(AGENPARL) - Roma, 28 Ottobre 2026 - Gerusalemme, 28 ottobre 2026 — Il conteggio dei voti modifica gli equilibri emersi dagli exit poll della notte elettorale. Il blocco del primo ministro Benjamin Netanyahu passa in vantaggio rispetto a quello guidato da Gadi Eisenkot, ma rimane sotto la soglia dei 61 seggi necessaria per una maggioranza parlamentare autonoma. Le proiezioni oscillano tra 54 e 56 seggi per il centrodestra, mentre l’opposizione è indicata a quota 48. Le formazioni arabe potrebbero conquistare complessivamente tra 16 e 19 seggi, rendendo complessa la formazione del nuovo esecutivo.
Israele, Netanyahu passa in vantaggio nello scrutinio ma non raggiunge i 61 seggi
Le elezioni israeliane del 27 ottobre 2026 consegnano, nella mattinata di mercoledì 28 ottobre, un quadro politico diverso da quello delineato dai primi exit poll.
Dopo lo scrutinio di oltre tre milioni di voti, il blocco guidato dal primo ministro Benjamin Netanyahu risulta in vantaggio rispetto allo schieramento di opposizione guidato da Gadi Eisenkot.
Secondo i dati della Commissione elettorale centrale riportati nel resoconto fornito, il blocco del premier uscente sarebbe proiettato a 56 seggi.
Un successivo aggiornamento del Times of Israel, anch’esso richiamato nel materiale, indica invece 54 seggi per il blocco del Likud, contro 48 attribuiti all’opposizione.
Le cifre fotografano momenti diversi dello scrutinio e non devono essere confuse con i risultati definitivi.
Il dato politico comune è che Netanyahu risulta avanti, ma non dispone ancora della maggioranza assoluta della Knesset.
Il Parlamento israeliano è composto da 120 deputati e la soglia ordinaria per una maggioranza autonoma è di 61 seggi.
Per il primo ministro uscente, dunque, il vantaggio numerico non si traduce automaticamente nella possibilità di formare un nuovo governo.
I numeri del voto: il confronto tra i blocchi
Blocco Netanyahu
54–56
Seggi nelle proiezioni riportate
Blocco opposizione
48
Seggi previsti
Maggioranza
61
Seggi necessari
017,53552,570Netanyahu (agg. 54)Netanyahu (agg. 56)OpposizioneMaggioranza
Valori indicativi tratti dai diversi aggiornamenti citati nel materiale. Non sono risultati definitivi.
Il vantaggio del blocco di Netanyahu rispetto all’opposizione oscilla dunque, negli aggiornamenti riportati, tra sei e otto seggi.
Resta però una distanza di cinque-sette seggi dalla maggioranza autonoma.
La differenza potrebbe avere conseguenze importanti sulle consultazioni istituzionali, sulle trattative tra i partiti e sull’eventuale possibilità di formare un governo di minoranza.
Likud a 27 seggi, Eisenkot a 21: la distribuzione delle principali forze politiche
Secondo le proiezioni citate nel resoconto, il Likud si conferma il principale partito israeliano, mentre Yashar di Eisenkot occupa la seconda posizione.
| Partito | Seggi previsti |
|---|---|
| Likud — Benjamin Netanyahu | 27 |
| Yashar — Gadi Eisenkot | 21 |
| B’Yachad — Naftali Bennett e Yair Lapid | 11 |
| Giudaismo Unito della Torah | 8 |
| Democratici — Yair Golan | 8 |
| Yisrael Beytenu — Avigdor Liberman | 8 |
| Shas | 7 |
| Otzma Yehudit — Itamar Ben Gvir | 7 |
| Partito Sionista Religioso | 6 |
Proiezioni parziali riportate nel materiale dell’utente. Le cifre dei singoli partiti e i totali di blocco provengono da aggiornamenti differenti e non risultano perfettamente conciliabili: per questo non devono essere sommati come un’unica ripartizione ufficiale.
Il Likud risulta quindi avanti rispetto a Yashar di sei seggi nelle stime riportate.
Nel blocco di Netanyahu assumono rilievo anche le formazioni religiose e nazionaliste, il cui sostegno parlamentare è necessario per costruire una coalizione.
Sul fronte opposto, l’opposizione comprende partiti con orientamenti differenti, accomunati dalla volontà dichiarata di sostituire il governo uscente.
Questa eterogeneità politica potrebbe incidere sulle trattative per un eventuale esecutivo alternativo.
I partiti arabi tra 16 e 19 seggi: il nodo delle alleanze
Un elemento centrale riguarda le formazioni politiche a guida araba.
Gli exit poll iniziali attribuivano alla Lista Unita e a Ra’am un totale compreso tra 18 e 19 seggi.
Le proiezioni aggiornate nella mattinata del 28 ottobre indicano invece un intervallo più ampio, compreso tra 16 e 19 seggi.
Si tratterebbe di una rappresentanza parlamentare particolarmente significativa.
La presenza di un gruppo numeroso di deputati arabi potrebbe influire sulla formazione del governo, soprattutto in un Parlamento nel quale nessuno dei due principali blocchi raggiunge autonomamente 61 seggi.
Tuttavia, la possibilità di ottenere il sostegno delle formazioni arabe non equivale automaticamente alla disponibilità di un accordo politico.
Secondo il resoconto, diversi leader dell’opposizione hanno escluso la partecipazione a una coalizione con i partiti arabi.
Una posizione diversa è stata espressa dal leader dei Democratici, Yair Golan, più disponibile a valutare forme di collaborazione.
La questione resta quindi aperta e dipenderà dalle decisioni che saranno assunte dopo la definizione dei risultati elettorali.
Governo di unità nazionale o nuove elezioni?
La formazione del prossimo esecutivo israeliano potrebbe rivelarsi particolarmente complessa.
Una delle ipotesi discusse è quella di un governo di unità nazionale che coinvolga Netanyahu ed Eisenkot.
Tuttavia, secondo le dichiarazioni riportate, Eisenkot ha escluso la possibilità di servire sotto la guida del premier uscente, anche attraverso un accordo di rotazione.
Anche altri leader dell’opposizione hanno manifestato contrarietà a una coalizione guidata da Netanyahu.
Da parte sua, Itamar Ben Gvir ha messo in guardia contro un accordo di unità nazionale con Eisenkot, definendolo un grave errore politico.
Queste posizioni rendono difficile un’intesa, ma non consentono di stabilire in anticipo l’esito delle trattative.
Un’altra possibilità istituzionale è quella di un governo di minoranza, sostenuto da forze politiche che non entrerebbero formalmente nell’esecutivo.
In questo caso, però, diventerebbero decisive le posizioni dei partiti arabi e degli altri gruppi parlamentari.
Se nessuna soluzione ottenesse il sostegno necessario, potrebbe aprirsi una nuova fase di instabilità fino all’eventualità di ulteriori elezioni.
Yair Golan propone un accordo con i partiti arabi
Il leader dei Democratici, Yair Golan, ha invitato lo schieramento di Eisenkot a valutare un’intesa con le formazioni arabe.
Secondo Golan, il blocco del cambiamento dovrebbe superare le divisioni e riconoscere pienamente il ruolo politico dei cittadini arabi israeliani.
In un messaggio pubblicato su X, Golan ha sostenuto che la cooperazione con i partiti arabi potrebbe consentire di costruire una maggioranza parlamentare alternativa a Netanyahu.
Il suo intervento riflette una posizione diversa da quella di altri esponenti dell’opposizione, che hanno escluso un accordo di questo tipo.
La dichiarazione arriva mentre i dati elettorali continuano a cambiare.
Alle 9:20, con il 66,2% delle urne conteggiate, il blocco Netanyahu era indicato a 56 seggi, l’opposizione a 48 e i partiti arabi a 16.
Alle 10:03, con il 72,4% delle urne scrutinate, la ripartizione era invece cambiata in 54 seggi per Netanyahu, 48 per l’opposizione e 18 per i partiti arabi.
Dopo la pubblicazione degli exit poll della notte elettorale, Gadi Eisenkot ha dichiarato che il risultato rappresentava, secondo la sua interpretazione, una sfiducia nei confronti del governo Netanyahu.
Il leader di Yashar ha affermato di voler lavorare alla formazione di un nuovo esecutivo e ha criticato l’eventualità di tornare nuovamente alle urne.
Durante il suo intervento a Tel Aviv, Eisenkot si è rivolto anche ai vertici dell’apparato di sicurezza israeliano.
«Netanyahu, non osare usare la sicurezza per scopi politici».
Eisenkot ha invitato i responsabili della sicurezza a mantenere la propria autonomia professionale rispetto alle decisioni politiche.
L’intervento contiene un’accusa preventiva e un avvertimento politico: non costituisce una prova che Netanyahu abbia ordinato o pianificato un’operazione militare per influenzare il risultato elettorale.
Il leader dell’opposizione ha inoltre sostenuto che le elezioni abbiano espresso una richiesta di cambiamento.
Questa interpretazione dovrà confrontarsi con i risultati definitivi e con la capacità dei partiti di costruire una maggioranza parlamentare.
Lapid e Golan rivendicano il risultato dell’opposizione
Anche altri leader dell’opposizione hanno interpretato i primi exit poll come un segnale contrario al governo uscente.
Yair Lapid ha dichiarato che il blocco di Netanyahu avrebbe subito una sconfitta politica.
Yair Golan ha invece sostenuto che il risultato offrisse l’opportunità di formare un governo alternativo.
Le dichiarazioni sono state pronunciate dopo la diffusione delle prime proiezioni, quando il blocco dell’opposizione appariva più forte rispetto a quello del premier.
I dati parziali della mattinata successiva hanno però modificato il quadro, mostrando un vantaggio del blocco Netanyahu.
Le rivendicazioni dei leader politici rappresentano quindi valutazioni formulate in una fase ancora provvisoria dello scrutinio.
Affluenza finale al 77,7%: partecipazione in forte crescita
Affluenza alle elezioni israeliane del 27 ottobre 2026
77,7%
Dato alla chiusura dei seggi
Secondo la Commissione elettorale centrale, l’affluenza è aumentata di circa 7,1 punti percentuali rispetto alle elezioni del 2022, secondo i dati riportati nel resoconto.
Un altro elemento rilevante della consultazione è l’elevata partecipazione degli elettori.
Secondo i dati citati della Commissione elettorale centrale, l’affluenza alla chiusura dei seggi si è attestata al 77,7%.
Il dato indica una mobilitazione particolarmente intensa in una consultazione segnata dalle conseguenze politiche e sociali della guerra successiva agli attacchi del 7 ottobre 2023.
La partecipazione elevata, tuttavia, non indica automaticamente un orientamento favorevole a uno specifico partito.
Per comprenderne l’effetto sui risultati è necessario analizzare la distribuzione dei voti e dei seggi tra le diverse formazioni politiche.
I piccoli partiti e la soglia di sbarramento del 3,25%
Le possibilità di formare una maggioranza dipendono anche dal risultato dei partiti più piccoli.
In Israele, una lista deve superare la soglia elettorale del 3,25% per entrare nella Knesset.
Secondo i dati parziali diffusi nella mattinata del 28 ottobre, il Partito dei Riservisti-Economici risultava intorno al 2,7%, Popolo d’Israele intorno all’1,7% e Charedi Public intorno allo 0,2%.
Tutte e tre le formazioni erano quindi, in quel momento, al di sotto della soglia.
Il mancato ingresso di un partito può incidere sulla distribuzione dei seggi e sugli equilibri tra i blocchi.
Anche per questo motivo, pochi punti percentuali possono produrre conseguenze politiche rilevanti.
I voti espressi con le cosiddette doppie buste, tra cui quelli dei militari, vengono inoltre conteggiati in una fase successiva dello scrutinio.
La ripartizione definitiva dei seggi potrebbe quindi cambiare ancora.
Herzog dovrà decidere a chi affidare l’incarico
Dopo la pubblicazione dei risultati ufficiali, il presidente israeliano Isaac Herzog dovrà consultare i rappresentanti dei partiti entrati nella Knesset.
Il suo compito sarà individuare la personalità che riterrà maggiormente in grado di formare un governo.
Il primato del Likud come singolo partito non attribuisce automaticamente a Netanyahu il diritto di guidare il prossimo esecutivo.
Allo stesso modo, l’eventuale possibilità di un accordo tra l’opposizione e le formazioni arabe non garantisce che tale intesa venga effettivamente raggiunta.
La formazione del governo dipenderà dalle raccomandazioni dei partiti, dalla disponibilità a stipulare accordi e dalla capacità di ottenere la fiducia parlamentare.
Il presidente Herzog dovrà valutare questi elementi una volta completato il procedimento elettorale.
Netanyahu avanti, ma il nuovo governo resta incerto
Lo scrutinio delle elezioni israeliane del 27 ottobre 2026 mostra un vantaggio del blocco guidato da Benjamin Netanyahu rispetto all’opposizione di Gadi Eisenkot.
Il quadro aggiornato alle 10:03 del 28 ottobre, con il 72,4% delle urne conteggiate, attribuisce 54 seggi al blocco Netanyahu, 48 all’opposizione e 18 alle formazioni arabe.
Nessuno dei due principali schieramenti dispone quindi di una maggioranza autonoma.
Le prospettive di un governo di unità nazionale sono ostacolate dalle dichiarazioni dei leader, mentre un possibile accordo tra opposizione e partiti arabi incontra resistenze politiche.
Il dato centrale è che Netanyahu guida lo scrutinio parziale, ma non ha ancora i numeri per formare autonomamente un governo.
Il risultato definitivo e le consultazioni del presidente Herzog determineranno i prossimi passaggi istituzionali.
Fonti: The Times of Israel — aggiornamenti del 28 ottobre 2026; The Jerusalem Post — guida ai partiti israeliani. Dati parziali aggiornati alla mattinata del 28 ottobre 2026.
