(AGENPARL) - Roma, 4 Ottobre 2026 - Dopo il tentativo di dirottamento del volo diretto a Tel Aviv, cresce lo scontro sulle responsabilità. Regev respinge le accuse, ma nuove ricostruzioni riaprono il dossier sui controlli degli equipaggi delle compagnie straniere
Il caso del volo Flydubai diretto da Dubai a Tel Aviv si sta trasformando in una più ampia questione di sicurezza nazionale per Israele. A quattro giorni dall’aggressione del copilota contro il comandante, che ha provocato una drammatica discesa dell’aereo prima dell’intervento dei passeggeri e di altri piloti a bordo, la domanda non riguarda più soltanto ciò che è accaduto nella cabina di pilotaggio, ma chi avrebbe dovuto verificare il profilo dell’equipaggio prima della partenza. Le autorità degli Emirati hanno definito l’episodio un atto terroristico.
Al centro della controversia è ora il sistema israeliano di sicurezza dei voli operati da compagnie straniere. La ministra dei Trasporti Miri Regev ha respinto le accuse di responsabilità del suo dicastero, sostenendo che il Ministero dei Trasporti non è un’agenzia d’intelligence e non effettua controlli individuali sui piloti stranieri. Secondo Regev, le responsabilità in materia di intelligence sono distribuite tra Mossad e Shin Bet.
La posizione del ministero, tuttavia, si confronta con una questione istituzionale emersa nelle ultime ore. Secondo ricostruzioni basate su documenti del Consiglio di sicurezza nazionale israeliano, nel 2021 lo Shin Bet aveva ceduto una parte della responsabilità per la sicurezza dei voli stranieri al Ministero dei Trasporti, con l’Autorità per l’aviazione civile chiamata a verificare il rispetto delle disposizioni di sicurezza da parte dei vettori stranieri.
Una successiva ricostruzione riferisce che, quando la responsabilità venne trasferita, funzionari della divisione sicurezza del ministero avevano espresso forti perplessità, sostenendo di non disporre degli strumenti, dell’autorità e delle risorse necessarie. Nel 2025 il primo ministro Benjamin Netanyahu aveva nuovamente assegnato al ministero la responsabilità della sicurezza dei voli stranieri.
La lista dell’equipaggio c’era
Il caso diventa ancora più delicato perché i dati dell’equipaggio erano stati trasmessi alle autorità israeliane. Secondo fonti regionali citate dall’Associated Press, gli Emirati avevano condiviso in anticipo con Israele informazioni sui passeggeri e sull’equipaggio, comprese le nazionalità.
Il Ministero dei Trasporti sostiene però che la lista del volo FZ1073 non gli fosse stata trasmessa direttamente e che la propria Security Division non avesse accesso alle liste dei voli. Il ministero afferma inoltre che Flydubai aveva dichiarato di aver effettuato i controlli previsti sull’equipaggio. L’Autorità fiscale israeliana ha invece confermato di aver ricevuto la lista.
È proprio qui che si concentra il nodo della vicenda: se i dati erano disponibili agli apparati dello Stato, chi aveva il compito di trasformarli in un controllo concreto?
Il precedente dei piloti omaniti
La questione è resa ancora più complessa dalle notizie sulle restrizioni relative ai piloti provenienti da Paesi privi di relazioni diplomatiche con Israele.
Dopo l’attacco, erano emerse ricostruzioni secondo cui piloti di Paesi senza rapporti con Israele non avrebbero dovuto operare voli verso il Paese e che Flydubai sarebbe stata tenuta a rispettare tali disposizioni. Il copilota coinvolto nell’incidente era cittadino dell’Oman, Paese che non intrattiene relazioni diplomatiche con Israele.
La questione, tuttavia, è controversa. Fonti citate dal Jerusalem Post hanno successivamente contestato che l’accordo bilaterale tra Israele ed Emirati stabilisse effettivamente un divieto legato alla nazionalità dei piloti. Parallelamente, il Times of Israel ha riferito che decine di piloti omaniti avrebbero operato voli verso Tel Aviv negli anni precedenti, nonostante le restrizioni riportate dalle autorità israeliane.
È quindi un punto sul quale le ricostruzioni non sono ancora completamente concordanti. Per questo la questione non può essere presentata come una violazione definitivamente accertata dell’accordo: bisognerà chiarire quale specifica disposizione disciplinasse la presenza dell’equipaggio omanita sul volo FZ1073.
Lo scontro politico
Nel frattempo, la vicenda è diventata terreno di scontro politico.
Regev ha respinto le accuse rivolte al suo ministero e ha attaccato il leader dell’opposizione Yair Lapid, accusandolo di non comprendere il funzionamento della sicurezza dell’aviazione. Lapid aveva invece sostenuto che il governo deve assumersi la responsabilità delle procedure che riguardano la sicurezza dei passeggeri.
Ancora più direttamente è intervenuta Keren Terner, ex direttrice generale del Ministero dei Trasporti e oggi candidata nella lista di Naftali Bennett. Terner ha contestato pubblicamente la versione di Regev, sostenendo che la responsabilità per la sicurezza delle compagnie straniere ricada sul Ministero dei Trasporti.
Il quadro che emerge, dunque, non è quello di una singola falla facilmente attribuibile a un organismo, ma di una catena di responsabilità frammentata, nella quale ministero, apparati di sicurezza e compagnie aeree hanno ruoli differenti.
Ed è proprio questo il problema che il caso Flydubai ha portato alla luce: la disponibilità di informazioni sull’equipaggio non equivale necessariamente a un controllo di sicurezza, se non è chiaro quale organismo debba analizzarle e intervenire sulla base dei risultati.
La domanda che resta sul tavolo è quindi semplice, ma tutt’altro che marginale: chi aveva davvero la responsabilità di controllare il pilota prima che salisse su quell’aereo diretto in Israele?
