(AGENPARL) - Roma, 12 Ottobre 2026 - Fermati gli ultimi fondi e le trasmissioni programmate. Restano aperte la causa del Comitato democratico a Washington e la questione di chi pagherà il conto, a tre settimane dalle elezioni di metà mandato
Washington, lun 12 ottobre 2026 – Una giudice federale ha bloccato gli spot pubblicitari di Donald Trump finanziati con fondi pubblici. Jennifer L. Rochon, del tribunale federale di Manhattan (Distretto Sud di New York), ha emesso domenica sera un ordine restrittivo temporaneo di 14 giorni, prorogabile, che sospende la campagna del Dipartimento per la Sicurezza Nazionale (DHS) e blocca i 20 milioni di dollari destinati agli annunci, a poche settimane dalle elezioni di metà mandato del 3 novembre. Il DHS non può più usare, erogare o trasferire fondi per gli spot e deve cancellare quelli in programma, mentre l’ordine d’acquisto è sospeso.
Il merito
Secondo Rochon, i ricorrenti hanno mostrato di poter probabilmente prevalere nel merito, subirebbero un danno irreparabile senza l’ordine e l’interesse pubblico è favorevole al blocco. La giudice ha respinto l’obiezione del Dipartimento di Giustizia sulla legittimazione ad agire e ha annunciato che depositerà presto le motivazioni complete. L’ordine non è una sentenza definitiva sulla legittimità degli spot. È arrivato dopo che il governo, in un atto di sabato sera, aveva sostenuto che il TRO fosse superfluo perché la messa in onda sarebbe terminata il giorno dopo.
Il percorso dei fondi
Secondo i dati dei contratti federali riportati da ABC e CNN, il 19 settembre l’Ufficio per la gestione e il bilancio (OMB) ha destinato 20 milioni di dollari di fondi della Customs and Border Protection (CBP) a una voce chiamata “eventi commemorativi”. Il giorno dopo la CBP ha assegnato un contratto dello stesso importo alla LMD Agency, società del Maryland, per una “campagna mediatica nazionale”. Gli spot sono andati in onda dalla fine di settembre su reti come Fox, CNN, CBS, ABC ed ESPN. Dagli atti risulta che circa 19 milioni erano già stati spesi o impegnati. La società di rilevazione AdImpact stimava, una settimana fa, oltre 12 milioni di spot già trasmessi. Le risorse provengono da un pacchetto da 175 milioni stanziato dal Congresso per il DHS.
Le cause
Mercoledì 7 ottobre sono state depositate due azioni legali. Il Comitato nazionale democratico (DNC) ha fatto causa a Washington, accusando Trump di aver diretto personalmente gli spot, e ha poi chiesto un TRO. Più tardi è arrivato il ricorso di Common Cause, assistita da Democracy Forward, insieme al sindacato SEIU 32BJ, a un candidato democratico al parlamento dell’Alabama e ad altri ricorrenti. Da questa causa è nato l’ordine di Rochon. Common Cause ha presentato inoltre un reclamo separato alla Commissione elettorale federale.
La norma
Al centro c’è una clausola della legge di bilancio del 2026, che vieta di usare qualsiasi stanziamento, anche tramite appaltatori privati, per scopi di “publicity or propaganda” non autorizzati dal Congresso. Il DNC invoca inoltre l’Administrative Procedure Act, l’Antideficiency Act e il Purpose Act. Secondo diversi esperti, gli spot si distinguono da molti annunci di servizio pubblico del passato perché non aiutano i cittadini ad accedere a specifici programmi.
La difesa e il nodo del rimborso
La Casa Bianca sostiene che si tratti di annunci di servizio pubblico, non politici, perché Trump non è in corsa a novembre e gli spot non contengono inviti all’azione. Lunedì 5 ottobre il presidente ha annunciato che d’ora in poi pagherà il suo super PAC, MAGA Inc., ma sul rimborso dei fondi già spesi ha detto soltanto “decideremo”. Secondo TeleSUR, un funzionario della Casa Bianca ha precisato che non ci sono piani immediati per restituire il denaro al Tesoro. Alcuni spot hanno continuato ad andare in onda con la dicitura “Paid for by the US Government” anche dopo l’annuncio.
Le critiche bipartisan
La campagna ha provocato critiche anche tra i repubblicani: il capogruppo di maggioranza al Senato, John Thune, ha detto che non dovrebbe essere pagata dai contribuenti. Il presidente della FCC, Brendan Carr, nominato da Trump, ha invece dichiarato che gli spot non hanno nulla di straordinario.
Cosa succede ora
Il TRO scade intorno al 25 ottobre, salvo proroghe. Restano attese le motivazioni complete di Rochon, la richiesta di ingiunzione preliminare e la causa del DNC. Si vota il 3 novembre.
(Fonti: CNBC, CBS News, ABC News, CNN, AP, NBC News, Deadline, Mediaite, TeleSUR/EFE)
