(AGENPARL) - Roma, 6 Novembre 2026 - OpenAI data center: il rapporto tra le grandi infrastrutture dell’intelligenza artificiale e le comunità americane entra in una nuova fase dopo le elezioni di metà mandato. Il 5 novembre OpenAI, la società che sviluppa ChatGPT, ha annunciato che non utilizzerà più accordi di riservatezza con i funzionari pubblici coinvolti nelle trattative per i futuri centri di calcolo di sua proprietà e gestione. La decisione fa parte di un programma che comprende nuovi impegni sui costi dell’elettricità, sull’impiego delle risorse idriche e sulla pubblicazione delle informazioni relative ai progetti. L’annuncio arriva mentre negli Stati Uniti l’opposizione alla costruzione di grandi data center è diventata una questione elettorale, con numerose comunità che chiedono limiti, controlli e maggiori garanzie economiche.
Il documento, denominato National Community Compact, è stato presentato insieme a un Compute Campus Policy Blueprint, una proposta rivolta ai legislatori federali, statali e locali. OpenAI intende applicare il primo ai futuri campus informatici che possiederà e gestirà direttamente, mentre con il secondo chiede l’introduzione di regole più ampie per l’intero settore. La distinzione è importante: gli impegni aziendali riguardano una categoria specifica di infrastrutture, mentre le norme proposte richiederebbero l’intervento delle istituzioni.
La fine degli accordi di riservatezza con i funzionari pubblici
L’aspetto più rilevante dell’annuncio riguarda gli accordi di non divulgazione, conosciuti come NDA, che possono limitare la diffusione di informazioni durante le trattative tra imprese e amministrazioni pubbliche. OpenAI ha dichiarato che non ricorrerà più a questi strumenti nei rapporti con i funzionari pubblici per i futuri data center di proprietà e gestione diretta.
La società manterrà eccezioni circoscritte per informazioni relative alla sicurezza, segreti commerciali e dati riservati di natura industriale o concorrenziale. L’impegno riguarda dunque la trasparenza delle trattative pubbliche, senza comportare la divulgazione indiscriminata di ogni informazione aziendale.
La questione degli NDA assume particolare rilievo perché la realizzazione di un grande centro di calcolo può richiedere accordi con amministrazioni locali, società elettriche, autorità di regolazione e proprietari dei terreni. Queste decisioni incidono sulla disponibilità di energia, sull’utilizzo del territorio, sulle infrastrutture e, in alcuni casi, sulle agevolazioni fiscali concesse agli investitori. La possibilità per i cittadini di conoscere i termini degli accordi è diventata una delle principali richieste dei comitati contrari ai progetti.
Il nuovo programma prevede anche che ogni futuro campus direttamente gestito da OpenAI disponga di un accordo locale con la comunità interessata. I residenti dovrebbero essere coinvolti nelle fasi iniziali della progettazione, ricevere informazioni sugli interventi previsti e disporre di un referente per tutta la durata delle attività. L’azienda promette inoltre una rendicontazione pubblica annuale sull’attuazione degli impegni.
Elettricità, OpenAI promette di sostenere tutti i costi aggiuntivi
Un secondo punto riguarda il costo dell’energia. I data center destinati all’intelligenza artificiale richiedono grandi quantità di elettricità per alimentare i processori, mantenere operative le reti informatiche e raffreddare le apparecchiature. La loro espansione può comportare la necessità di costruire nuove linee di trasmissione, potenziare le sottostazioni e aumentare la capacità della rete.
OpenAI ha dichiarato che pagherà integralmente l’elettricità consumata dai propri futuri campus e le infrastrutture necessarie a servirli. L’obiettivo annunciato è impedire che i costi aggiuntivi vengano trasferiti alle famiglie e alle imprese già collegate alla rete elettrica locale.
Il programma prevede anche garanzie finanziarie da presentare prima dell’avvio delle spese più consistenti. Queste dovrebbero proteggere gli altri utenti nel caso in cui un progetto venga ridimensionato, rinviato o cancellato dopo che siano stati programmati investimenti per soddisfarne la domanda energetica.
La società propone inoltre che le autorità di regolazione impongano obblighi analoghi ai grandi consumatori industriali di elettricità. Si tratta di un passaggio che sposta il confronto dal singolo investimento alla distribuzione dei costi dell’espansione tecnologica: chi costruisce un’infrastruttura ad alta intensità energetica dovrebbe sostenere le spese aggiuntive necessarie al suo funzionamento.
Acqua, rumore e impatto ambientale: i dati dovranno essere pubblici
Il piano comprende anche la gestione delle risorse idriche. Alcuni sistemi di raffreddamento dei data center utilizzano quantità significative d’acqua, un elemento che ha alimentato contestazioni soprattutto nelle aree soggette a stress idrico o interessate da una rapida crescita industriale.
OpenAI ha annunciato che predisporrà un piano di gestione dell’acqua per ciascun campus, privilegiando dove possibile sistemi di raffreddamento a circuito chiuso o a basso consumo. La società si è impegnata a pubblicare i dati relativi all’utilizzo di acqua ed elettricità per ogni struttura interessata dal programma.
Saranno inoltre resi disponibili i piani di costruzione e gli studi indipendenti sull’impatto acustico prima dell’entrata in funzione degli impianti, con aggiornamenti annuali successivi. Le informazioni dovrebbero consentire ai residenti di valutare gli effetti dei cantieri e dell’attività ordinaria, compresi il rumore delle apparecchiature e le trasformazioni del territorio.
Il programma include infine impegni sull’occupazione. OpenAI prevede di pubblicare le stime dei posti di lavoro generati dai progetti e di rendicontare assunzioni e apprendistati, collaborando con organizzazioni sindacali, istituti di formazione e imprese locali.
Le elezioni americane e il voto contro i data center
L’annuncio arriva due giorni dopo le elezioni di metà mandato del 3 novembre, nelle quali la costruzione di nuove infrastrutture per l’intelligenza artificiale è diventata un tema di confronto politico in numerosi Stati e amministrazioni locali.
Secondo Reuters, sulla base dei dati di Ballotpedia, 40 delle 41 consultazioni locali relative ai data center hanno prodotto risultati contrari ai progetti. Il dato evidenzia la diffusione delle contestazioni, che riguardano soprattutto l’aumento della domanda elettrica, l’utilizzo dell’acqua, l’occupazione del territorio e i possibili effetti sulle bollette.
Anche diverse campagne elettorali hanno dato spazio alla richiesta di regole più severe. I candidati favorevoli a limitare o sospendere nuove autorizzazioni hanno ottenuto risultati significativi, mentre il settore tecnologico si prepara a confrontarsi con amministrazioni più attente alle ricadute locali degli investimenti.
OpenAI ha precisato che gli impegni annunciati erano in preparazione da mesi e non sono stati elaborati in risposta immediata ai risultati elettorali. La loro pubblicazione coincide tuttavia con una fase nella quale la contestazione dei data center ha assunto una dimensione politica nazionale.
La crescita delle infrastrutture per l’intelligenza artificiale, sostenuta negli ultimi anni da investimenti di dimensioni eccezionali, si trova così davanti a una questione che non riguarda soltanto la disponibilità di capitale o la capacità tecnologica: ottenere l’approvazione delle comunità nelle quali gli impianti dovrebbero essere costruiti.
Dalle proteste locali alle conseguenze per Wall Street
Il cambiamento del clima politico ha avuto ripercussioni anche sui mercati finanziari. Dopo il voto americano, gli investitori hanno rivisto le prospettive di alcune società legate alla costruzione dei data center, temendo che nuove restrizioni possano rallentare le autorizzazioni e aumentare i costi dei progetti.
La correzione ha coinvolto produttori di semiconduttori, fornitori di energia e imprese specializzate nelle infrastrutture di calcolo. La domanda di processori avanzati e servizi cloud dipende infatti, in misura crescente, dalla possibilità di realizzare nuovi impianti capaci di ospitare migliaia di server e di garantirne l’alimentazione elettrica.
Il rapporto tra politica locale e mercati globali è diventato quindi più diretto. Una decisione presa da un’amministrazione municipale o da un’autorità statale può influire sui tempi di costruzione di un centro dati e, attraverso la filiera degli investimenti, sulle aspettative economiche di società quotate in Borsa.
L’annuncio di OpenAI si inserisce in questo contesto. La società cerca di definire condizioni che rendano più prevedibile il rapporto con le comunità, mentre chiede ai legislatori di trasformare alcuni degli impegni volontari in obblighi applicabili all’intero settore.
Il nodo delle infrastrutture gestite dai partner
Resta una questione centrale per valutare la portata effettiva del programma: gli impegni del National Community Compact si applicano ai futuri campus che OpenAI possiederà e gestirà direttamente.
Il settore dell’intelligenza artificiale utilizza però anche strutture costruite, finanziate o amministrate da altre imprese. La distinzione è rilevante perché una parte della capacità di calcolo necessaria ai grandi modelli viene fornita attraverso accordi commerciali e partnership infrastrutturali.
La testata specializzata Data Center Dynamics ha evidenziato che non è ancora chiaro in quale misura le nuove condizioni possano estendersi ai centri dati sviluppati con partner o utilizzati attraverso contratti di fornitura di capacità informatica. L’efficacia complessiva del programma dipenderà anche dalla sua applicazione ai singoli progetti e dalla possibilità per le comunità di verificare i risultati annunciati.
Il Compute Campus Policy Blueprint affronta proprio il problema delle regole comuni. OpenAI propone che le autorità impongano la pubblicazione delle informazioni ambientali, limiti rigorosi agli accordi di riservatezza con i funzionari pubblici e maggiore trasparenza sulle agevolazioni fiscali. Il documento suggerisce inoltre che gli incentivi concessi dalle amministrazioni siano collegati a impegni misurabili, con la possibilità di recuperare i benefici qualora le condizioni non vengano rispettate.
La Cina accelera sui data center e punta sui semiconduttori nazionali
Mentre negli Stati Uniti cresce la pressione politica sulle grandi infrastrutture dell’intelligenza artificiale, la Cina sta preparando un’espansione coordinata della propria capacità di calcolo. Secondo quanto riferito da Bloomberg e ripreso da Reuters il 9 giugno, Pechino sta elaborando un piano da circa 2.000 miliardi di yuan, equivalenti a 295 miliardi di dollari, da destinare nell’arco di cinque anni alla costruzione di una rete nazionale di data center interconnessi. Il progetto, ancora in fase di definizione, prevede un ruolo centrale delle imprese pubbliche delle telecomunicazioni e un ampio ricorso a tecnologie sviluppate da produttori cinesi.
La strategia industriale di Pechino punta anche a ridurre la dipendenza dai semiconduttori americani. Secondo i dati IDC riportati da Reuters in ottobre, la quota di Nvidia nel mercato cinese degli acceleratori per l’intelligenza artificiale è scesa al 34% nel primo semestre del 2026, mentre Huawei ha raggiunto il 28%. Le restrizioni statunitensi alle esportazioni hanno contribuito a modificare gli equilibri del mercato, ma anche le autorità cinesi stanno incoraggiando l’utilizzo di componenti nazionali.
Il 5 novembre Reuters ha inoltre riferito che circa 600.000 chip Nvidia H200 erano depositati a Hong Kong in attesa delle autorizzazioni per l’importazione su larga scala nella Cina continentale. La situazione riflette la complessità del confronto tecnologico: le imprese cinesi continuano a richiedere processori americani avanzati, mentre Pechino cerca di rafforzare i produttori locali e di limitare la dipendenza da fornitori esteri.
Emergono così due dinamiche parallele. Negli Stati Uniti la costruzione dei data center incontra una crescente opposizione delle comunità, che chiedono garanzie su costi, risorse e trasparenza. In Cina, invece, l’espansione delle infrastrutture di calcolo è inserita in una strategia nazionale di politica industriale e autonomia tecnologica. Per le aziende americane, il confronto si sviluppa quindi su due fronti: ottenere consenso e autorizzazioni nel mercato interno e mantenere la propria posizione nella competizione internazionale.
L’intelligenza artificiale entra nella politica del territorio
La vicenda mostra come lo sviluppo dell’intelligenza artificiale stia diventando una questione di governo del territorio. I grandi modelli informatici dipendono da infrastrutture fisiche che consumano energia, richiedono collegamenti alla rete, utilizzano risorse e modificano le economie locali.
Le amministrazioni sono chiamate a valutare gli investimenti promessi dalle aziende insieme ai loro effetti sulle bollette, sull’ambiente e sui servizi pubblici. Per le imprese tecnologiche, la disponibilità di finanziamenti e processori non è più sufficiente a garantire la realizzazione dei progetti.
Con l’annuncio del 5 novembre, OpenAI riconosce la centralità di questo confronto e propone un modello fondato su maggiori informazioni pubbliche, responsabilità economiche e coinvolgimento dei residenti. La scelta di rinunciare agli accordi di riservatezza con i funzionari pubblici rappresenta il cambiamento più visibile, ma la questione decisiva sarà la traduzione degli impegni in condizioni verificabili nei singoli territori.
Dopo il voto americano, il futuro dei data center non dipende più soltanto dalle strategie delle grandi società tecnologiche. Anche le comunità chiamate a ospitarli stanno acquisendo un ruolo crescente nelle decisioni che determineranno la prossima fase dell’espansione dell’intelligenza artificiale.
