(AGENPARL) - Roma, 15 Ottobre 2026 - L’occupazione formale argentina continua a diminuire. Secondo i dati del Sistema Integrato Previsional Argentino (SIPA) relativi a luglio 2026, dall’inizio della presidenza di Javier Milei il numero dei lavoratori dipendenti registrati si è ridotto di oltre 370mila unità. Il settore privato registra quattordici mesi consecutivi di contrazione, mentre il calo dell’occupazione interessa soprattutto l’industria manifatturiera, l’edilizia e il commercio. In diminuzione anche il numero dei datori di lavoro registrati, con forti differenze tra le province
L’Argentina continua a registrare una contrazione dell’occupazione formale, con un bilancio che supera i 370mila posti di lavoro dipendente perduti rispetto all’inizio della presidenza di Javier Milei. Il dato emerge dalle statistiche del Sistema Integrato Previsional Argentino (SIPA), aggiornate a luglio 2026, e riguarda l’insieme dei lavoratori registrati nei settori pubblico e privato. La diminuzione si inserisce in una fase di trasformazione dell’economia argentina, caratterizzata dalle misure di contenimento della spesa pubblica adottate dal governo, dai cambiamenti nelle condizioni di accesso al credito, dall’andamento dei consumi e dalla riorganizzazione di diversi comparti produttivi. Il dato complessivo non consente, da solo, di attribuire tutte le perdite occupazionali a una singola misura economica, ma documenta una riduzione significativa del lavoro dipendente regolare durante il periodo considerato.
La situazione appare particolarmente difficile nel settore privato, dove l’occupazione registrata risulta in diminuzione da quattordici mesi consecutivi. Nel solo luglio 2026, secondo le elaborazioni richiamate dalla stampa argentina, la perdita di posti di lavoro dipendente nelle imprese private si è attestata intorno alle 13mila unità. La serie statistica evidenzia che il mercato del lavoro non ha ancora recuperato una traiettoria di crescita stabile, nonostante alcune fasi di miglioramento registrate tra la fine del 2024 e la prima metà del 2025. Il ridimensionamento degli organici coinvolge imprese di differenti dimensioni e interessa attività che svolgono un ruolo centrale nell’occupazione urbana, dalla produzione industriale ai servizi commerciali.
Il quadro richiede una distinzione tra le diverse categorie utilizzate dalle statistiche ufficiali. Gli oltre 370mila posti in meno rappresentano il saldo complessivo dei lavoratori dipendenti registrati rispetto al periodo precedente l’insediamento di Milei, mentre la perdita riferita al solo settore privato è inferiore, pur rimanendo consistente. Le rilevazioni sul lavoro formale non comprendono inoltre tutte le persone che operano nell’economia informale, una componente importante del mercato argentino. Per questo motivo, la riduzione degli occupati registrati non coincide necessariamente con la variazione complessiva del numero delle persone che svolgono un’attività lavorativa: una parte dei cambiamenti può riflettersi anche nel passaggio verso forme di impiego meno stabili o prive delle stesse tutele previdenziali.
Industria ed edilizia tra i settori maggiormente colpiti
L’analisi per attività economica mostra che una quota rilevante delle perdite si concentra nei comparti più esposti alla diminuzione della domanda interna e al rallentamento degli investimenti. L’edilizia risulta tra i settori maggiormente penalizzati, con oltre 100mila posti di lavoro formali in meno rispetto all’inizio del periodo considerato. Il comparto ha risentito della riduzione degli investimenti pubblici e della debolezza di una parte dell’attività privata, in un contesto nel quale il costo del finanziamento e le prospettive della domanda incidono direttamente sull’avvio e sulla prosecuzione dei cantieri. La contrazione dell’occupazione edilizia produce inoltre conseguenze sulle attività collegate, dalla produzione di materiali ai trasporti e ai servizi tecnici.
Anche l’industria manifatturiera presenta un saldo occupazionale negativo. La riduzione degli organici si accompagna alle difficoltà incontrate da diverse attività produttive nel mantenere i livelli di vendita e di utilizzo degli impianti. Il commercio risente a sua volta dell’andamento del potere d’acquisto delle famiglie, che condiziona la domanda di beni e servizi. Secondo i dati e le analisi riportati dalla stampa argentina, industria e commercio figurano tra i comparti che hanno registrato perdite consistenti durante la presidenza Milei. Le dinamiche non sono tuttavia uniformi: l’intensità della contrazione varia in funzione del settore, della dimensione delle imprese e della loro esposizione al mercato interno o alle esportazioni.
Un altro elemento riguarda il lavoro domestico registrato, prevalentemente femminile, che ha subito una diminuzione di circa 22mila posizioni rispetto all’inizio del periodo esaminato. La flessione assume un significato particolare perché interessa un comparto nel quale la formalizzazione dei rapporti di lavoro costituisce da tempo una delle principali questioni sociali. La riduzione degli addetti registrati può dipendere sia dalla cessazione dei rapporti sia dalla difficoltà delle famiglie di sostenere i costi del lavoro domestico regolare. Le statistiche disponibili non consentono di stabilire in quale misura ciascuno di questi fattori abbia contribuito al risultato, ma indicano una perdita di occupazione tutelata in un settore già caratterizzato da una forte presenza di rapporti informali.
Non tutti i comparti hanno seguito lo stesso andamento. Alcune attività legate all’agricoltura e alla pesca hanno registrato incrementi occupazionali contenuti, mentre il settore energetico ha sostenuto la crescita del lavoro in determinate aree del Paese. Si tratta tuttavia di aumenti che, nel bilancio nazionale, non hanno compensato le perdite accumulate nelle attività industriali, edilizie e commerciali. La diversa evoluzione dei comparti mostra come il mercato del lavoro argentino stia attraversando non soltanto una fase di contrazione quantitativa, ma anche un cambiamento nella distribuzione dell’occupazione tra settori produttivi.
Diminuiscono anche i datori di lavoro registrati
Accanto alla perdita di posti di lavoro emerge la riduzione del numero dei datori di lavoro presenti nei registri amministrativi. Secondo le statistiche della Superintendencia de Riesgos del Trabajo, a luglio 2026 risultavano circa 32mila datori di lavoro registrati in meno rispetto a novembre 2023. Il dato viene spesso presentato nel dibattito pubblico come indicatore della chiusura di migliaia di imprese, ma richiede una lettura più precisa: la diminuzione delle posizioni registrate non permette di stabilire automaticamente che ciascuna corrisponda alla cessazione definitiva di un’attività economica. Possono infatti intervenire trasformazioni societarie, cambiamenti nella struttura occupazionale e altre variazioni amministrative.
Resta comunque significativo il collegamento tra la diminuzione dei datori di lavoro registrati e quella dell’occupazione dipendente. Quando un’impresa riduce gli organici o interrompe la propria attività, gli effetti possono estendersi ai fornitori, ai servizi collegati e ai consumi delle famiglie interessate. Le difficoltà assumono un peso particolare per le piccole e medie imprese, spesso più esposte alle oscillazioni della domanda e all’aumento dei costi operativi. La riduzione della presenza di datori di lavoro negli archivi ufficiali costituisce quindi un ulteriore elemento per valutare l’evoluzione del tessuto produttivo argentino, pur senza sovrapporre automaticamente il dato amministrativo al numero effettivo delle aziende chiuse.
Il tema è al centro delle analisi di economisti, organizzazioni imprenditoriali e sindacati, che propongono interpretazioni differenti delle trasformazioni in corso. I sostenitori della politica economica del governo attribuiscono importanza al riequilibrio dei conti pubblici, alla stabilizzazione delle variabili macroeconomiche e alla creazione di condizioni più favorevoli agli investimenti nel medio periodo. Le organizzazioni sindacali e i critici delle misure di austerità richiamano invece l’attenzione sugli effetti immediati della contrazione dell’attività economica, sulla riduzione dell’occupazione regolare e sulle difficoltà incontrate da numerose imprese orientate al mercato interno. Il confronto riguarda quindi anche i tempi e le modalità con cui gli eventuali benefici della stabilizzazione economica potrebbero tradursi in una ripresa dell’occupazione.
Il calo del lavoro pubblico e le differenze tra le province
La diminuzione dell’occupazione non riguarda esclusivamente le imprese private. Anche il settore pubblico presenta un saldo negativo rispetto all’inizio della presidenza Milei, coerentemente con la politica di contenimento della spesa e di riduzione delle strutture amministrative perseguita dall’esecutivo. Secondo le elaborazioni richiamate dal ricercatore del lavoro Luis Campos, dell’Instituto de Estudios y Formación della CTA Autónoma, l’occupazione statale risulta inferiore di circa il 2,5% rispetto a novembre 2023. Un leggero incremento registrato a luglio non modifica il bilancio complessivo e, secondo l’analista, deve essere interpretato anche alla luce delle caratteristiche metodologiche delle rilevazioni mensili.
Campos ha osservato che la contrazione dell’occupazione privata ha raggiunto dimensioni comparabili a quelle registrate negli ultimi due anni della presidenza di Mauricio Macri. La differenza evidenziata dal ricercatore riguarda il ruolo del settore pubblico: durante la fase finale del precedente governo, l’occupazione statale aveva contribuito a compensare almeno in parte la perdita di posti nelle imprese private, mentre nell’attuale periodo entrambe le componenti mostrano un saldo negativo. Si tratta di una valutazione dell’analista sindacale, utile per comprendere il confronto storico, che deve essere letta tenendo conto delle diverse condizioni economiche dei periodi considerati.
Anche la distribuzione territoriale delle perdite occupazionali presenta differenze marcate. Le province di Neuquén e Río Negro, sostenute soprattutto dallo sviluppo delle attività energetiche, hanno registrato complessivamente un aumento di oltre 16mila posti di lavoro formali. Il risultato riflette il peso crescente degli investimenti collegati alla produzione di petrolio e gas, che in alcune aree del Paese continuano a generare domanda di personale e servizi specializzati. Nelle altre province, considerate complessivamente, il saldo dell’occupazione registrata è invece negativo, con perdite che si avvicinano alle 285mila unità secondo le elaborazioni citate dalla stampa argentina.
La differenza tra le province energetiche e il resto del territorio mette in evidenza una delle questioni centrali dell’economia argentina: la capacità dei settori in espansione di creare occupazione sufficiente a compensare la contrazione delle attività tradizionali. L’aumento degli investimenti nelle risorse naturali può sostenere la crescita in determinate aree, ma non produce automaticamente un recupero dei posti di lavoro perduti nell’industria manifatturiera, nell’edilizia o nel commercio delle grandi città. Le competenze richieste, la localizzazione degli impianti e le caratteristiche delle filiere produttive rendono infatti complesso il trasferimento immediato dei lavoratori da un comparto all’altro.
Quattordici mesi di contrazione e le prospettive del mercato del lavoro
La sequenza di quattordici mesi consecutivi di riduzione dell’occupazione privata registrata costituisce uno degli indicatori più rilevanti dell’attuale fase economica. Una contrazione prolungata segnala che le imprese continuano, nel complesso, a ridimensionare gli organici più di quanto procedano a nuove assunzioni. Il fenomeno può dipendere da una combinazione di fattori, tra cui l’andamento delle vendite, le aspettative sulla domanda, il costo del capitale e le scelte di investimento. Per valutarne le cause è necessario considerare anche gli altri indicatori economici, evitando di ricondurre automaticamente l’intero andamento del mercato del lavoro a una singola decisione governativa.
Secondo Luis Campos, luglio 2026 ha rappresentato il mese con la maggiore perdita di posti di lavoro privati registrata da novembre 2025. Il ricercatore ha inoltre segnalato che negli ultimi dodici mesi la contrazione occupazionale sarebbe stata più intensa rispetto a quella osservata nella prima fase della presidenza Milei. La valutazione suggerisce che le difficoltà del mercato del lavoro non si siano esaurite con l’aggiustamento iniziale dell’economia, ma abbiano continuato a manifestarsi anche successivamente. Il dato richiede attenzione soprattutto perché riguarda l’occupazione regolare, dalla quale dipendono contributi previdenziali, coperture assicurative e una parte importante delle tutele previste dalla legislazione argentina.
L’evoluzione dei prossimi mesi dipenderà dalla capacità dell’economia di generare nuovi investimenti e di sostenere una ripresa delle attività che impiegano una quota consistente della forza lavoro. Una crescita concentrata in pochi settori o territori potrebbe non essere sufficiente a invertire rapidamente il saldo nazionale dell’occupazione. Allo stesso tempo, eventuali miglioramenti dell’attività economica dovranno essere valutati anche in relazione alla loro capacità di tradursi in nuovi rapporti di lavoro registrati, e non soltanto in un aumento della produzione o delle esportazioni.
I dati aggiornati a luglio 2026 descrivono dunque un mercato del lavoro ancora sottoposto a forti pressioni, con oltre 370mila posti di lavoro dipendente registrati in meno rispetto all’inizio della presidenza Milei, una lunga sequenza di flessioni nel settore privato e una riduzione del numero dei datori di lavoro presenti negli archivi ufficiali. La contrazione interessa in misura diversa i comparti produttivi e le province, mentre alcune aree legate allo sviluppo energetico mostrano un andamento positivo. Il principale interrogativo riguarda ora la possibilità che la stabilizzazione economica perseguita dal governo si accompagni a una ripresa diffusa dell’occupazione formale, condizione essenziale perché gli eventuali miglioramenti degli indicatori macroeconomici si riflettano anche sulle condizioni di lavoro e sui redditi delle famiglie argentine.
(Fonti: Sistema Integrado Previsional Argentino (SIPA), dati relativi a luglio 2026; Superintendencia de Riesgos del Trabajo; elaborazioni di Luis Campos, Instituto de Estudios y Formación della CTA Autónoma. Notizia ripresa da TeleSUR e dalla stampa economica argentina)
