(AGENPARL) - Roma, 25 Agosto 2026 - Mentre i riflettori globali sono spesso puntati unicamente sui grandi dossier energetici del Nord Africa, l’Egitto sta portando avanti una strategia altrettanto cruciale e imponente focalizzata sulla sovranità alimentare. Al centro di questo piano c’è l’East Port Said Aquaculture Project, un’infrastruttura colossale che ridefinisce gli standard dell’allevamento ittico non solo nel Paese, ma nell’intero Medio Oriente.
I numeri di un progetto faraonico
Inaugurato ufficialmente per blindare la produzione interna di proteine animali e ridurre la dipendenza dalle importazioni, il polo si estende su una superficie complessiva di 26.000 feddan lungo la sponda orientale del Canale di Suez, snodandosi per 17 chilometri sulla costa mediterranea e spingendosi per 10 chilometri nell’entroterra.
- Capacità e struttura: Il complesso conta ben 5.908 stagni di allevamento suddivisi in tre grandi aree operative (Fattoria A, B e C), progettati per garantire una capacità produttiva annuale superiore a 13.000 tonnellate di pesce e gamberetti.
- Una catena integrata a ciclo chiuso: Più che un semplice allevamento, East Port Said è concepito come una vera e propria catena di montaggio agroalimentare. Il sistema comprende incubatoi e vivai in grado di sfornare centinaia di milioni di larve e avannotti all’anno, affiancati da un mangimificio dedicato da 150.000 tonnellate annue e da un complesso tecnologico per la lavorazione, l’imballaggio e la gestione della catena del freddo.
- La gestione idrica: Per sostenere un simile ecosistema produttivo, l’infrastruttura si avvale di un canale principale di quasi 40 chilometri e di una rete di circa 200 chilometri di canali secondari per la distribuzione continua dell’acqua.
Impatto economico e standard ambientali
Oltre alla produzione di cibo, il progetto risponde a una precisa visione di sviluppo regionale e geostrategico:
- Occupazione e comunità: L’opera genera circa 10.000 posti di lavoro (diretti e indiretti), fungendo da volano per la nascita di nuove comunità urbane e insediamenti nel Sinai e nell’area del Canale.
- Prospettive commerciali: Oltre a colmare il divario tra domanda e offerta interna, l’obiettivo dichiarato è l’apertura verso i mercati di esportazione (europei e arabi), trasformando l’Egitto in un hub logistico e agroalimentare d’eccellenza.
- Sostenibilità e compliance: Il progetto è stato sottoposto a una rigorosa Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), ricevendo l’ok ufficiale dall’Agenzia egiziana per gli affari ambientali (EEAA) già nel 2015, integrando monitoraggi elettronici avanzati e rigidi standard nutrizionali per la gestione degli allevamenti.
Un’opera che dimostra come la partita della stabilità regionale, in Egitto, si giochi tanto sui grandi flussi energetici quanto sulla terraferma e lungo le coste del Mediterraneo.
