(AGENPARL) - Roma, 2 Novembre 2026 - Berna punta a rafforzare i rapporti economici con Asia e America Latina per proteggere la propria prosperità dalle tensioni geopolitiche, dai dazi e dalle crescenti rivalità tra grandi potenze. Dopo il nuovo accordo di libero scambio con la Cina, Parmelin ribadisce che la Svizzera non intende allontanarsi dall’Unione Europea e dagli Stati Uniti. L’obiettivo è ampliare i mercati di esportazione e rafforzare la resilienza dell’economia elvetica.
La Svizzera prepara una nuova fase della propria strategia economica internazionale, puntando sulla diversificazione delle relazioni commerciali per ridurre le vulnerabilità derivanti dalla crescente instabilità geopolitica e dall’utilizzo del commercio come strumento di pressione tra Stati.
Lunedì 2 novembre 2026, il presidente della Confederazione svizzera Guy Parmelin ha dichiarato che Berna intende ampliare e rafforzare le proprie partnership economiche con Asia e America Latina, senza compromettere i rapporti privilegiati con l’Unione Europea e gli Stati Uniti.
La posizione è stata illustrata durante una conferenza stampa con giornalisti stranieri nella capitale federale, pochi giorni dopo la firma dell’accordo commerciale rafforzato tra Svizzera e Cina.
Durante la conferenza stampa del 2 novembre, Parmelin ha avvertito che le tradizionali relazioni economiche internazionali stanno attraversando una fase di profonda trasformazione.
Il presidente ha sottolineato che gli scambi commerciali vengono sempre più condizionati da considerazioni geopolitiche e che le dipendenze economiche possono essere utilizzate dagli Stati come strumenti di influenza e pressione.
Il messaggio è particolarmente importante per la Svizzera, un Paese che dispone di un mercato interno relativamente piccolo ma di un’economia fortemente integrata nel commercio internazionale.
Farmaceutica, industria chimica, macchinari di precisione, orologeria, servizi finanziari e tecnologie avanzate dipendono in misura significativa dall’accesso ai mercati esteri.
Per questo motivo, secondo Parmelin, la risposta alle tensioni globali non deve essere la chiusura economica, bensì la costruzione di una rete più ampia e diversificata di accordi commerciali.
Il presidente ha riassunto questa posizione con un concetto preciso: per la Svizzera, l’isolazionismo non rappresenta un’alternativa praticabile, ma nemmeno l’inazione può essere considerata una soluzione.
La strategia di Berna si fonda quindi su un equilibrio delicato: rafforzare l’apertura internazionale, ridurre la concentrazione dei rischi e preservare contemporaneamente le relazioni con i partner tradizionali.
Parmelin avverte: l’ordine economico internazionale è sotto pressione
Durante l’incontro con la stampa estera, Guy Parmelin ha descritto un contesto internazionale nel quale la prevedibilità degli scambi commerciali appare sempre più compromessa.
Secondo il presidente svizzero, l’economia mondiale sta attraversando una fase in cui le relazioni commerciali sono progressivamente influenzate dalla competizione strategica tra potenze.
Le tariffe doganali, le restrizioni tecnologiche, i controlli sulle esportazioni e le politiche industriali nazionali stanno assumendo un’importanza crescente.
In questo scenario, la dipendenza economica da un numero limitato di mercati può trasformarsi in una vulnerabilità.
Parmelin ha dichiarato che le relazioni commerciali vengono messe in discussione e che le dipendenze economiche sono sempre più utilizzate come strumenti di potere.
Il presidente ha quindi ribadito la centralità del commercio internazionale per la prosperità elvetica.
La Svizzera non dispone delle dimensioni economiche e demografiche necessarie per sostenere una strategia di autosufficienza generalizzata.
Le imprese svizzere dipendono dall’esportazione di beni e servizi ad alto valore aggiunto, mentre numerosi settori produttivi hanno bisogno di componenti, materie prime e tecnologie provenienti dall’estero.
La diversificazione commerciale viene quindi presentata come una forma di protezione economica.
Distribuire gli scambi tra più partner può ridurre l’impatto di eventuali restrizioni introdotte da un singolo mercato, pur senza eliminare del tutto i rischi.
La strategia non consiste nel sostituire una dipendenza con un’altra, ma nell’ampliare le alternative disponibili.
La svolta con Pechino: firmato il nuovo accordo di libero scambio Svizzera-Cina
Il principale risultato recente della strategia svizzera è rappresentato dall’accordo commerciale rafforzato con la Cina.
Venerdì 30 ottobre 2026, Guy Parmelin ha incontrato il presidente cinese Xi Jinping a Pechino, in occasione di una visita ufficiale dedicata al rafforzamento delle relazioni bilaterali.
Durante l’incontro sono stati firmati diversi accordi, tra cui l’aggiornamento del trattato di libero scambio esistente tra i due Paesi.
Secondo il comunicato ufficiale pubblicato dal governo svizzero il 30 ottobre, la nuova intesa amplia le opportunità commerciali e gli investimenti, introducendo anche disposizioni più avanzate sulla sostenibilità e sulla cooperazione scientifica.
L’accordo originario tra Svizzera e Cina era entrato in vigore nel 2014.
La revisione è stata negoziata per adattare il quadro commerciale alle nuove esigenze delle imprese e per correggere alcuni squilibri nell’accesso ai rispettivi mercati.
Come ricostruito da Reuters il 30 ottobre, l’intesa rappresenta un segnale contrario alla crescente tendenza internazionale verso il protezionismo.
Pechino ha presentato il nuovo accordo come una dimostrazione della propria disponibilità a mantenere aperti i rapporti economici con i partner europei.
Berna lo considera invece uno strumento per rafforzare le possibilità di esportazione e migliorare la competitività delle aziende svizzere.
L’accordo è stato firmato, ma la sua piena applicazione resta collegata alle procedure di approvazione e attuazione previste dalle parti.
Il dato decisivo: il 99,8% delle esportazioni svizzere potrà entrare in Cina senza dazi
L’elemento economicamente più rilevante dell’accordo riguarda la riduzione delle barriere tariffarie.
Secondo la Segreteria di Stato dell’economia svizzera, SECO, la versione precedente dell’accordo garantiva l’accesso senza dazi a circa la metà delle esportazioni svizzere verso la Cina.
Con l’intesa rafforzata, il trattamento preferenziale dovrebbe estendersi al 99,8% delle attuali esportazioni svizzere, secondo le condizioni e i tempi previsti dal trattato.
Accesso senza dazi delle esportazioni svizzere al mercato cinese
Accordo precedente
~50%
Quota di esportazioni svizzere esente da dazi
Nuovo accordo
99,8%
Quota prevista di esportazioni esente da dazi
Fonte: SECO, conclusione dei negoziati per il nuovo accordo Svizzera-Cina, 20 agosto 2026. Il beneficio è soggetto all’attuazione delle disposizioni dell’accordo.
La differenza è notevole.
La revisione mira a rendere più conveniente l’esportazione verso il mercato cinese di numerosi prodotti svizzeri, migliorando le condizioni competitive rispetto alle imprese di Paesi che non dispongono di un accordo equivalente.
Tra i settori interessati figurano l’orologeria, l’industria farmaceutica e chimica, i macchinari, gli strumenti di precisione e alcuni prodotti alimentari.
Secondo un approfondimento pubblicato da The Local Switzerland, l’aggiornamento prevede anche la rimozione dei dazi su prodotti come orologi, formaggi e caffè svizzeri.
Rimangono tuttavia alcune imposte interne applicabili a particolari categorie di beni, come la tassa cinese sui consumi di lusso relativa agli orologi.
L’eliminazione dei dazi doganali non significa quindi necessariamente la scomparsa di ogni costo fiscale o regolatorio.
Inoltre, il beneficio economico concreto dipenderà anche dalle regole di origine, dagli standard tecnici e dalla capacità delle imprese di utilizzare le agevolazioni previste.
Non soltanto merci: l’accordo con la Cina riguarda investimenti, ricerca e sostenibilità
La nuova intesa commerciale non si limita alla riduzione dei dazi.
Il governo svizzero ha confermato l’introduzione di disposizioni dedicate ai servizi, agli investimenti, alla cooperazione tecnologica e alle relazioni scientifiche.
Nel comunicato del Dipartimento federale degli affari esteri viene sottolineato che i due Paesi hanno firmato anche un accordo sulla cooperazione in materia di ricerca e sviluppo.
Uno degli obiettivi è introdurre maggiore certezza giuridica nello scambio transfrontaliero dei dati scientifici.
La questione assume particolare rilevanza per le università, i centri di ricerca e le imprese tecnologiche svizzere che collaborano con partner cinesi.
L’accordo commerciale comprende inoltre un capitolo giuridicamente vincolante dedicato al commercio e allo sviluppo sostenibile.
Le disposizioni riguardano la tutela dell’ambiente e dei diritti dei lavoratori.
Nell’intervista concessa all’emittente pubblica svizzera SRF il 30 ottobre, Parmelin ha sottolineato l’importanza dei meccanismi previsti per verificare l’applicazione delle regole.
Il presidente ha spiegato che le eventuali controversie potranno essere affrontate attraverso organismi congiunti e, in determinati casi, mediante un gruppo indipendente di esperti.
Secondo Parmelin, la componente relativa alla sostenibilità rappresenta uno dei risultati più rilevanti della trattativa.
La presenza di regole scritte costituisce però soltanto il primo passaggio.
L’efficacia delle disposizioni dipenderà dalla loro effettiva applicazione e dalla capacità delle parti di intervenire in caso di violazioni.
I rapporti con la Cina non sono privi di rischi
Il rafforzamento della cooperazione commerciale con Pechino offre opportunità economiche, ma presenta anche interrogativi strategici.
La Cina è un mercato enorme, caratterizzato da una forte domanda di tecnologie avanzate, prodotti di qualità e servizi specializzati.
Allo stesso tempo, il sistema economico cinese presenta caratteristiche differenti rispetto a quello svizzero, compreso un ruolo rilevante dello Stato nella pianificazione industriale.
Le imprese straniere possono incontrare ostacoli regolatori, condizioni di accesso complesse e restrizioni in alcuni settori.
Nell’intervista pubblicata da SRF, Parmelin ha riconosciuto che persistono barriere commerciali nel mercato cinese.
Il presidente ha dichiarato di aver affrontato questi problemi direttamente con il ministro cinese del Commercio Wang Wentao.
La Svizzera spera che il nuovo accordo renda più semplice discutere le restrizioni e ottenere miglioramenti.
Restano inoltre le questioni dei diritti umani, della sicurezza tecnologica e della gestione dei dati.
Il comunicato ufficiale del governo svizzero conferma che Berna e Pechino mantengono un dialogo bilaterale su numerosi ambiti politici, compresi i diritti umani.
L’ultimo incontro dedicato specificamente a questo tema si è svolto a Berna il 19 e 20 ottobre 2026.
La strategia svizzera cerca quindi di combinare l’apertura commerciale con il mantenimento di canali diplomatici su questioni politiche sensibili.
India: un mercato strategico per la crescita delle imprese svizzere
La Cina non rappresenta l’unico pilastro della diversificazione asiatica.
Un ruolo sempre più importante viene attribuito all’India, uno dei principali mercati emergenti del mondo.
La Svizzera ha già concluso, insieme agli altri Stati dell’Associazione europea di libero scambio, un accordo di partenariato commerciale ed economico con Nuova Delhi.
L’intesa è entrata in vigore il 1° ottobre 2025.
Secondo la documentazione ufficiale della SECO sull’accordo EFTA-India, il trattato comprende disposizioni relative al commercio di beni, ai servizi, agli investimenti e alla cooperazione economica.
L’accordo offre nuove opportunità per aziende attive nella meccanica, nella farmaceutica, nella tecnologia, nella finanza e in altri comparti produttivi.
La crescente dimensione del mercato indiano rende il Paese particolarmente interessante per la Svizzera.
L’espansione della classe media, l’industrializzazione e lo sviluppo delle infrastrutture possono generare domanda per beni e servizi ad alto valore aggiunto.
Il mercato indiano presenta tuttavia anche difficoltà, tra cui procedure amministrative complesse, differenze normative e forti pressioni concorrenziali.
La strategia svizzera mira ad affrontare questi ostacoli attraverso un quadro commerciale più stabile.
Nel lungo periodo, una maggiore presenza in India potrebbe ridurre la concentrazione geografica delle esportazioni e ampliare le opportunità per le imprese.
Thailandia e Vietnam: il Sud-est asiatico diventa sempre più importante
La diversificazione svizzera riguarda anche il Sud-est asiatico.
L’area comprende economie industriali e commerciali in crescita, inserite nelle principali catene internazionali di produzione.
La Thailandia è uno dei mercati con i quali la Svizzera ha rafforzato più recentemente i rapporti.
Il 23 gennaio 2025 è stato firmato un accordo di libero scambio tra gli Stati EFTA e Bangkok.
La SECO ha pubblicato la documentazione relativa all’intesa con la Thailandia, che comprende disposizioni sul commercio di beni, i servizi finanziari, le telecomunicazioni, il turismo e il trasporto marittimo.
Il Vietnam rappresenta un’altra direttrice importante.
Secondo la documentazione ufficiale della SECO, i negoziati tra EFTA e Vietnam si sono conclusi il 2 luglio 2026 e l’accordo è stato firmato il 18 ottobre.
L’intesa punta a migliorare le condizioni degli scambi e rafforzare la cooperazione con un’economia che negli ultimi anni ha assunto un ruolo crescente nelle catene produttive asiatiche.
Thailandia e Vietnam offrono opportunità differenti.
La Thailandia dispone di una base industriale consolidata nei settori automobilistico, elettronico e agroalimentare.
Il Vietnam ha registrato un forte sviluppo manifatturiero ed è diventato una destinazione importante per investimenti e attività produttive internazionali.
Per la Svizzera, rafforzare i rapporti con entrambi significa diversificare mercati di esportazione, fornitori e opportunità di investimento.
America Latina: l’accordo EFTA-Mercosur apre un mercato di 270 milioni di persone
Un altro pilastro della strategia commerciale riguarda il Sud America.
La Svizzera ha firmato, insieme agli altri Paesi EFTA, un accordo di libero scambio con il Mercosur, il blocco economico che comprende Brasile, Argentina, Paraguay e Uruguay.
Le trattative si sono concluse il 2 luglio 2025 e l’accordo è stato firmato il 16 settembre dello stesso anno.
Secondo la documentazione ufficiale della SECO sull’accordo EFTA-Mercosur, l’intesa riguarda un mercato di circa 270 milioni di consumatori.
Nel 2024, le esportazioni svizzere di merci verso i Paesi del Mercosur hanno superato i 4 miliardi di franchi, escludendo l’oro.
Le importazioni corrispondenti sono state pari a circa 762 milioni di franchi, sempre escludendo l’oro.
Il trattato punta a migliorare sensibilmente l’accesso delle imprese svizzere al mercato sudamericano.
Una volta completati i periodi di riduzione tariffaria previsti, circa il 96% delle esportazioni svizzere verso il Mercosur dovrebbe beneficiare dell’esenzione totale dai dazi.
L’accordo comprende anche disposizioni relative alla sostenibilità, alla protezione delle foreste, alla biodiversità e all’agricoltura.
Il riferimento alla tutela ambientale è particolarmente importante perché il commercio agricolo e l’utilizzo del territorio costituiscono questioni sensibili nei rapporti economici con il Sud America.
L’accordo deve inoltre completare le procedure interne necessarie alla sua piena applicazione.
La firma rappresenta quindi un passaggio fondamentale, ma non coincide automaticamente con l’entrata in vigore di tutte le agevolazioni previste.
Perché il Mercosur è importante per l’industria svizzera
Il mercato sudamericano può offrire nuove opportunità a numerosi comparti produttivi.
La Svizzera è specializzata nell’esportazione di beni ad alto valore aggiunto, spesso destinati a settori industriali e tecnologici avanzati.
Le imprese attive nei macchinari, nella farmaceutica, nella chimica e negli strumenti di precisione possono trovare nuove opportunità in economie caratterizzate da grandi mercati interni e programmi di investimento.
Il Brasile, in particolare, rappresenta una delle principali economie dell’America Latina.
L’Argentina offre opportunità nei settori industriali, energetici e agroalimentari, pur in presenza di importanti sfide economiche.
Paraguay e Uruguay rappresentano mercati più piccoli, ma rilevanti all’interno delle dinamiche commerciali regionali.
Per le imprese svizzere, la riduzione delle barriere tariffarie può rendere più competitivi prodotti che in precedenza incontravano costi di accesso elevati.
Il beneficio concreto dipenderà però anche dalla stabilità delle normative, dai tassi di cambio, dalle procedure doganali e dalle condizioni economiche dei singoli Paesi.
La diversificazione commerciale richiede infatti non soltanto la firma di accordi, ma anche investimenti, conoscenza dei mercati e capacità di adattamento.
Europa e Stati Uniti rimangono prioritari per Berna
Uno dei messaggi più importanti della conferenza stampa riguarda la continuità dei rapporti con i partner tradizionali.
Parmelin ha chiarito che l’espansione verso nuovi mercati non deve essere interpretata come un allontanamento dall’Europa o dagli Stati Uniti.
Il presidente ha ribadito che Berna intende aumentare i propri scambi con il mondo, senza ridurre deliberatamente quelli con i suoi principali partner.
La distinzione è fondamentale.
La Svizzera non sta annunciando una sostituzione dell’Unione Europea con la Cina o degli Stati Uniti con il Mercosur.
La strategia consiste piuttosto nell’ampliare la rete delle relazioni economiche, in modo che eventuali difficoltà con un partner possano essere compensate, almeno parzialmente, dalle opportunità presenti altrove.
L’Unione Europea rimane un mercato centrale per le imprese svizzere, grazie alla vicinanza geografica, alla forte integrazione industriale e agli accordi bilaterali.
Gli Stati Uniti rappresentano un partner importante per esportazioni, investimenti, ricerca e industria ad alta tecnologia.
Questi rapporti non possono essere facilmente sostituiti.
La diversificazione può però aumentare il margine di manovra economico e diplomatico della Confederazione.
I nuovi accordi con Bruxelles: la Svizzera vuole rafforzare anche il legame europeo
La politica commerciale svizzera verso l’Asia deve essere letta insieme agli sviluppi delle relazioni con l’Unione Europea.
Il 2 marzo 2026, Guy Parmelin e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen hanno firmato a Bruxelles il nuovo pacchetto di accordi bilaterali destinato a stabilizzare e aggiornare le relazioni tra la Svizzera e l’UE.
Secondo la documentazione pubblicata dal Dipartimento federale degli affari esteri, il pacchetto comprende disposizioni riguardanti il mercato interno, l’elettricità, la ricerca, la sanità e la sicurezza alimentare.
Il 13 marzo, il Consiglio federale ha trasmesso al Parlamento il messaggio relativo all’attuazione degli accordi.
L’obiettivo è rafforzare un sistema di cooperazione che da oltre venticinque anni rappresenta la base delle relazioni economiche tra la Confederazione e il mercato unico europeo.
Il nuovo pacchetto non è ancora completamente entrato in vigore e resta soggetto alle procedure parlamentari e agli eventuali passaggi democratici previsti dall’ordinamento svizzero.
La sua firma dimostra comunque che Berna considera ancora essenziale il rapporto con Bruxelles.
La strategia di diversificazione non mette quindi in discussione il ruolo dell’Unione Europea.
Al contrario, si sviluppa parallelamente a un tentativo di rendere più stabile e prevedibile la cooperazione economica con il principale spazio commerciale vicino alla Svizzera.
Le tensioni con Washington e il problema dei dazi americani
Le relazioni economiche con gli Stati Uniti hanno assunto particolare importanza nel dibattito svizzero dopo l’introduzione di nuove tariffe doganali americane.
Le misure commerciali adottate dall’amministrazione del presidente Donald Trump hanno creato incertezza per numerose imprese esportatrici.
Secondo la pagina ufficiale della SECO dedicata ai rapporti commerciali Svizzera-Stati Uniti, dal 24 luglio 2026 sono entrate in vigore nuove tariffe aggiuntive americane ai sensi della sezione 301 del Trade Act.
Le misure prevedono generalmente un livello tariffario complessivo del 12,5%, con modalità di calcolo che tengono conto dei dazi già esistenti.
Numerose categorie di prodotti sono esentate, mentre per alcuni comparti continuano ad applicarsi regimi settoriali specifici.
Le restrizioni riguardano un quadro normativo complesso, che comprende anche misure su acciaio, alluminio, rame e determinati prodotti farmaceutici.
Berna e Washington continuano a negoziare un accordo commerciale destinato a garantire condizioni più stabili alle imprese.
La questione è particolarmente importante per l’industria svizzera, che esporta negli Stati Uniti prodotti ad alto valore aggiunto e dispone di importanti investimenti nel mercato americano.
Le tensioni tariffarie rappresentano uno degli esempi più evidenti delle vulnerabilità richiamate da Parmelin.
Quando un grande partner modifica unilateralmente le condizioni di accesso al proprio mercato, le imprese esportatrici possono trovarsi esposte a costi improvvisi e difficili da prevedere.
La diversificazione commerciale mira anche a ridurre questo tipo di rischio.
La Svizzera non vuole scegliere tra Washington e Pechino
Il rafforzamento del partenariato con la Cina potrebbe essere interpretato come una risposta alle tensioni commerciali con gli Stati Uniti.
Berna, tuttavia, presenta la propria strategia in termini più ampi.
Il governo svizzero sostiene che il Paese debba mantenere buoni rapporti economici con tutte le principali aree del mondo, evitando di dipendere eccessivamente da un singolo mercato.
Secondo la ricostruzione di Reuters sull’accordo con Pechino, le nuove condizioni commerciali hanno suscitato attenzione anche negli Stati Uniti, dove alcuni osservatori hanno espresso preoccupazione per la possibilità che la Svizzera diventi una via indiretta per l’accesso di merci cinesi al mercato europeo.
Berna respinge questa interpretazione.
Le autorità svizzere hanno sostenuto che l’accordo con la Cina non modifica le regole di origine applicabili agli altri accordi commerciali e non trasforma automaticamente i prodotti cinesi in merci di origine svizzera.
La distinzione è importante perché i benefici tariffari derivanti dagli accordi di libero scambio sono normalmente subordinati a precise condizioni sull’origine dei prodotti.
La semplice importazione di una merce cinese in Svizzera non è sufficiente a conferirle origine svizzera.
La Confederazione intende quindi mantenere un sistema commerciale aperto senza compromettere i propri impegni con gli altri partner.
La neutralità svizzera e la nuova diplomazia economica
La strategia illustrata da Parmelin si collega anche alla tradizione diplomatica della Confederazione.
La neutralità svizzera costituisce un elemento storico della politica estera nazionale, ma non implica isolamento economico o assenza di relazioni internazionali.
La Svizzera partecipa attivamente alle organizzazioni multilaterali, mantiene accordi commerciali con numerosi Paesi e svolge spesso funzioni di mediazione diplomatica.
La diversificazione economica può rafforzare questa impostazione, consentendo a Berna di mantenere rapporti con partner che presentano sistemi politici e orientamenti geopolitici differenti.
Tuttavia, la neutralità non elimina gli obblighi derivanti dal diritto internazionale né risolve automaticamente i problemi posti dalle sanzioni, dalla sicurezza tecnologica o dalle controversie sui diritti umani.
La Svizzera deve quindi conciliare l’apertura commerciale con le proprie responsabilità diplomatiche e normative.
Il riferimento di Parmelin a un sistema commerciale fondato su regole condivise indica proprio la volontà di mantenere criteri prevedibili nei rapporti economici.
Per una piccola economia altamente specializzata, la stabilità delle regole internazionali può essere particolarmente importante.
L’importanza dell’Organizzazione mondiale del commercio
La difesa del commercio internazionale basato su regole condivise rappresenta un altro punto centrale del messaggio del presidente svizzero.
Parmelin ha sostenuto che la cooperazione tra Stati sia preferibile alla contrapposizione e che le regole comuni offrano maggiori garanzie rispetto a rapporti economici dominati esclusivamente dalla forza.
La posizione è coerente con il ruolo della Svizzera nel sistema multilaterale del commercio.
La Confederazione è sede dell’Organizzazione mondiale del commercio, con quartier generale a Ginevra.
La WTO mira a promuovere un quadro normativo condiviso per gli scambi internazionali e a offrire strumenti per affrontare le controversie commerciali.
Il sistema multilaterale è però sottoposto a pressioni crescenti.
Le rivalità tra grandi potenze, l’aumento delle restrizioni commerciali e le difficoltà dei meccanismi di risoluzione delle controversie hanno ridotto la prevedibilità dell’ordine economico internazionale.
In questo contesto, gli accordi bilaterali e regionali rappresentano per la Svizzera strumenti complementari rispetto alla cooperazione multilaterale.
La strategia di Parmelin non sembra quindi contrapporre i trattati di libero scambio alla WTO.
Piuttosto, Berna cerca di utilizzare entrambi gli strumenti per mantenere aperti i mercati e garantire condizioni più stabili alle proprie imprese.
Diversificare non significa eliminare completamente i rischi
La strategia svizzera offre opportunità, ma presenta anche limiti.
La presenza su più mercati può ridurre l’esposizione a una singola economia, ma non protegge completamente da crisi globali.
Una recessione internazionale potrebbe colpire contemporaneamente Europa, Stati Uniti e Asia.
Allo stesso modo, un aumento dei costi energetici o un’interruzione delle principali rotte marittime potrebbe influire su numerose catene di approvvigionamento.
La diversificazione può inoltre generare nuove dipendenze se le imprese concentrano eccessivamente le proprie attività in settori o Paesi caratterizzati da specifici rischi geopolitici.
Per questo motivo, il concetto di resilienza economica non si esaurisce nella firma di accordi commerciali.
Richiede anche investimenti nell’innovazione, nella formazione, nella sicurezza energetica, nelle infrastrutture e nella capacità delle imprese di adattarsi ai cambiamenti.
La Svizzera dispone di importanti punti di forza, tra cui un’economia altamente specializzata, centri di ricerca di livello internazionale e un sistema industriale orientato alla qualità.
La sfida consiste nel conservare questi vantaggi in un contesto nel quale la concorrenza globale diventa sempre più intensa.
Quali vantaggi per le piccole e medie imprese svizzere?
La diversificazione commerciale non riguarda esclusivamente i grandi gruppi multinazionali.
Anche le piccole e medie imprese possono beneficiare di accordi che riducono i dazi e semplificano le procedure commerciali.
Le aziende specializzate in componenti industriali, macchinari, strumenti di precisione e servizi tecnici possono trovare nuovi clienti nei mercati emergenti.
Tuttavia, accedere a un nuovo mercato richiede spesso risorse finanziarie e competenze specifiche.
Le imprese devono conoscere le normative locali, ottenere certificazioni, individuare partner affidabili e organizzare reti di distribuzione.
Gli accordi di libero scambio possono ridurre alcune di queste difficoltà, ma non eliminano tutti gli ostacoli.
Il governo svizzero considera quindi importante accompagnare l’apertura commerciale con strumenti di sostegno all’internazionalizzazione.
La disponibilità di informazioni sulle regole di origine e sulle condizioni tariffarie diventa fondamentale per consentire alle imprese di utilizzare concretamente i benefici previsti dai trattati.
La strategia può avere effetti positivi sull’occupazione e sugli investimenti, ma la portata dei risultati dipenderà dall’evoluzione degli scambi e dalle decisioni delle singole aziende.
Gli effetti possibili sulla prosperità e sull’occupazione
Per la Confederazione, la diversificazione commerciale è strettamente collegata alla tutela della prosperità economica.
La Svizzera dispone di settori produttivi altamente competitivi, ma la dimensione ridotta del mercato interno rende indispensabile l’accesso alla domanda internazionale.
Le esportazioni contribuiscono a sostenere investimenti, ricerca, occupazione qualificata e gettito fiscale.
Una riduzione delle opportunità commerciali potrebbe quindi incidere su diversi comparti.
Al contrario, l’accesso a nuovi mercati può favorire la crescita delle imprese e ampliare le possibilità di sviluppo.
Gli effetti non saranno però uniformi.
Alcuni settori potranno beneficiare direttamente della riduzione dei dazi.
Altri potrebbero incontrare una maggiore concorrenza da parte delle importazioni.
La presenza di disposizioni sulla sostenibilità e sui diritti dei lavoratori negli accordi commerciali mira anche ad affrontare alcuni problemi collegati alla concorrenza internazionale.
Rimane fondamentale valutare gli effetti concreti nel tempo, attraverso dati su commercio, investimenti e occupazione.
La strategia dei prossimi anni: un equilibrio tra apertura e autonomia
La visione presentata da Parmelin delinea una politica economica basata su tre esigenze principali.
La prima è preservare le relazioni con i partner tradizionali.
La seconda è sviluppare nuovi sbocchi commerciali in Asia e America Latina.
La terza è rafforzare la capacità dell’economia svizzera di resistere a crisi e pressioni esterne.
Il successo di questa impostazione dipenderà dalla capacità di coordinare accordi bilaterali, cooperazione multilaterale e politiche economiche interne.
Il rafforzamento delle relazioni con la Cina rappresenta un passaggio importante, ma non esaurisce la strategia.
Gli accordi con India, Thailandia, Vietnam e Mercosur mostrano che Berna sta cercando di costruire una rete geografica più ampia.
Parallelamente, il nuovo pacchetto di accordi con l’Unione Europea e i negoziati commerciali con gli Stati Uniti indicano che la Confederazione non intende abbandonare i propri principali partner economici.
L’obiettivo dichiarato è rendere la Svizzera meno vulnerabile senza rinunciare ai benefici della globalizzazione.
Conclusione: Berna sceglie più commercio, non meno globalizzazione
Le dichiarazioni di Guy Parmelin del 2 novembre 2026 rappresentano una presa di posizione sul futuro della politica economica svizzera.
Di fronte alla crescita del protezionismo e all’utilizzo delle dipendenze commerciali come strumenti di pressione geopolitica, la Confederazione sceglie di ampliare la propria rete di accordi internazionali.
La firma del trattato rafforzato con la Cina costituisce uno dei risultati più significativi di questa strategia, soprattutto per l’estensione prevista dell’accesso senza dazi al mercato cinese.
Gli accordi con India, Thailandia, Vietnam e Mercosur confermano la volontà di rafforzare i rapporti con economie emergenti e mercati in crescita.
Allo stesso tempo, Berna considera essenziale mantenere solide relazioni con l’Unione Europea e gli Stati Uniti.
Il messaggio di Parmelin è che la sicurezza economica della Svizzera non deve derivare dalla chiusura, ma dalla capacità di distribuire opportunità e rischi tra un numero maggiore di partner commerciali.
La strategia non elimina le difficoltà poste dalle rivalità geopolitiche, dalle barriere regolatorie e dalle crisi internazionali.
Può però offrire alle imprese maggiori alternative e rafforzare il margine di manovra economico della Confederazione.
La sfida dei prossimi anni sarà trasformare gli accordi firmati in benefici concreti, garantendo al tempo stesso il rispetto delle regole commerciali, delle norme ambientali e degli impegni internazionali.
In un’economia mondiale sempre più frammentata, la Svizzera sceglie dunque di difendere la propria prosperità attraverso una maggiore apertura, accompagnata dalla volontà di ridurre le dipendenze considerate strategicamente vulnerabili.
