(AGENPARL) - Roma, 19 Ottobre 2026 - L’Egitto ha confermato la propria disponibilità a fornire sostegno militare all’Arabia Saudita, mentre il conflitto tra Riad e i ribelli Houthi dello Yemen registra una nuova e pericolosa escalation, con attacchi contro aeroporti, infrastrutture energetiche e aree residenziali. Il Consiglio di difesa nazionale egiziano, presieduto dal presidente Abdel Fattah al-Sisi, come aveva anticipato ieri agenparl, ha deciso di garantire al Regno saudita «tutte le possibili forme di sostegno» per consentirgli di difendere la propria sicurezza. L’annuncio, riportato dall’Associated Press, rafforza il segnale politico lanciato dal Cairo nei giorni scorsi, ma lascia ancora aperta la questione delle modalità operative dell’assistenza. Non sono stati infatti comunicati dettagli sulle forze eventualmente coinvolte, sui mezzi che potrebbero essere impiegati o sui tempi di un possibile intervento.
La decisione assume particolare rilievo perché arriva mentre l’Arabia Saudita sollecita gli alleati a contribuire alla propria difesa, dopo una serie di attacchi condotti dagli Houthi con droni e missili contro obiettivi strategici del Regno. Secondo il resoconto dell’Associated Press, le ostilità hanno provocato almeno 19 morti sul territorio saudita, compromesso migliaia di collegamenti aerei e alimentato forti tensioni sui mercati internazionali. La crescente pressione militare ha spinto Riad a intensificare i contatti diplomatici e di sicurezza con i partner regionali, nella prospettiva di rafforzare le capacità di protezione delle infrastrutture e contenere gli effetti di un conflitto che rischia di coinvolgere altri Paesi del Medio Oriente.
Il Cairo conferma il sostegno, ma restano da definire le modalità dell’intervento
Il passaggio decisivo è rappresentato dalla riunione del Consiglio di difesa nazionale egiziano, che domenica 18 ottobre ha approvato una linea di sostegno all’Arabia Saudita. La formulazione utilizzata dalle autorità del Cairo è ampia e lascia aperte diverse possibilità, dalla cooperazione nella difesa aerea alla protezione delle infrastrutture strategiche, fino a eventuali forme di assistenza militare più diretta. Nessuna di queste opzioni è stata tuttavia annunciata ufficialmente come operazione già avviata. Sabato 17 ottobre, al-Sisi aveva chiesto al Parlamento l’autorizzazione a schierare all’estero truppe e attrezzature militari, avviando un percorso istituzionale che potrebbe consentire all’Egitto di assumere un ruolo più concreto nella difesa saudita.
Il sostegno egiziano si inserisce in un rapporto strategico consolidato con Riad, ma comporta anche rischi significativi. Un eventuale coinvolgimento operativo esporrebbe il Cairo alle conseguenze di una crisi che non riguarda più soltanto il territorio yemenita e le frontiere saudite, ma investe la sicurezza del Mar Rosso, la stabilità delle rotte commerciali e gli equilibri diplomatici con l’Iran. Per l’Egitto, già penalizzato dalle difficoltà della navigazione attraverso il Canale di Suez, l’aggravarsi del conflitto rappresenta una minaccia economica oltre che strategica. La decisione di sostenere l’Arabia Saudita riflette dunque una convergenza di interessi politici e di sicurezza, ma impone alle autorità egiziane di valutare attentamente il livello di esposizione militare che il Paese è disposto ad assumere.
L’Arabia Saudita cerca alleati mentre aumentano gli attacchi
La pressione esercitata da Riad sui partner regionali emerge anche dall’intensificazione dei contatti con gli Emirati Arabi Uniti. Domenica, secondo quanto riferito dall’agenzia emiratina WAM, il ministro della Difesa saudita ha incontrato il presidente degli Emirati per discutere il rafforzamento della cooperazione. Il colloquio è significativo anche alla luce delle tensioni che in passato hanno attraversato i rapporti tra i due Paesi, legate al sostegno fornito a differenti fazioni impegnate nel conflitto yemenita. La nuova fase delle ostilità sembra spingere le monarchie del Golfo a privilegiare il coordinamento nella difesa, pur senza cancellare le divergenze maturate negli anni precedenti.
Sul terreno, gli attacchi degli Houthi continuano a rappresentare una sfida per le capacità di intercettazione saudite. L’impiego di droni e missili capaci di modificare la propria traiettoria durante il volo rende più complessa la protezione di aeroporti, impianti petroliferi e centri abitati. Nella provincia sudoccidentale di Najran, le autorità saudite hanno riferito che un proiettile lanciato dagli Houthi ha colpito un’area residenziale, provocando sei feriti. Nella stessa regione, un elicottero militare saudita è precipitato causando la morte dei due membri dell’equipaggio. Un portavoce militare del Regno ha attribuito l’incidente a un malfunzionamento tecnico, mentre gli Houthi avevano precedentemente rivendicato l’abbattimento del velivolo. Le due versioni sono contrastanti e, sulla base delle informazioni disponibili, non è possibile attribuire con certezza la causa dello schianto a un’azione ostile.
Yemen, nuove vittime civili e accuse incrociate
L’escalation sta producendo conseguenze drammatiche anche nello Yemen, dove la ripresa dei combattimenti si sovrappone alle profonde fragilità provocate da anni di guerra civile. Domenica 18 ottobre, un attacco aereo nella provincia settentrionale di Saada, controllata dagli Houthi, avrebbe provocato almeno nove morti, tra cui cinque bambini e due donne. Secondo il ministero della Salute amministrato dagli Houthi, altre 19 persone sarebbero rimaste ferite, fra cui 11 minori, alcuni in condizioni critiche. Il portavoce Anees al-Asbahi ha attribuito il bombardamento all’Arabia Saudita, ma al momento del resoconto dell’Associated Press non risultava una risposta immediata da parte delle autorità saudite. Le immagini trasmesse dall’emittente Houthi al-Masirah mostravano persone impegnate a rimuovere manualmente le macerie e a soccorrere i superstiti.
Le autorità del movimento hanno inoltre sostenuto che gli attacchi delle forze guidate dall’Arabia Saudita avrebbero provocato oltre trenta tra morti e feriti nell’arco di ventiquattro ore. Il portavoce militare Houthi, Yahya Saree, ha parlato di 110 attacchi missilistici o aerei contro siti civili a Sanaa e in altre città. L’Associated Press ha precisato di non aver potuto verificare in modo indipendente queste affermazioni, un elemento essenziale per distinguere le denunce delle parti coinvolte dai fatti accertati. La situazione umanitaria resta particolarmente preoccupante anche nelle aree controllate dal governo yemenita riconosciuto a livello internazionale: nella capitale provvisoria Aden, secondo il resoconto dell’agenzia, la settimana precedente erano stati colpiti l’aeroporto e un edificio utilizzato dalle autorità governative.
Il dialogo con Teheran e il rischio di un allargamento regionale
La decisione egiziana interviene in un quadro diplomatico particolarmente delicato. Domenica, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha riferito di aver avuto un colloquio telefonico con il suo omologo egiziano Badr Abdelatty sugli ultimi sviluppi regionali. Il contatto evidenzia come il Cairo continui a mantenere aperti canali diplomatici con Teheran anche mentre rafforza il proprio sostegno alla sicurezza saudita. Gli Houthi sono sostenuti dall’Iran, ma ciò non consente di attribuire automaticamente ogni singola operazione militare a una decisione diretta delle autorità iraniane. Il rischio principale è che la crescente partecipazione dei partner regionali trasformi il confronto tra Arabia Saudita e ribelli yemeniti in una crisi ancora più ampia, con conseguenze sulla sicurezza energetica, sui trasporti e sulla stabilità politica dell’intero Medio Oriente.
Per l’Egitto, la sfida consiste nel conciliare la solidarietà strategica con Riad e la necessità di evitare un coinvolgimento militare dalle conseguenze imprevedibili. La decisione del Consiglio di difesa nazionale segna un rafforzamento dell’impegno egiziano, ma non equivale ancora alla conferma dell’ingresso delle forze armate del Cairo nelle operazioni di guerra. Saranno gli sviluppi istituzionali e gli eventuali annunci sulle modalità dell’assistenza a chiarire se il sostegno promesso resterà prevalentemente difensivo o assumerà una dimensione operativa più ampia. Intanto, l’aumento delle vittime civili in Yemen e degli attacchi sul territorio saudita conferma l’urgenza di iniziative diplomatiche capaci di contenere un’escalation che sta già producendo effetti ben oltre i confini dei due Paesi.
