
(AGENPARL) – 11 marzo 2020 – Un nuovo approccio userebbe il DNA per aiutare il corpo a sviluppare anticorpi contro la malattia in rapida diffusione come il Coronavirus.
Un programma di ricerca militare degli Stati Uniti sta cercando un nuovo modo per rafforzare l’immunità di un organismo ai virus che potrebbe cambiare il modo in cui i governi e i militari si preparano per le pandemie – e potrebbe anche arrivare abbastanza presto per aiutare a sconfiggere l’epidemia di COVID-19.
La DARPA (Defense Advanced Research Projects Agency) non sta cercando di creare un vaccino, che può richiedere anni per la produzione e settimane per entrare in circolazione nel corpo, ma piuttosto, l’obiettivo è identificare gli anticorpi monoclonali specifici che il corpo produce naturalmente quando incontra un virus, e quindi indurre il corpo a produrre quello che protegge da una specifica malattia. Questo potrebbe servire come uno scudo temporaneo che può durare mesi e che può quindi proteggere l’individuo dal patogeno fino a quando un vaccino non sarà scoperto e quindi prodotto.
Uno degli obiettivi del programma DARPA è quello di accelerare il processo di scoperta.
Responsabile della ricerca è la dott.ssa Amy Jenkins che è entrata a far parte della DARPA come responsabile del programma presso l’ufficio delle tecnologie biologiche (BTO) nel giugno 2019. I suoi interessi includono lo sviluppo di piattaforme per combattere le minacce di malattie infettive e nuovi metodi di produzione per consentire una risposta rapida.
Infatti, tra questi c’è il programma Prometheus che mira a migliorare la prontezza militare e forzare la salute attraverso lo sviluppo di un prognostico che può determinare se un individuo è contagioso prima che mostri sintomi di malattia. L’obiettivo di DARPA è quello di sviluppare un test molecolare per determinare se è probabile che un individuo diffonda la malattia in seguito all’esposizione a un agente infettivo e prevedere entro 24 ore dall’esposizione se l’individuo diventerà contagioso. Tale capacità di prevedere la contagiosità consentirebbe una pianificazione e una concentrazione specifiche delle risorse per prevenire la diffusione di una malattia da un individuo a una popolazione all’interno di contesti confinati e di spazi ristretti tipici delle operazioni militari.
La dottoressa Jenkins sta testando i pochissimi campioni a disposizione di cellule B su alcuni pazienti compresi tra i cinque e i dieci e se un paziente avesse una risposta immunitaria solida sarebbe fantastico se non lo facesse perché alcune persone rispondono in modo diverso allora sarà difficile trovare un anticorpo. Dati preliminari suggeriscono che potrebbero essere presenti anticorpi. La dottoressa è ottimista ma cauta sul fatto che gli anticorpi siano presenti.
Il secondo obiettivo sarà quello di accelerare la consegna degli anticorpi fabbricati. Come i vaccini, gli anticorpi vengono prodotti nei bioreattori, sostanzialmente una gigantesca e complessa coltura cellulare che svolge il ruolo del corpo umano.
Jenkins e i suoi collaboratori stanno cercando di inventare un nuovo modo di produrre anticorpi su larga scala usando il codice RNA e DNA di quei Covid-19.
Quando tale RDA o DNA viene iniettato in un paziente, inizia a funzionare immediatamente, aiutando le persone sanitarie a scongiurare il virus e forse anche funzionando per curare anche i malati.
La speranza è che il corpo sia in grado di costruire la risposta stessa. In sostanza, il corpo diventa il bioreattore. Poiché l’RNA e il DNA sono molto più facili da produrre rispetto a un vaccino tradizionale, la speranza è di ridurre drasticamente i tempi di produzione.
La tempistica di produzione si è ridotta e occorrono almeno 90 giorni per produrre un RNA oggi.
L’obiettivo più immediato per l’epidemia di COVID -19 è scoprire gli anticorpi che sono rilevanti per la malattia e quindi produrre quelli in un bioreattore tradizionale. E questo ovviamente si spera rapidamente.
Questo è quanto avviene negli Stati Uniti d’America. E Noi in Italia e in Europa?
Noi continuiamo con una visione miope ed egoistica dell’Unione europea che di fronte ai problemi del Coronavirus, dell’immigrazione non fa altro che stanziare qualche soldo, cioè fa finta di fare qualcosa allo scopo di non fare nulla. Un’ Unione europea che con il suo balbettio e nel suo riuscire a mancare puntualmente tutti gli appuntamenti decisivi – forse storici – per fare il salto di qualità è diventata un qualcosa di veramente imbarazzante.
La mancanza di leadership e di una visione unitaria minaccia di renderla un organismo sempre più ingombrante per le cose facili e sempre più inutile per quelle difficili. Un vuoto ammasso di egoismi nazionali, in primis quello da parte francese che ancora crede nella Grande Francia in grado di trainare l’Europa e di poter ancora colonizzare l’Italia.
E’ evidente che un conto è bacchettare qualche politico nostrano o tirare le orecchie a qualche sindacalista e un conto è affrontare a muso duro alcuni capi di stato europei come la Merkel.
Siamo davvero arrivati al capolinea? Finita la corsa della modernizzazione post industriale? Finiti i manager? Finiti i politici?
Bisogna cominciare a dire la verità e che l’Italia intera ascolti a reti unificate, cioè bisogna raccontare per filo e per segno degli sprechi pazzeschi e delle disfunzioni che sono diventate la regola principale nelle amministrazioni pubbliche, per non parlare degli scarsi investimenti nella Ricerca e Sviluppo nel settore militare per poter beneficiare successivamente delle scoperte nel campo civile, come è avvenuto sempre.
Avere il coraggio di dire che le privatizzazioni sono state un’autentica truffa ai danni del popolo italiano. Iniziare a dire che dalle elementari all’università tutte le sciocchezze ideologiche e tutte le «fumisterie» parademocratiche che ci hanno attraversato dagli anni 1968 in poi sono state scaricate nel nostro sistema scolastico con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti: una gioventù senza educazione civica.
Cominciare a puntare i piedi e dire ai signori dell’Unione europea che l’Italia non intende più sopportare questa situazione di crisi economica, che non è la Nazione degli appestati, che non è il Paese di Bengodi e che non intende rimanere con le mani in mano visto che non fate nulla di più del quasi niente che vi proponete di fare, ed è per questo – con profondo rammarico – sospendiamo qualsiasi tipo di finanziamento, anche quello ordinario all’Unione e alle sue attività.
Vediamo se cominciano a capire a Bruxelles che aria tira a Roma….