(AGENPARL) - Roma, 10 Settembre 2026 - La Passione di Cristo torna nelle sale cinematografiche. A oltre vent’anni dal debutto, il kolossal biblico diretto da Mel Gibson viene riproposto sul grande schermo attraverso una riedizione ufficiale di Lionsgate, programmata dal 10 al 17 settembre.
Un ritorno che conferma la lunga eredità cinematografica di un’opera diventata uno dei film religiosi più conosciuti e discussi degli ultimi decenni, accostata per importanza nel genere biblico a grandi produzioni come Ben-Hur, I dieci comandamenti e Gesù di Nazareth di Franco Zeffirelli.
La nuova distribuzione assume inoltre un significato particolare in vista del progetto con cui Gibson intende proseguire il racconto iniziato nel 2004: La Resurrezione di Cristo, annunciato come sequel articolato in due parti.
Dal 2004 a oggi, un successo mondiale
Uscito nelle sale il 25 febbraio 2004, La Passione di Cristo propone una rappresentazione estremamente cruda delle ultime ore della vita di Gesù, concentrandosi sulla Passione e sulla crocifissione.
Gibson scelse deliberatamente un linguaggio cinematografico duro e realistico, trasformando la sofferenza fisica di Cristo in uno degli elementi centrali della narrazione.
Una scelta che provocò forti discussioni ma che non impedì al film di trasformarsi in un fenomeno cinematografico mondiale.
Secondo i dati riportati, il film arrivò a incassare complessivamente circa 612 milioni di dollari nel mondo, ottenendo risultati straordinari nonostante le limitazioni legate alla classificazione per età.
Il successo commerciale contribuì a trasformare l’opera di Gibson in un caso cinematografico internazionale.
Roger Ebert e la scelta radicale di Mel Gibson
Tra i critici che riconobbero la precisa intenzione artistica del regista ci fu Roger Ebert, che assegnò al film quattro stelle.
Ebert spiegò di preferire la valutazione di un’opera sulla base di ciò che il regista aveva realmente cercato di realizzare, anziché giudicarla immaginando quello che avrebbe dovuto essere.
Per il celebre critico era evidente l’obiettivo di Gibson: mostrare in maniera cruda e impossibile da ignorare il prezzo che, secondo la fede cristiana, Gesù avrebbe pagato attraverso la morte per la redenzione dei peccati dell’umanità.
La violenza rappresentata nel film, dunque, non sarebbe stata semplicemente un elemento spettacolare, ma parte integrante della concezione religiosa e cinematografica dell’opera.
Gibson: «Volevo renderlo il più realistico possibile»
A distanza di oltre due decenni, Gibson è tornato a spiegare le ragioni alla base di quella scelta.
In una recente intervista con Raymond Arroyo di EWTN, il regista ha ricordato di aver voluto rendere la Passione «il più realistico possibile», permettendo allo spettatore di affrontare insieme al protagonista un percorso particolarmente duro.
Secondo Gibson, alcune precedenti rappresentazioni cinematografiche della Passione avevano attenuato la brutalità degli eventi, dando quasi l’impressione che il percorso verso la crocifissione fosse stato meno doloroso.
Il suo intento era esattamente l’opposto: sottolineare quanto quel cammino fosse stato difficile e traumatico.
Un’esperienza impegnativa anche per Jim Caviezel, l’attore scelto per interpretare Gesù Cristo.
Il pubblico e quella «voglia irrefrenabile» di vedere il film
Gibson ha riflettuto anche sull’enorme successo ottenuto al botteghino.
Secondo il regista, esisteva nel pubblico una sorta di «voglia irrefrenabile» di confrontarsi con quella storia. Un interesse che avrebbe portato gli spettatori ad andare nelle sale in massa.
Il fenomeno, secondo Gibson, avrebbe successivamente favorito anche altri cineasti interessati ad affrontare apertamente temi religiosi e spirituali.
Il film ha inoltre continuato a essere visto negli anni successivi alla sua distribuzione originale, diventando per una parte del pubblico un appuntamento legato in particolare al periodo della Settimana Santa.
Il sequel e il racconto della Resurrezione
L’attenzione è ora rivolta soprattutto al seguito del film.
Il progetto dedicato alla Resurrezione di Cristo dovrebbe ampliare la storia raccontata nel primo capitolo e, secondo quanto riportato, essere articolato in due parti con un’uscita prevista a partire dal maggio 2027.
Gibson ha spiegato che intende mantenere il racconto fedele alla vita di Cristo e all’insegnamento cristiano, pur esplorando alcuni degli spazi narrativi non descritti dettagliatamente nei Vangeli.
Il regista ha richiamato, in particolare, la natura sintetica dei racconti evangelici e il passo conclusivo del Vangelo di Giovanni nel quale viene sottolineato come molte altre azioni compiute da Gesù non siano state riportate per iscritto.
È proprio all’interno di questi spazi che Gibson intende sviluppare parte della propria narrazione cinematografica.
Gibson: esplorare ciò che i Vangeli non raccontano
Per il regista, la possibilità di immaginare ciò che potrebbe essere avvenuto intorno agli episodi raccontati dalle Scritture rappresenta uno degli elementi creativi del nuovo progetto.
L’obiettivo, ha precisato, non sarebbe quello di contraddire l’insegnamento cristiano tradizionale, ma di sviluppare cinematograficamente ciò che circonda gli avvenimenti descritti nei testi evangelici.
Una strada che, secondo il testo fornito, richiama in parte quella percorsa da Franco Zeffirelli con Gesù di Nazareth, la celebre produzione del 1977 che combinava il materiale evangelico con una più ampia costruzione narrativa.
Gibson ha anticipato anche la volontà di sorprendere il pubblico attraverso alcuni degli elementi che saranno mostrati nel sequel.
Dal 10 al 17 settembre nuovamente sul grande schermo
Prima dell’arrivo del nuovo capitolo, dunque, il pubblico avrà la possibilità di tornare all’opera originale.
La riedizione di La Passione di Cristo è prevista dal 10 al 17 settembre e, secondo le informazioni fornite, comprenderà anche contenuti esclusivi e retroscena inediti dedicati a La Resurrezione di Cristo.
A più di vent’anni dall’uscita originale, il ritorno nelle sale rappresenta così non soltanto la celebrazione di uno dei maggiori successi della carriera di Mel Gibson, ma anche un ponte verso il nuovo progetto cinematografico dedicato alla storia di Cristo.
Un’opera che nel 2004 divise critica e pubblico per la rappresentazione estremamente esplicita della Passione, ma che riuscì contemporaneamente a raggiungere dimensioni commerciali difficilmente immaginabili per una produzione di questo genere.
Ora La Passione di Cristo torna sul grande schermo, mentre cresce l’attesa per conoscere quale direzione Gibson darà al racconto della Resurrezione.
