoce e la prevenzione delle complicanze.
Le Stroke Unit
Più precoce è l’intervento, più sono efficaci le terapie, minori sono le complicanze del trattamento. Le terapie
Per le emorragie, esistono tutta una serie di indicazioni rivolte al contenimento dell’estensione del sanguinamento, mentre sono in fase di sviluppo veri e propri approcci di terapia specifica. Per l’ischemia sono invece disponibili già da tempo farmaci fibrinolitici che dissolvono il materiale ostruttivo a livello arterioso, permettendo quindi di ripristinare il flusso di sangue e limitare i danni al tessuto cerebrale. In alcuni casi, la terapia farmacologica può essere associata o sostituita dai trattamenti endovascolari. Attraverso un catetere inserito nell’arteria femorale, si risale fino al cervello e nella zona in cui è presente l’ostruzione vengono aperti dei tubicini metallici (stent) in modo da ricostituire un passaggio per il flusso sanguigno e rimuovere il materiale ostruttivo. Si tratta di tecniche che richiedono una alta specializzazione e che, per tale motivo, non possono essere effettuate ovunque, ma solo ed esclusivamente negli ospedali dotati di Stroke Unit.
