(AGENPARL) - Roma, 2 Novembre 2026 - Gruppo Poste, la sfida è creare sviluppo e tutelare il lavoro.
Claudio Solfaroli Camillocci, segretario generale aggiunto UILFPC: «Dalle riorganizzazioni all’integrazione con TIM servono investimenti, garanzie occupazionali e confronto sindacale. Il Gruppo resti sotto controllo pubblico»
Il Gruppo Poste Italiane può contare su un bilancio solido e su risultati economici in crescita, ma sta attraversando una fase di profonde trasformazioni, tra riorganizzazioni, integrazione con TIM e nuove sfide legate all’innovazione. «La crescita va misurata anche sulla qualità del lavoro, sui carichi, sui servizi e sul potere d’acquisto delle persone», afferma Claudio Solfaroli Camillocci, segretario generale aggiunto UILFPC.
L’integrazione con TIM rappresenta una sfida industriale di grande rilievo. Poste detiene circa l’87% del capitale di TIM e dal 30 settembre ne esercita la direzione e il coordinamento; le sinergie stimate dall’azienda ammontano a circa 700 milioni di euro l’anno. «L’operazione può rafforzare la capacità industriale italiana e, in prospettiva, quella del Paese di competere in Europa. È corretto chiedersi come l’acquisizione inciderà sulla solidità del Gruppo, sulle risorse disponibili per gli investimenti e sulle prospettive del rinnovo contrattuale. Poste parte da risultati robusti, ma l’integrazione con TIM comporta responsabilità e costi. Deve creare valore industriale nel lungo periodo, senza ridurre gli investimenti nei servizi postali, nella logistica, nella rete degli uffici e nel lavoro, e valorizzando le professionalità con ricadute positive per lavoratrici, lavoratori, cittadini e imprese».
«È urgente – sottolinea Solfaroli Camillocci – aprire un tavolo specifico sull’integrazione tra Poste e TIM per esaminare le scelte industriali e organizzative, le sinergie, l’occupazione, l’indotto, la formazione e lo sviluppo delle competenze. La necessità di un confronto preventivo è evidente anche alla luce della sperimentazione “Shop in Shop” annunciata da Poste per novembre nell’ufficio postale di Roma San Silvestro, con uno spazio TIM presidiato da personale della stessa TIM. Prima dell’avvio occorre discutere obiettivi, modalità e ricadute sull’organizzazione degli uffici e sul lavoro. La sperimentazione va verificata con il sindacato e non deve diventare il presupposto per estensioni automatiche».
Il nuovo piano industriale di Poste è atteso nel primo trimestre del 2027. «Il confronto deve iniziare prima della presentazione – prosegue Solfaroli Camillocci – per consentire alle organizzazioni sindacali di incidere sulle strategie e sulle ricadute occupazionali». Sul futuro assetto del Gruppo, Solfaroli Camillocci richiama il valore del controllo pubblico: «Poste deve restare sotto controllo pubblico. È una condizione essenziale perché le scelte industriali guardino al lungo periodo, tutelino la funzione sociale dell’azienda e preservino la sua presenza capillare sul territorio. Per questo siamo contrari a ogni ulteriore privatizzazione».
Anche le riorganizzazioni in Poste richiedono verifiche e garanzie. In Mercato Privati, l’intesa del 23 luglio 2026 ha accompagnato la riorganizzazione senza chiusure di uffici postali e con la rete sostanzialmente invariata. «È un risultato importante – ribadisce Solfaroli Camillocci – perché la capillarità è un valore per i cittadini e le comunità, oltre a essere una componente essenziale del ruolo sociale di Poste. Ora occorre monitorare gli effetti del nuovo modello per zone e della revisione della classificazione degli uffici su organici, carichi, formazione e ricollocazioni». L’intesa prevede inoltre 6.300 interventi di politiche attive nel 2026-2027, con 5.000 assunzioni, 700 trasformazioni da part-time a tempo pieno e 600 sviluppi interni verso la sportelleria. «Gli impegni vanno attuati nei tempi previsti, rafforzando la rete e garantendo un’organizzazione sostenibile».
Solfaroli Camillocci richiama anche le questioni aperte nella logistica e nel recapito: «Servono organici adeguati e carichi equilibrati, accompagnando la crescita dei pacchi e della Rete Corriere e seguendo il percorso di stabilizzazione dei lavoratori a tempo determinato. Va inoltre affrontato l’adeguamento dei rimborsi per le trasferte, affinché il costo dei carburanti non ricada sul reddito dei dipendenti. Occorre anche verificare l’impatto delle trasformazioni digitali, compresa la riorganizzazione della DTO e la sperimentazione sulla gestione automatizzata delle chiamate».
Nel tavolo specifico sull’integrazione tra Poste e TIM dovrà trovare spazio anche l’eventuale partecipazione delle due aziende alla candidatura italiana per una Gigafactory europea per l’intelligenza artificiale. «La gara è ancora in corso e ruoli, investimenti e assetto del progetto sono da definire. Sarà importante valutarne le ricadute industriali, occupazionali e sulle competenze».
In conclusione, Solfaroli Camillocci afferma: «Le trasformazioni in corso richiedono relazioni industriali trasparenti, informazioni complete e tempestive e un confronto capace di incidere sulle decisioni. La capacità delle organizzazioni sindacali di costruire iniziative condivise attorno a obiettivi chiari può rafforzare le richieste su occupazione, salari, formazione, qualità dei servizi e innovazione. La crescita del Gruppo deve tradursi in sviluppo, diritti, servizi migliori e recupero del potere d’acquisto. Controllo pubblico, sviluppo industriale e riconoscimento economico di chi lavora devono procedere insieme».
