(AGENPARL) - Roma, 28 Settembre 2022 - (AGENPARL) – mer 28 settembre 2022 DI GIACOMO (S.PP.) – Dal voto prime indicazioni che il rapporto mafia-politica sta cambiando
“Concordo con le prime analisi di giornalisti sul voto nelle carceri: i detenuti al 41 bis o comunque legati ad organizzazioni mafiose e criminali nella stragrande maggioranza si sono astenuti e quelli che hanno votato lo hanno fatto alla ricerca di benefici personali o per la propria famiglia”. Così Aldo Di Giacomo, segretario generale S.PP., per il quale: “da questa tornata elettorale emergono chiare indicazioni che il rapporto mafia-politica sta cambiando. Anche se non mancano inchieste sul cosiddetto “voto di scambio”, soprattutto in Sicilia dove si è votato anche per il rinnovo del Parlamento Regionale che oggettivamente lo ha favorito, come è accaduto nel recente passato in Campania e in Puglia, ma anche in aree del Nord dove la ndrangheta è più presente, i mafiosi – dice Di Giacomo – puntano “al sodo”, vale a dire ad incassare soldi o favori di ogni genere in cambio dell’impegno elettorale. È anche vero che le recenti operazioni anti-mafia hanno “decimato” clan e cosche che perdono gradualmente il controllo del territorio e quindi dell’elettorato.
Non per questo – continua il segretario del S.PP. – non bisogna attenzionare tutto quanto sta accadendo nel rapporto mafia-politica, senza distrarsi e senza abbassare la guardia perché gli interessi mafiosi sono sempre rivolti alla Pubblica Amministrazione e nello specifico ai grandi appalti. Quelli già arrivati e quelli che arriveranno soprattutto al Sud con il PNR – che riserva al Mezzogiorno il 40% delle ingenti risorse europee – fanno gola. Sempre tra le prime analisi giornalistiche condivido quella che è definita un’altra variabile: ci sono clan mafiosi ed organizzazioni criminali che si sono messi alla finestra a guardare cosa accadrà con il nuovo Parlamento e ancor più con il nuovo Governo. Le attese e le aspettative per provvedimenti di “affievolimento” del 41 bis, di indulto, amnistia, ecc. in ogni rinnovo di Parlamento si diffondono rapidamente tra la popolazione carceraria. Non è escluso che dalle carceri possa partire qualche segnale di pressione.
E su questo sarà utile la prima mossa che verrà dal nuovo Governo e dal nuovo inquilino del Ministero Grazia e Giustizia”.
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