“Dalla scuola romana al gusto riunito europeo”: un viaggio musicale attraverso il Seicento e il primo Settecento
(AGENPARL) - Roma, 5 Settembre 2026 - PIOBBICO – Non una semplice successione di pagine per clavicembalo, ma un viaggio attraverso quella straordinaria circolazione di idee, forme, stili e linguaggi che tra Seicento e primo Settecento contribuì alla costruzione di una cultura musicale autenticamente europea.
È questa la chiave di lettura di “Dalla scuola romana al gusto riunito europeo”, il concerto che vedrà protagonista Pamela Lucciarini al clavicembalo, sabato 12 settembre 2026 alle ore 18.30, nella cornice del Castello Brancaleoni di Piobbico.
L’appuntamento è presentato dall’Ente Concerti di Pesaro, con il patrocinio del Comune di Piobbico.
Il programma mette in relazione alcuni dei grandi protagonisti della musica europea: Girolamo Frescobaldi, Johann Jakob Froberger, François Couperin, Georg Friedrich Händel e Johann Sebastian Bach.
Dietro questa sequenza di nomi si nasconde però qualcosa di più profondo: il racconto di un’Europa musicale che, molto prima dell’integrazione politica contemporanea, aveva già imparato a comunicare attraverso un linguaggio comune.
Roma, Vienna, Parigi e il mondo tedesco non erano universi isolati. Musicisti, manoscritti, tecniche compositive, danze e forme strumentali attraversavano frontiere e corti, venivano assimilati e trasformati.
Il clavicembalo diventa così la macchina del tempo attraverso la quale ricostruire questa storia.
Frescobaldi e la rivoluzione della tastiera italiana
Il percorso prende avvio da Girolamo Frescobaldi, rappresentato dalla Toccata settima tratta dal Primo Libro di Toccate.
La scelta è significativa.
Frescobaldi rappresenta uno dei grandi punti di riferimento della musica europea per tastiera del primo Seicento. Nella sua scrittura la toccata non è semplicemente una dimostrazione di abilità tecnica: diventa un territorio espressivo estremamente libero, nel quale il tempo può dilatarsi, il gesto musicale può cambiare improvvisamente direzione e l’interprete assume un ruolo determinante.
È una musica nella quale rigore e libertà convivono.
Ed è proprio da Roma che questa concezione della tastiera comincerà a diffondersi verso il resto d’Europa.
FROBERGER, IL MUSICISTA VIAGGIATORE
Subito dopo Frescobaldi compare Johann Jakob Froberger, del quale Pamela Lucciarini propone la Toccata seconda in Re e successivamente la Suite n. 2 in re minore, articolata in Allemande, Courante, Saraband e Gigue.
La presenza di Froberger è essenziale per comprendere il titolo stesso del concerto.
Pochi compositori incarnano infatti altrettanto bene la circolazione musicale europea del Seicento.
La sua figura permette di osservare come gli stili nazionali comincino progressivamente a contaminarsi. La tradizione italiana della tastiera incontra le forme di danza francesi e la cultura musicale dell’Europa centrale.
La musica viaggia insieme agli uomini.
E Froberger è precisamente uno degli uomini attraverso i quali quel viaggio diventa composizione.
La suite, con la successione di allemande, courante, sarabande e gigue, mostra inoltre quanto le danze di differenti provenienze nazionali siano progressivamente entrate in un vocabolario condiviso.
Quella che oggi chiamiamo “musica barocca europea” nasce anche da questa continua assimilazione.
COUPERIN E L’ELEGANZA FRANCESE
Il viaggio arriva quindi in Francia con François Couperin.
Dal Premier Livre de Pièces de Clavecin, Premier Ordre, il programma propone una selezione composta da L’Auguste – Allemande, Première Courante e Gavotte.
Con Couperin cambia il paesaggio sonoro.
Il clavicembalo francese sviluppa un’identità raffinatissima, costruita attraverso ornamentazione, eleganza del fraseggio, danza e capacità di suggerire caratteri, atmosfere e immagini.
La tastiera diventa quasi un piccolo teatro.
Non occorrono scenografie né grandi masse orchestrali. Sono sufficienti il tocco, l’articolazione, l’ornamento e il ritmo per evocare un intero mondo.
Ed è proprio nel rapporto tra questa sensibilità francese e le tradizioni italiana e tedesca che comincia a emergere quello che il titolo del concerto definisce efficacemente “gusto riunito europeo”.
HÄNDEL E “LASCIA CH’IO PIANGA”
Nel programma compare anche uno dei titoli più celebri del repertorio barocco: “Lascia ch’io pianga”, aria dall’opera Rinaldo di Georg Friedrich Händel.
La sua presenza introduce un ulteriore livello nel percorso.
Händel è, per biografia e produzione, uno dei compositori più europei della propria epoca: nato nel mondo tedesco, profondamente influenzato dall’esperienza italiana e infine protagonista della vita musicale londinese.
Ancora una volta, le categorie nazionali si dimostrano insufficienti.
Il Barocco è fatto di scuole riconoscibili, ma anche di musicisti che attraversano quelle scuole e le trasformano.
Händel assorbe linguaggi diversi e li ricompone in una sintesi personale destinata a diventare patrimonio della cultura musicale europea.
BACH, IL PUNTO D’ARRIVO
Il percorso culmina con Johann Sebastian Bach.
Il programma prevede la Fantasia in la minore, BWV 922 e la monumentale Partita n. 2 in do minore, BWV 826, composta da Sinfonia, Allemande, Courante, Sarabande, Rondeau e Capriccio.
È difficile immaginare una conclusione più coerente.
Bach rappresenta infatti uno dei vertici della capacità di assorbire e trasformare linguaggi differenti.
Nella sua musica convivono la tradizione contrappuntistica tedesca, l’influenza italiana e quella francese. Le forme nazionali non vengono semplicemente accostate: vengono interiorizzate e trasformate in un linguaggio nuovo.
Il “gusto riunito” raggiunge così una delle sue espressioni più alte.
Da Frescobaldi a Bach, il programma può essere letto come una grande traiettoria europea: idee nate in un luogo attraversano il continente, vengono reinterpretate e ritornano sotto forme differenti.
PAMELA LUCCIARINI, UNA MUSICISTA TRA STRUMENTO, VOCE E TEATRO
A dare unità a questo percorso sarà Pamela Lucciarini, musicista dalla formazione e dall’attività particolarmente trasversali.
Il profilo allegato al programma la presenta come clavicembalista, pianista, cantante e performer, impegnata sia come solista sia come direttore concertatore e in collaborazioni con istituzioni musicali internazionali.
Come soprano ha affrontato opere di Mozart, Rossini, Jommelli, Mazzoni e Monteverdi ed è stata diretta, tra gli altri, da Riccardo Muti, Fabio Biondi, Enrico Onofri e Marco Mencoboni.
Il suo percorso comprende presenze in contesti quali Opéra Garnier, Cité de la Musique, Parco della Musica, Fondazione Pergolesi-Spontini, Teatro Rossini di Pesaro, Ravenna Festival, Utrecht Festival, Innsbruck Festival, Festival di Ambronay, Vancouver Festival e numerose altre istituzioni e rassegne internazionali.
È un curriculum che aiuta anche a comprendere l’approccio con il quale Lucciarini affronta il repertorio antico.
Non soltanto filologia.
Non soltanto tecnica strumentale.
Ma attenzione alla relazione fra musica, parola, gesto e dimensione teatrale.
Il rapporto con gli strumenti storici
Un elemento particolarmente significativo della sua attività è proprio il rapporto con gli strumenti storici.
Lucciarini svolge regolarmente recital utilizzandoli e predilige la musica da camera e antica, pur estendendo il proprio repertorio fino alla contemporaneità e alle prime esecuzioni assolute.
Nel corso della propria attività ha inoltre inaugurato a Como un pianoforte Stein sul quale Rossini compose Tancredi e ha suonato, dopo il restauro, un fortepiano appartenuto allo stesso Rossini e oggi custodito nella casa pesarese del compositore.
Sono esperienze che mostrano una concezione dello strumento non come semplice mezzo tecnico, ma come parte integrante della storia della musica.
Suonare un clavicembalo significa confrontarsi con una diversa risposta del suono, una differente articolazione e un’altra idea della dinamica rispetto al pianoforte moderno.
Per questo il concerto di Piobbico può diventare anche un’occasione per riscoprire la specificità sonora dello strumento che ha accompagnato una parte decisiva della storia musicale europea.
DAL 2007 ALL’ACCADEMIA MARCHIGIANA DI MUSICA ANTICA
Il rapporto di Lucciarini con questo repertorio possiede inoltre una dimensione progettuale.
Nel 2007 ha fondato l’Accademia Marchigiana di Musica Antica, con la quale ha lavorato anche sul repertorio di polifonia sacra e basso continuo.
Dal 2015 porta avanti inoltre esperienze nelle quali canta accompagnandosi al clavicembalo e al pianoforte, scegliendo musiche e testi per costruire programmi che alternano pagine strumentali, basso continuo e voce e sperimentano differenti forme teatrali di presentazione della musica.
Nel 2023 ha concertato e diretto al clavicembalo Lo frate ‘nnamorato di Pergolesi per la stagione del Teatro di Jesi.
Il concerto del Castello Brancaleoni si inserisce dunque in un percorso artistico nel quale ricerca storica e comunicazione con il pubblico procedono insieme.
IL CASTELLO BRANCALEONI: QUANDO IL LUOGO DIVENTA PARTE DEL CONCERTO
C’è infine un elemento che non dovrebbe essere considerato secondario: il luogo.
Il programma stesso mette visivamente in primo piano il Castello Brancaleoni, scelto come cornice dell’appuntamento del 12 settembre.
Per la musica antica lo spazio non è mai completamente neutrale.
Un repertorio nato secoli prima delle moderne sale da concerto cambia percezione quando viene restituito a un ambiente storico.
Non si tratta di ricostruire artificialmente il passato, ma di ristabilire un rapporto tra suono, architettura e memoria.
Ed è proprio questo uno dei valori culturali delle iniziative che portano la musica nei castelli, nei palazzi, nelle chiese e nei luoghi storici italiani.
Il patrimonio materiale incontra quello immateriale.
L’architettura torna a essere abitata dalla musica.
UN’EUROPA CHE ESISTEVA PRIMA DELL’EUROPA
Il titolo “Dalla scuola romana al gusto riunito europeo” contiene infine una suggestione che va oltre la musicologia.
L’Europa culturale esisteva molto prima dell’Europa politica.
Nel Seicento non esistevano Schengen, l’Unione Europea o un mercato unico. Esistevano confini, monarchie, guerre e rivalità dinastiche.
Eppure le idee circolavano.
Frescobaldi influenzava musicisti oltre l’Italia.
Froberger attraversava le culture musicali del continente.
La Francia costruiva un proprio linguaggio.
Händel attraversava Germania, Italia e Inghilterra.
Bach studiava e assimilava modelli stranieri senza perdere la propria identità.
La musica dimostrava qualcosa che la politica avrebbe impiegato secoli a comprendere: identità nazionale e contaminazione europea non sono necessariamente opposte.
Una tradizione diventa più forte anche attraverso il confronto con le altre.
Da Roma a Parigi, da Froberger a Bach: a Piobbico il clavicembalo racconta l’Europa prima dell’Europa
Il concerto di Pamela Lucciarini al Castello Brancaleoni può quindi essere ascoltato su più livelli.
È innanzitutto un appuntamento con alcuni capolavori della letteratura per tastiera.
È un viaggio nella sonorità del clavicembalo.
È un incontro con cinque protagonisti fondamentali della storia musicale.
Ma è anche il racconto di un processo culturale molto più grande.
Frescobaldi, Froberger, Couperin, Händel e Bach appartenevano a mondi differenti, eppure contribuirono alla costruzione di un linguaggio che attraversava l’intero continente.
La “scuola romana” diventa così il punto di partenza di una geografia musicale che progressivamente si allarga.
Roma dialoga con Vienna.
La tradizione italiana incontra quella francese.
La danza entra nella suite.
Il gusto nazionale diventa contaminazione.
E alla fine di questo percorso Bach riesce a trasformare molte di quelle esperienze in una delle più grandi sintesi della cultura musicale occidentale.
Sabato 12 settembre 2026, alle 18.30, nel Castello Brancaleoni di Piobbico, Pamela Lucciarini riporterà quella storia al clavicembalo.
Una storia che ricorda come l’Europa, molto prima di diventare un progetto politico, fosse già diventata una civiltà musicale capace di parlare attraverso le frontiere.