
(AGENPARL) – lun 25 luglio 2022 L’INSOSTENIBILE PESO DELLE CURE CHE RICADE SULLE FIGLIE
RICERCA: PIÙ DEPRESSIONE SE LO STATO
INVESTE POCO PER GLI ANZIANI
Economisti di Ca’ Foscari e Paris Dauphine trovano legame tra gli sforzi per
assistere i genitori e la salute mentale delle figlie. Disagio maggiore dove è
scarsa la spesa pubblica per la non autosufficienza. Italia dedica solo lo
0,94% del Pil
VENEZIA – Occuparsi in prima persona di un genitore anziano non autosufficiente può
comportare un carico emotivo e fisico tale da pesare psicologicamente sui figli anche
dopo la sua morte. Una ricerca condotta da economisti dell’Università Ca’ Foscari
Venezia e dell’Université Paris Dauphine e pubblicata su Applied Economics Letters
dimostra infatti come lo sforzo necessario a seguire il genitore bisognoso di assistenza
possa avere un legame con l’insorgere di sintomi di depressione.
Le donne, principalmente coinvolte nella cura, sono le più colpite. La depressione tende
a manifestarsi a partire dagli ultimi mesi di vita e raggiunge il picco immediatamente
dopo la morte del genitore. I sintomi non sono legati solo all’inevitabile dispiacere e al
lutto, ma anche allo stress e agli sforzi richiesti specialmente nei Paesi con un sistema
socio-assistenziale poco sviluppato e finanziato.
“I dati confermano che i figli, in particolare le donne, devono dedicarsi totalmente e con
grande sforzo psicofisico al genitore quando il sistema di welfare pubblico non garantisce
un’adeguata assistenza agli anziani non autosufficienti”, spiega Giacomo Pasini,
professore di Econometria all’Università Ca’ Foscari Venezia e coautore dello studio con
Agar Brugiavini, Elena Bassoli ed Eric Bosang.
Il gruppo di ricerca ha studiato i dati del Survey of Health, Ageing and Retirement in
Europe (Share), una rilevazione che sta seguendo nel tempo le condizioni di salute e
invecchiamento di un campione di cittadini europei con più di 50 anni d’età.
Confrontando il legame tra la morte della madre non autosufficiente e la depressione dei
figli nei vari paesi, la ricerca ha dimostrato che l’impatto è maggiore dove è inferiore
l’investimento nell’assistenza pubblica. Dove servizi come cure domiciliari, case di
riposo, hospice sono scarsi, i familiari sono investiti di un maggior peso ed una maggiore
responsabilità nelle scelte riguardanti l’anziano vicino alla morte.
Tenere un anziano non autosufficiente a casa a tutti i costi pensando possa beneficiarne,
quindi, ha dei costi insostenibili sia economici che di salute per le donne, che tipicamente
se ne prendono cura.
“Che non sia tanto una questione culturale, quanto legata alle politiche di spesa pubblica
– precisa Pasini – lo vediamo nei dati. C’è una corrispondenza tra il disagio, anche
psicologico, dei figli che si prendono cura dei genitori malati e la percentuale del prodotto
interno lordo dedicata all’assistenza agli anziani”.
Nella classifica dei paesi più virtuosi nel prendersi cura degli anziani con servizi dedicati e
strutture pubbliche troviamo Olanda (2,95%), Svezia, Danimarca, Svizzera, Belgio, che
dedicano a questa voce ben oltre il 2% del Pil (dati del 2014). Germania, Francia e
Austria investono tra l’1,5 e l’1,8 del Pil. L’Italia è staccata, 0,94%, accanto a Repubblica
Ceca, Slovenia e Spagna.
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Università Ca’ Foscari Venezia