(AGENPARL) - Roma, 14 Ottobre 2026 - Il presidente statunitense annuncia nuove attività di esplorazione e punta a rafforzare il controllo strategico sull’isola. L’intesa firmata a settembre consente agli Stati Uniti di ampliare la presenza militare, ma non modifica la sovranità danese né attribuisce automaticamente diritti sulle risorse naturali.
Il rapporto tra Groenlandia e Stati Uniti torna al centro della politica internazionale dopo le nuove dichiarazioni di Donald Trump, che ha annunciato l’avvio di vaste attività di esplorazione delle risorse naturali dell’isola artica. Il presidente americano ha presentato l’iniziativa come un ulteriore passo nel rafforzamento della presenza statunitense in una regione considerata fondamentale per la sicurezza nazionale. Le sue parole arrivano poche settimane dopo la firma dell’accordo tra Washington, Copenaghen e Nuuk, che ha consentito di superare almeno temporaneamente le tensioni diplomatiche provocate dalle precedenti rivendicazioni americane sulla Groenlandia. L’intesa, tuttavia, riguarda principalmente la cooperazione militare e non comporta alcun trasferimento di sovranità o concessione automatica di diritti per lo sfruttamento delle risorse del territorio.
In un messaggio pubblicato oggi sulla piattaforma Truth Social, Trump ha annunciato l’intenzione di avviare un’importante campagna di esplorazione mineraria ed energetica, senza indicare quali società sarebbero coinvolte, quali autorizzazioni siano state richieste o quando potrebbero iniziare concretamente le operazioni. Il presidente ha inoltre ribadito l’importanza strategica dell’isola per la difesa degli Stati Uniti, sostenendo che la sua posizione geografica la rende essenziale per intercettare eventuali minacce provenienti dall’Artico. Le dichiarazioni hanno riportato l’attenzione su una questione che negli ultimi mesi ha messo alla prova i rapporti tra Washington e alcuni alleati europei: fino a che punto gli Stati Uniti possono estendere la propria influenza militare ed economica sulla Groenlandia senza interferire con le competenze delle autorità locali e con la sovranità del Regno di Danimarca?
Un accordo militare che non cambia la sovranità
L’accordo sottoscritto il 22 settembre a New York da Trump, dalla premier danese Mette Frederiksen e dal primo ministro groenlandese Jens-Frederik Nielsen rappresenta un ampliamento significativo della cooperazione militare nell’Artico. Il documento prevede la possibilità per gli Stati Uniti di realizzare due nuove installazioni militari a Narsarsuaq e Mestersvig, oltre a rafforzare la Pituffik Space Base, già utilizzata per attività di sorveglianza spaziale e allerta antimissile. Washington ottiene inoltre maggiori possibilità di movimento e accesso operativo sul territorio, nell’ambito delle disposizioni concordate con Danimarca e Groenlandia. L’intesa si inserisce nel sistema di difesa della NATO e mira a rafforzare la capacità di sorveglianza e risposta dell’Alleanza Atlantica in una regione che ha acquisito crescente importanza strategica.
Il punto politicamente più delicato riguarda però i limiti dell’accordo. Il governo danese ha ribadito che l’intesa riconosce la sovranità e l’integrità territoriale del Regno di Danimarca, oltre al diritto del popolo groenlandese all’autodeterminazione. La Groenlandia conserva quindi il proprio status di territorio autonomo nell’ambito del Regno danese, mentre le nuove disposizioni riguardano essenzialmente la sicurezza e la cooperazione militare. Il documento introduce anche restrizioni alla presenza militare di Paesi esterni alla NATO e agli investimenti stranieri in settori considerati sensibili. Non attribuisce tuttavia agli Stati Uniti la proprietà del territorio né un’autorizzazione generale a sfruttarne le risorse naturali. Per questo motivo, gli annunci di Trump dovranno confrontarsi con le competenze delle istituzioni groenlandesi e con le procedure previste dalla normativa locale.
L’accordo non ha inoltre completato tutti i passaggi istituzionali necessari alla sua piena applicazione. Il Parlamento groenlandese ha avviato l’esame delle disposizioni e, durante il dibattito del 12 ottobre, una maggioranza dei rappresentanti ha espresso sostegno all’intesa, pur facendo emergere alcune perplessità sulle modalità di attuazione e sui benefici concreti per la popolazione. Le autorità di Nuuk considerano il rafforzamento della sicurezza un’opportunità per consolidare il ruolo internazionale della Groenlandia, ma rimane aperta la questione del rapporto tra cooperazione militare, autonomia politica e controllo delle attività economiche. È un equilibrio particolarmente delicato per un territorio che negli ultimi anni ha intensificato il confronto interno sulle prospettive di una futura indipendenza dalla Danimarca.
L’Artico diventa centrale nella competizione tra le grandi potenze
La crescente attenzione americana verso la Groenlandia si spiega soprattutto con la posizione geografica dell’isola, situata tra l’Atlantico settentrionale e l’Oceano Artico. Il territorio si trova lungo una delle principali direttrici strategiche tra la Russia e il Nord America, rendendolo particolarmente importante per i sistemi di sorveglianza e difesa antimissile. La Pituffik Space Base svolge già un ruolo essenziale nelle attività americane di allerta precoce, mentre le nuove installazioni previste dall’accordo potrebbero ampliare la capacità operativa degli Stati Uniti nella regione. Trump considera inoltre la Groenlandia un elemento importante del progetto Golden Dome, il sistema di difesa antimissile che la sua amministrazione intende sviluppare per proteggere il territorio americano da minacce sempre più sofisticate.
La dimensione militare si intreccia con i cambiamenti che stanno interessando l’intera regione artica. Il progressivo arretramento dei ghiacci rende potenzialmente più accessibili alcune rotte marittime e accresce l’interesse per territori che fino a pochi decenni fa erano considerati periferici rispetto ai principali collegamenti commerciali internazionali. Russia e Cina hanno sviluppato negli ultimi anni iniziative economiche e strategiche legate all’Artico, sebbene con strumenti e livelli di presenza differenti. Mosca dispone di una lunga costa artica e di infrastrutture militari nella regione, mentre Pechino guarda soprattutto alle opportunità commerciali, scientifiche e logistiche. Per Washington, impedire che potenze rivali acquisiscano posizioni strategiche in Groenlandia rappresenta uno degli obiettivi centrali della nuova politica artica.
La competizione riguarda anche l’accesso alle materie prime considerate indispensabili per l’industria tecnologica e la transizione energetica. Il sottosuolo groenlandese contiene diversi minerali di interesse strategico, comprese le terre rare utilizzate nella produzione di apparecchiature elettroniche, sistemi industriali avanzati e tecnologie militari. La presenza di risorse potenzialmente rilevanti non significa tuttavia che il loro sfruttamento sia semplice o economicamente conveniente. Le condizioni climatiche estreme, la scarsità di infrastrutture, le difficoltà di trasporto e gli elevati costi degli investimenti rappresentano ostacoli considerevoli. A questi si aggiungono le questioni ambientali e le competenze delle autorità locali, chiamate a valutare gli effetti delle attività estrattive sul territorio e sulle comunità residenti. L’annuncio di Trump, quindi, non equivale all’avvio immediato di nuovi progetti industriali.
Per la Danimarca e per gli altri Paesi europei, la Groenlandia rappresenta una questione che coinvolge contemporaneamente la sicurezza dell’Alleanza Atlantica, il rispetto della sovranità territoriale e la capacità dell’Europa di mantenere un ruolo nelle decisioni strategiche riguardanti l’Artico. L’accordo di settembre ha consentito di ricondurre il confronto con Washington all’interno di un quadro negoziale, dopo mesi caratterizzati da dichiarazioni americane che avevano suscitato forti preoccupazioni a Copenaghen e nelle capitali europee. Il rafforzamento della cooperazione militare è stato accolto favorevolmente anche dalla NATO, ma la stabilità dell’intesa dipenderà dalla capacità delle parti di rispettare gli impegni assunti e di evitare nuove controversie sulle rispettive competenze.
Le dichiarazioni del 14 ottobre dimostrano che l’interesse dell’amministrazione Trump per la Groenlandia non si esaurisce con l’ampliamento della presenza militare. Washington guarda all’isola come a un territorio decisivo per la sicurezza del Nord America e per il futuro degli equilibri strategici nell’Artico, mentre Danimarca e Groenlandia intendono preservare le prerogative riconosciute dall’accordo. Il confronto si sposta così dalla questione dell’eventuale acquisizione del territorio a quella, più concreta, dell’estensione dell’influenza americana sulle sue infrastrutture, sulle attività economiche e sulle scelte di sicurezza. La distinzione tra presenza militare, controllo politico e diritti sulle risorse rimane il nodo centrale di una vicenda destinata a occupare ancora a lungo l’agenda diplomatica internazionale.
