(AGENPARL) - Roma, 27 Agosto 2026 - Si alza ulteriormente la tensione tra Mosca e Londra sullo sfondo della guerra in Ucraina. Alle dichiarazioni di Andrei Fedorov, ex viceministro degli Esteri russo e commentatore vicino agli ambienti del Cremlino, che ha evocato possibili attività «semi-militari» contro obiettivi britannici, si aggiunge ora la posizione ufficiale espressa dalla portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova.
Durante un briefing, Zakharova ha sostenuto che, alla luce dell’impiego da parte dell’Ucraina di armamenti forniti dal Regno Unito, la Russia avrebbe il diritto di colpire installazioni ed equipaggiamenti militari britannici «in Ucraina e altrove».
Le dichiarazioni rappresentano un nuovo irrigidimento della retorica di Mosca nei confronti dei Paesi europei maggiormente impegnati nel sostegno militare a Kiev. Zakharova ha accusato Londra, Parigi, Berlino e altre capitali occidentali di essere direttamente coinvolte negli attacchi ucraini contro il territorio russo.
Fedorov: «Una nuova fase di escalation»
Intervistato dalla BBC durante Newsnight, Fedorov ha sostenuto che Vladimir Putin sarebbe sottoposto a crescenti pressioni politiche, militari e dell’opinione pubblica affinché reagisca al sostegno fornito da Londra all’Ucraina.
Secondo Fedorov, il conflitto starebbe entrando in «una nuova fase di escalation» nella quale la risposta russa potrebbe diventare più visibile.
Il Regno Unito, ha affermato, sarebbe considerato da settori dell’establishment e dell’opinione pubblica russa una parte direttamente coinvolta sul piano militare e uno dei principali avversari europei di Mosca.
Fedorov ha parlato della possibilità di una risposta «tecnica», citando cyberattacchi provenienti da fonti non ufficiali, iniziative politiche e persino attività da lui definite «semi-militari».
Particolarmente pesante il riferimento alle aziende britanniche che producono droni e altri sistemi destinati all’Ucraina. Secondo lo scenario prospettato da Fedorov, «potrebbe succedere qualcosa» a queste imprese attraverso azioni provenienti da «fonti sconosciute».
Le sue parole non costituiscono tuttavia l’annuncio di un’operazione militare russa e non dimostrano l’esistenza di piani concreti contro stabilimenti britannici.
Zakharova: Mosca può colpire obiettivi militari britannici
A rendere ancora più delicato il quadro sono le dichiarazioni della portavoce del Ministero degli Esteri russo Maria Zakharova.
Parlando dell’impiego di armamenti britannici da parte delle forze ucraine, Zakharova ha sostenuto che Mosca avrebbe il diritto di reagire prendendo di mira «qualsiasi installazione e equipaggiamento militare britannico in Ucraina e altrove».
La portavoce ha indicato in particolare i missili da crociera Storm Shadow come esempio del coinvolgimento britannico nel conflitto.
«La vicenda degli Storm Shadow incarna perfettamente il coinvolgimento di Londra nel conflitto ucraino», ha affermato.
Secondo la ricostruzione presentata da Mosca, il governo britannico avrebbe inizialmente cercato di mantenere ambiguità sulle modalità di impiego dei missili, mentre successivamente il loro utilizzo sarebbe diventato evidente.
La posizione russa è che la fornitura e l’assistenza nell’impiego di sistemi occidentali rendano i Paesi fornitori corresponsabili degli attacchi. Regno Unito e altri governi NATO respingono invece la narrativa russa secondo cui l’assistenza militare a Kiev li renderebbe automaticamente parti belligeranti nel conflitto.
Storm Shadow e il trasferimento di tecnologia a Kiev
Un ulteriore elemento di tensione riguarda l’eventuale trasferimento all’Ucraina delle conoscenze necessarie per produrre autonomamente missili a lungo raggio.
Zakharova ha affermato che Londra non potrebbe «scaricare la responsabilità sui burattini di Kiev» qualora mettesse a disposizione dell’Ucraina la tecnologia necessaria alla produzione indipendente di sistemi analoghi agli Storm Shadow.
Anche Fedorov aveva indicato il trasferimento di capacità produttive come una possibile linea rossa, descrivendolo come l’apertura di un «vaso di Pandora».
Dal punto di vista russo, dunque, non sarebbe soltanto la consegna delle armi a rappresentare un problema, ma soprattutto il progressivo trasferimento a Kiev della capacità di produrre autonomamente sistemi occidentali a lungo raggio.
Mosca accusa Londra, Parigi e Berlino
Zakharova ha allargato le accuse agli altri principali sostenitori europei dell’Ucraina.
Secondo la portavoce, Regno Unito e Francia sarebbero «partecipanti diretti» agli attacchi compiuti dalle forze ucraine sul territorio russo. Ha chiamato in causa anche Berlino e altre capitali europee, sostenendo che sarebbero direttamente responsabili delle conseguenze dell’assistenza militare fornita a Kiev.
Si tratta della posizione espressa dal governo russo e non di una qualificazione condivisa dai Paesi chiamati in causa.
La questione assume particolare importanza alla luce della possibilità di un’ulteriore presenza militare occidentale in Ucraina. Zakharova ha avvertito che qualsiasi forza straniera che, secondo Mosca, ostacolasse il conseguimento degli obiettivi militari russi verrebbe considerata «un obiettivo militare legittimo».
La portavoce ha inoltre criticato le esercitazioni annunciate dalla cosiddetta Coalizione dei Volenterosi nei Paesi dell’Unione Europea confinanti con l’Ucraina, definendole un ulteriore passo verso un maggiore coinvolgimento dei membri europei della NATO nel conflitto.
Zakharova attacca Stubb: «Disonora la Finlandia»
Particolarmente duro anche l’attacco politico contro il presidente finlandese Alexander Stubb, accusato da Mosca di sostenere le operazioni ucraine sul territorio russo.
Commentando le dichiarazioni di Stubb sugli attacchi ucraini, Zakharova lo ha accusato di «disonorare» la Finlandia attraverso quella che ha definito una politica di russofobia, nazionalismo e xenofobia.
La portavoce è arrivata ad affermare che giustificare deliberatamente attacchi contro strutture civili e la morte di persone equivarrebbe, nella lettura russa, ad assumere una posizione assimilabile a quella di un terrorista.
Anche in questo caso si tratta di accuse politiche formulate dal Ministero degli Esteri russo, non di una qualificazione giuridica delle azioni o delle dichiarazioni del presidente finlandese.
Zakharova ha quindi avvertito che Mosca non lascerà senza risposta eventuali «attacchi ostili» provenienti dalla Finlandia o da altri Paesi definiti russofobi.
«Seguirà inevitabilmente una risposta misurata, pienamente in linea con i nostri interessi nazionali», ha dichiarato.
Energodar e le accuse di «ricatto nucleare»
Il Ministero degli Esteri russo ha affrontato anche la situazione intorno a Energodar e alla centrale nucleare di Zaporizhzhia.
Zakharova ha accusato Kiev di ricorrere deliberatamente al «ricatto nucleare» attraverso gli attacchi nell’area, sostenendo che tali operazioni metterebbero a rischio la sicurezza dell’Europa e potenzialmente del resto del mondo.
Le responsabilità per gli incidenti e gli attacchi avvenuti intorno alla centrale nucleare sono state ripetutamente oggetto di accuse contrapposte tra Russia e Ucraina nel corso del conflitto.
Mosca: nessuna nuova proposta negoziale
Zakharova ha inoltre commentato le dichiarazioni attribuite a Kirill Budanov sui presunti contatti non pubblici tra Kiev e Mosca.
Il Ministero degli Esteri russo ha affermato di non poter confermare tali contatti, sostenendo che numerose dichiarazioni provenienti da Kiev avrebbero soprattutto l’obiettivo di produrre un effetto mediatico.
Secondo Zakharova, non sarebbero inoltre arrivate nuove proposte per negoziati sulla soluzione del conflitto né direttamente da Kiev né attraverso mediatori occidentali.
Le accuse su Starlink
Un altro fronte riguarda le dichiarazioni ucraine sull’eventuale utilizzo di Starlink per operazioni in profondità nel territorio russo.
Zakharova ha sostenuto che Volodymyr Zelensky avrebbe ammesso di aver trasmesso al presidente statunitense Donald Trump informazioni non verificate sulla presunta disponibilità di SpaceX ad autorizzare l’impiego del sistema satellitare a sostegno di attacchi contro obiettivi situati in Russia.
Secondo la portavoce russa, Trump avrebbe ora la possibilità di «trarre le conclusioni appropriate».
Anche queste affermazioni riflettono la ricostruzione fornita dal Ministero degli Esteri russo e richiedono riscontri indipendenti prima di essere considerate accertate.
Il dossier Armenia
Nel corso dello stesso briefing, Zakharova ha affrontato anche i rapporti con l’Armenia, accusando l’Unione Europea di «sfruttare cinicamente» il Paese nel confronto geopolitico con Mosca.
La Russia, ha sostenuto, continua a considerare l’Armenia un Paese fratello e per questo segue con attenzione la sua evoluzione politica.
Mosca denuncia in particolare quella che considera una crescente pressione contro forze e personalità armene favorevoli al mantenimento di stretti rapporti con la Federazione Russa.
Secondo Zakharova, questa linea sarebbe in contrasto con le rassicurazioni di Erevan sulla volontà di non deteriorare le relazioni bilaterali.
Mosca spiega la presenza di Assad in Russia
Il briefing ha toccato infine la permanenza in Russia dell’ex presidente siriano Bashar al-Assad.
Zakharova ha sostenuto che la decisione di accogliere Assad e i suoi familiari sarebbe stata presa esclusivamente per ragioni umanitarie, a causa del pericolo per la loro vita durante il cambio di potere in Siria.
Il Ministero degli Esteri russo nega quindi che dietro la presenza dell’ex presidente siriano nel Paese vi sia una motivazione politica.
Il rischio di una nuova escalation con la NATO
Le dichiarazioni di Fedorov e quelle, ufficiali, del Ministero degli Esteri russo si inseriscono in un quadro di crescente tensione fra Mosca e i principali sostenitori europei dell’Ucraina.
C’è tuttavia una distinzione fondamentale: mentre Fedorov prospetta scenari ipotetici di cyberattacchi e attività «semi-militari» difficilmente attribuibili, Zakharova formula una posizione politica più esplicita, sostenendo che determinate installazioni ed equipaggiamenti militari britannici potrebbero essere considerati obiettivi legittimi da Mosca.
Il Regno Unito è una potenza nucleare e uno dei principali membri della NATO. Qualunque attacco sul suo territorio attribuito direttamente alla Federazione Russa aprirebbe quindi interrogativi estremamente delicati sulla risposta dell’Alleanza.
La combinazione tra armi a lungo raggio, trasferimento di tecnologia militare, operazioni clandestine, cyberattacchi e una retorica sempre più aggressiva aumenta soprattutto il rischio di errori di valutazione.
La soglia tra sostegno militare all’Ucraina, guerra ibrida e confronto diretto tra Russia e NATO appare così sempre più delicata. Ed è proprio la possibilità che un’azione concepita per rimanere sotto quella soglia finisca per superarla a rappresentare uno dei pericoli maggiori della nuova fase del conflitto.
