(AGENPARL) - Roma, 13 Ottobre 2026 - La Marina francese ha abbordato la petroliera DF Peak nell’Oceano Indiano, a circa 830 chilometri a sud dell’isola della Riunione. La nave è già sottoposta a sanzioni europee e Kiev la collega al trasporto di greggio russo e alla compagnia Sovcomflot.
La Francia ha intercettato e dirottato la petroliera DF Peak nell’Oceano Indiano, dopo aver rilevato dubbi sulla regolarità della bandiera del Benin esibita dalla nave. L’operazione è stata condotta il 12 ottobre in alto mare, a oltre 450 miglia nautiche a sud dell’isola della Riunione, per verificare la nazionalità dell’imbarcazione.
Il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato l’intervento della Marina, dichiarando che la petroliera era sospettata di navigare sotto falsa bandiera e di essere coinvolta in attività illecite di trasporto di carburanti. Parigi ha ribadito la propria determinazione a contrastare la cosiddetta flotta ombra, una rete di navi utilizzate per il trasporto di prodotti energetici attraverso strutture proprietarie e registrazioni che possono rendere più difficili i controlli e l’applicazione delle sanzioni.
Secondo lo Stato maggiore delle Forze armate francesi, una squadra militare è salita a bordo per esaminare i documenti e verificare la nazionalità dichiarata. L’esame ha confermato i dubbi sulla regolarità della bandiera. Su richiesta della procura di Saint-Denis, nella Riunione, la nave è stata quindi dirottata verso un punto di ancoraggio al largo dell’isola, sotto scorta della Marina francese, per consentire ulteriori accertamenti giudiziari.
A bordo si trovavano 21 membri dell’equipaggio di diverse nazionalità. Le autorità francesi non hanno comunicato ufficialmente il nome del comandante. La scheda della nave pubblicata dalla Direzione principale dell’intelligence ucraina, il GUR, indica il cittadino russo Vitaly Vaskov come capitano.
Il controllo in alto mare e l’indagine giudiziaria
L’operazione è stata condotta sulla base dell’articolo 110 della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, che disciplina il diritto di visita delle navi da guerra in circostanze specifiche, tra cui i sospetti relativi alla nazionalità di un’imbarcazione.
La verifica della bandiera è centrale nella vicenda: la nazionalità di una nave determina il suo legame giuridico con lo Stato di registrazione e contribuisce a definire il regime applicabile alla navigazione in alto mare.
Il 13 ottobre la procura di Saint-Denis ha annunciato l’apertura di un’indagine per la mancata giustificazione della nazionalità della nave da parte del comandante durante un controllo in mare. L’inchiesta è stata affidata alla gendarmeria marittima e alla gendarmeria dipartimentale della Riunione.
La contestazione riguarda la nazionalità dichiarata e non costituisce, di per sé, una prova di traffico illecito. Anche i sospetti sul trasporto di carburanti, evocati da Macron, devono essere distinti dagli elementi che saranno accertati nel corso dell’indagine.
Kiev collega la nave al greggio russo e a Sovcomflot
Un elemento ulteriore arriva dalla Direzione principale dell’intelligence del ministero della Difesa ucraino, il GUR. Secondo l’organismo, la DF Peak sarebbe coinvolta nel trasporto di greggio russo e sarebbe collegata alla compagnia marittima Sovcomflot, società russa sottoposta a sanzioni.
Queste informazioni vanno attribuite all’intelligence ucraina e distinte dagli accertamenti effettuati direttamente dalle autorità francesi nell’ambito dell’intervento del 12 ottobre.
La petroliera, costruita nel 2006, è lunga circa 244 metri, ha una portata lorda di 110.119 tonnellate ed è identificata dal numero IMO 9341067. In precedenza ha navigato con i nomi NS Captain e Kaliningrad, cambiando anche bandiera prima di dichiarare quella del Benin.
Il numero IMO permette di identificare la nave indipendentemente dai cambiamenti di nome. Nel febbraio 2024 il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti aveva indicato la NS Captain, con lo stesso numero IMO, tra le 14 petroliere nelle quali Sovcomflot aveva interessi. L’atto statunitense associava quelle imbarcazioni alla compagnia russa.
Il 25 giugno 2024 l’Unione europea aveva inserito la Kaliningrad, sempre identificata dal numero IMO 9341067, nell’elenco delle navi soggette a misure restrittive. La corrispondenza del numero IMO conferma che gli atti riguardavano la stessa imbarcazione oggi denominata DF Peak.
Registri datati giugno 2025 indicavano Hong Kong Ding Feng Shipping come proprietaria della nave. Questo dato storico, tuttavia, non basta a stabilire quale sia l’attuale assetto proprietario o a ricostruire tutti gli eventuali rapporti societari.
La flotta ombra e la strategia europea
La flotta ombra è al centro degli sforzi occidentali per limitare le entrate energetiche russe e contrastare l’elusione delle sanzioni. Il fenomeno comprende petroliere che possono ricorrere a cambi di nome e bandiera, strutture proprietarie complesse e intermediari commerciali, rendendo più difficile individuare gli operatori effettivi e ricostruire i percorsi dei carichi.
Per i governi europei, il contrasto a queste reti presenta una duplice sfida: applicare le misure restrittive e, allo stesso tempo, rispettare le norme internazionali sulla libertà di navigazione e sulla giurisdizione in alto mare.
Il caso della DF Peak si inserisce in una serie di interventi francesi contro navi sospettate di essere legate alla flotta ombra russa. Il 25 giugno Macron aveva annunciato l’intercettazione della petroliera Deliver al largo della Sicilia, accusata di violare il diritto marittimo.
L’operazione nell’Oceano Indiano estende l’attenzione francese oltre il Mediterraneo e le rotte europee. Per la DF Peak, resta fondamentale distinguere le sanzioni già applicate alla nave dai sospetti relativi alle attività attuali: saranno gli accertamenti giudiziari a chiarire le eventuali violazioni e le responsabilità dei soggetti coinvolti.
