(AGENPARL) - Roma, 12 Ottobre 2026 - Il senatore democratico critica la gestione della guerra e mette in guardia contro un intervento americano contro gli Houthi. Al centro anche la trasparenza sui danni alle installazioni militari statunitensi nel Golfo.
Gli Stati Uniti rischiano di aggravare ulteriormente una crisi regionale già fuori controllo se decidessero di estendere il conflitto agli Houthi dello Yemen. È l’avvertimento lanciato dal senatore democratico Chris Murphy, membro della Commissione Esteri del Senato, che ha criticato la strategia dell’amministrazione di Donald Trump dopo una missione in Qatar e Arabia Saudita.
Intervenendo domenica 11 ottobre alla trasmissione Face the Nation di CBS News, Murphy ha sostenuto che un intervento militare statunitense contro gli Houthi, oltre alla guerra contro l’Iran, renderebbe il Medio Oriente ancora più instabile. La sua presa di posizione arriva mentre gli attacchi contro obiettivi sauditi e la risposta militare di Riad aumentano il rischio di un allargamento delle ostilità.
Il rischio di una guerra su più fronti
Per Murphy, l’apertura di un nuovo fronte non risolverebbe la crisi, ma potrebbe moltiplicarne le conseguenze militari e politiche. Il senatore ha accusato l’amministrazione Trump di non aver predisposto una strategia efficace per gestire il conflitto con Teheran e ha avvertito che un coinvolgimento diretto contro gli Houthi aumenterebbe i rischi per gli Stati Uniti e per i Paesi della regione.
La questione è diventata più urgente dopo gli attacchi contro l’aeroporto internazionale King Khalid di Riad, attribuiti agli Houthi, che secondo le autorità saudite hanno provocato vittime e feriti. Gli episodi hanno alimentato le richieste di una risposta più incisiva da parte di Washington. Secondo Reuters, il presidente Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti stavano valutando la possibilità di affiancare l’Arabia Saudita nelle operazioni. Non si tratta, tuttavia, di una decisione definitiva sull’apertura di un nuovo fronte militare.
Il problema strategico va oltre il confronto tra Washington e Teheran. L’estensione delle operazioni allo Yemen rischierebbe di coinvolgere più direttamente le rotte marittime del Mar Rosso e dello stretto di Bab el-Mandeb, snodi importanti per il commercio internazionale e per il trasporto di energia. Un deterioramento della sicurezza potrebbe quindi ripercuotersi sui costi della navigazione, sulle assicurazioni e sulle catene di approvvigionamento.
Le basi americane nel Golfo e il nodo della trasparenza
Un secondo elemento della denuncia di Murphy riguarda le conseguenze della guerra sulle installazioni militari statunitensi. Il senatore ha sostenuto che gli attacchi iraniani abbiano provocato danni alle strutture americane in Bahrain e Qatar e ha contestato al Pentagono di avergli impedito di visitarle durante la missione nella regione.
È necessario distinguere le dichiarazioni del senatore dai dati verificati in modo indipendente. Murphy ha riferito di non aver potuto ispezionare direttamente le installazioni militari in Bahrain e Qatar. La sua accusa è che le restrizioni all’accesso impediscano al Congresso di valutare pienamente le conseguenze della guerra e gli eventuali costi di ricostruzione. Il Pentagono, secondo quanto riportato da Reuters, ha sostenuto che le restrizioni derivavano da una direttiva applicata uniformemente, contestando così l’interpretazione politica del senatore.
La questione ha anche una dimensione finanziaria. Senza dati verificabili sull’entità dei danni, sui tempi di ripristino e sulle misure necessarie per proteggere le strutture da nuovi attacchi, diventa più difficile stabilire quanto denaro pubblico serva e quale capacità operativa possa essere effettivamente recuperata.
Murphy ha chiesto che il Congresso possa esercitare le proprie prerogative di controllo prima di autorizzare ulteriori spese. La sua posizione è che non si dovrebbe finanziare automaticamente la ricostruzione di infrastrutture militari se non è chiaro come possano essere protette in futuro.
Una crisi che investe anche gli equilibri del Golfo
La missione di Murphy in Qatar e Arabia Saudita aveva l’obiettivo di raccogliere informazioni sugli effetti del conflitto e discutere con i partner regionali le prospettive della presenza militare americana. Il senatore ha incontrato esponenti delle istituzioni locali, tra cui l’emiro del Qatar e il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman.
Il suo intervento evidenzia una tensione centrale per la politica americana: da una parte, le richieste degli alleati di fronteggiare gli attacchi; dall’altra, il rischio che un maggiore coinvolgimento militare allarghi il conflitto senza offrire garanzie di stabilizzazione. L’amministrazione Trump deve inoltre fare i conti con i costi della guerra e con le domande del Congresso sulla protezione dei militari e sull’impiego delle risorse pubbliche.
L’avvertimento di Murphy non equivale a una decisione di Washington: il senatore esprime la posizione di un esponente democratico dell’opposizione, mentre la scelta sull’eventuale intervento contro gli Houthi spetta all’amministrazione. Ma il suo intervento mette a fuoco il dilemma strategico che gli Stati Uniti devono affrontare: rispondere alle pressioni degli alleati senza trasformare la guerra con l’Iran in un conflitto regionale ancora più esteso.
Fonti: CBS News (intervista a Chris Murphy dell’11 ottobre 2026 The Guardian (sulle accuse di Murphy al Pentagono e sul diniego di accesso alla base in Qatar, 8 ottobre 2026) Internazionale / Reuters (sugli attacchi degli Houthi all’aeroporto di Riyadh e sulle tensioni con l’Arabia Saudita, 12 ottobre 2026)
