(AGENPARL) - Roma, 27 Agosto 2026 - Estonia, Lettonia e Lituania stanno accelerando il rafforzamento delle proprie difese mentre cresce la preoccupazione per le attività russe lungo il fianco orientale della NATO. A far emergere il livello di allarme è anche una lettera riservata visionata da RFE/RL, nella quale esponenti baltici, polacchi e finlandesi parlano di un «contesto di sicurezza in deterioramento», citando una maggiore frequenza di violazioni dello spazio aereo e incursioni di droni.
Il documento, datato 30 luglio e indirizzato alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, è firmato dai commissari europei Kaja Kallas, Andrius Kubilius e Valdis Dombrovskis, insieme ai commissari polacco e finlandese.
L’allarme arriva mentre i tre Stati baltici aumentano rapidamente la spesa militare, costruiscono fortificazioni, preparano nuove infrastrutture e investono in tecnologie avanzate. Restano però vulnerabilità significative: dal progetto ancora incompleto di una barriera contro i droni ai ritardi di Rail Baltica, fino alla delicatissima difesa del varco di Suwalki.
L’allarme sull’attività russa
Secondo quanto riportato dalla fonte, nel corso dell’estate sarebbero emersi diversi segnali di preoccupazione. Il 25 agosto il direttore della CIA John Ratcliffe avrebbe effettuato una visita non annunciata a Mosca per sollecitare il Cremlino a non aumentare le tensioni con gli alleati degli Stati Uniti, con particolare riferimento a Estonia, Lettonia e Lituania.
Il quadro descritto è quello di una minaccia che non necessariamente assumerebbe la forma di una grande offensiva convenzionale.
Diplomatici baltici citati da RFE/RL hanno riferito dell’emergere di ulteriori informazioni d’intelligence relative a possibili operazioni russe sotto falsa bandiera, precisando però che non vi sarebbero indicazioni di un imminente attacco convenzionale.
La preoccupazione riguarda quindi soprattutto quella zona grigia nella quale possono rientrare incursioni di droni, sabotaggi, operazioni clandestine, attacchi informatici e altre forme di pressione ibrida.
Estonia, Lettonia e Lituania aumentano la spesa militare
I tre Paesi baltici si preparano da tempo alla possibilità di un deterioramento della sicurezza regionale.
Secondo la fonte, tutti e tre hanno raggiunto o prevedono di raggiungere a breve l’obiettivo NATO fissato per il 2035 di destinare il 5% del PIL alla difesa. Parallelamente, l’Unione Europea ha iniziato a mettere a disposizione circa 14 miliardi di dollari in prestiti destinati agli investimenti nella sicurezza e nella difesa della regione.
La strategia non riguarda soltanto carri armati, artiglieria, munizioni e fortificazioni. Soprattutto l’Estonia sta puntando sulle tecnologie avanzate.
Tra gli esempi citati figura DefSecIntel Solutions, società estone che utilizza software basato sull’intelligenza artificiale per analizzare immagini e integrare informazioni operative. Le sue tecnologie vengono utilizzate anche in Ucraina e per la protezione delle frontiere estoni.
Un’altra società estone, Wayren, ha sviluppato sistemi software per smartphone, tablet e dispositivi utilizzati sul campo di battaglia, con l’obiettivo di proteggere lo scambio di dati dalle interferenze esterne.
La richiesta all’UE: servono altri 115 miliardi
La lettera trapelata non si limita a descrivere le minacce. Contiene anche una richiesta finanziaria molto consistente.
I firmatari chiedono circa 115 miliardi di dollari per sostenere investimenti e attività economiche negli Stati europei maggiormente esposti sul fronte orientale.
Secondo il documento, gli incidenti che coinvolgono droni e altri dispositivi provenienti dalla Russia starebbero già producendo effetti sulla percezione della sicurezza e sul clima economico regionale.
Per questo vengono richieste «azioni visibili e tempestive».
Tra le priorità indicate figurano capacità di risposta rapida alle interruzioni delle forniture energetiche, protezione delle infrastrutture di elettricità e gas, scorte regionali di beni essenziali, risorse per la protezione civile, rifugi, infrastrutture per l’evacuazione e strumenti per affrontare minacce ibride, informatiche, elettroniche, informative e di sabotaggio.
Il «muro dei droni» resta sulla carta
Uno dei punti deboli più evidenti riguarda il cosiddetto «muro dei droni», il progetto pensato per creare lungo il fianco orientale europeo una rete di sensori e sistemi capaci di individuare e neutralizzare velivoli senza pilota ostili.
Il progetto, molto discusso in precedenza, compare molto meno nelle più recenti comunicazioni europee.
Un funzionario baltico citato da RFE/RL ha sintetizzato il problema osservando che è molto più semplice parlare di un muro di droni che costruirlo, sottolineando come una capacità del genere non sia stata ancora realizzata pienamente neppure dall’Ucraina.
Gli ostacoli sono finanziari, tecnologici e giuridici. Restano da risolvere questioni riguardanti i costi, la disponibilità di sensori e radar, i sistemi di comando e controllo e il grado di automazione consentito per l’intercettazione delle minacce.
Rail Baltica, il grande ritardo strategico
Un’altra vulnerabilità è Rail Baltica.
Il progetto ferroviario, avviato nel 2015, dovrebbe collegare Estonia, Lettonia e Lituania alla Polonia e quindi al resto della rete europea, superando la dipendenza dalle infrastrutture ferroviarie basate in gran parte sugli standard ereditati dall’epoca sovietica.
L’apertura inizialmente prevista è stata rinviata e anche l’obiettivo del 2030 appare incerto a causa dell’aumento dei costi, di problemi nella pianificazione e delle modifiche progettuali.
Non è soltanto un problema economico o infrastrutturale.
Rail Baltica è considerata essenziale per la mobilità militare della NATO perché permetterebbe di trasferire più rapidamente truppe, mezzi e armamenti verso il fianco nord-orientale dell’Alleanza.
Il varco di Suwalki, punto debole della NATO
Al centro dei piani difensivi rimane soprattutto il varco di Suwalki, la stretta fascia terrestre che collega Polonia e Lituania.
La sua importanza geografica è enorme: il corridoio si trova tra la Bielorussia, alleata di Mosca, e l’exclave russa di Kaliningrad.
In uno scenario di conflitto, un’interruzione del corridoio potrebbe complicare seriamente i collegamenti terrestri tra i Paesi baltici e il resto del territorio NATO. Secondo la fonte, molti strateghi militari considerano proprio questa zona uno dei probabili obiettivi russi nell’eventualità di un attacco contro l’Alleanza.
La Lituania sta cercando di ridurre questa vulnerabilità.
Il Paese ha approvato una legge per costruire un campo di addestramento militare nel corridoio e sono iniziati i lavori preparatori nell’area di Kapciamiestis. La struttura dovrebbe permettere l’addestramento contemporaneo di un massimo di 4.000 militari lituani e alleati.
Tedeschi e americani sui due lati del corridoio
La presenza alleata nella regione viene parallelamente rafforzata.
Il dispositivo dovrebbe comprendere la 45ª Brigata corazzata tedesca schierata a nord del varco e un battaglione multinazionale NATO a guida statunitense posizionato immediatamente più a sud, in territorio polacco.
Nel frattempo Lettonia, Lituania e Polonia stanno fortificando anche i confini con la Bielorussia attraverso recinzioni e fossati.
Queste infrastrutture hanno una doppia funzione: ostacolare eventuali incursioni militari e contrastare gli attraversamenti irregolari della frontiera, che i governi della regione accusano Minsk e Mosca di aver favorito negli ultimi anni.
Ma basteranno le fortificazioni?
Non tutti sono convinti che l’attuale strategia sia sufficiente.
Valdas Tutkus, ex comandante delle forze armate lituane, ha espresso dubbi sull’impostazione dei preparativi, osservando che la guerra moderna non sarà necessariamente combattuta secondo gli schemi tradizionali basati principalmente su mezzi terrestri pesanti.
«Stiamo acquistando mille camion. Stiamo costruendo una linea difensiva, pur essendo ben consapevoli che la guerra moderna non si combatterà con i carri armati», ha dichiarato.
La questione rappresenta il dilemma centrale dei Paesi baltici: costruire fortificazioni e aumentare le forze convenzionali, ma contemporaneamente prepararsi a droni, cyberattacchi, sabotaggi, guerra elettronica e operazioni clandestine.
Il fianco baltico diventa una priorità europea
Estonia, Lettonia e Lituania si trovano così al centro di uno dei più complessi problemi strategici della NATO.
Da una parte stanno aumentando rapidamente la spesa militare, rafforzando le frontiere e ospitando contingenti alleati. Dall’altra rimangono problemi infrastrutturali e tecnologici che non possono essere risolti rapidamente.
Il ritardo di Rail Baltica, l’assenza di una vera barriera integrata contro i droni e la vulnerabilità geografica del varco di Suwalki mostrano quanto la difesa della regione dipenda non soltanto dal numero dei soldati, ma dalla capacità di spostare rapidamente le forze NATO e di individuare minacce sempre più difficili da attribuire.
La lettera trapelata sintetizza questa preoccupazione parlando di un deterioramento del contesto di sicurezza e chiedendo all’Europa interventi concreti.
Per i Paesi baltici, il problema non è più soltanto prepararsi all’eventualità estrema di un’invasione convenzionale. È costruire una deterrenza capace di funzionare anche nella zona grigia tra pace e guerra, dove droni, sabotaggi, cyberattacchi e operazioni ibride possono mettere alla prova la NATO senza necessariamente oltrepassare, almeno inizialmente, la soglia di un conflitto aperto.
