(AGENPARL) - Roma, 22 Agosto 2026 - "Commento con riluttanza quanto accaduto e pubblicato davanti alla Foiba di Basovizza, perché a gesti di questo genere si rischia di fare un regalo proprio a chi li compie: offrire quella visibilità che evidentemente ricerca. Ma di fronte a un simbolo della memoria nazionale non si può tacere.
Il pugno chiuso esibito davanti alla Foiba di Basovizza e le parole utilizzate per accompagnare quell'immagine rappresentano un gesto insulso, vergognoso e profondamente irrispettoso della memoria di migliaia di italiani. Non c'è nulla di coraggioso in una provocazione costruita sulla tragedia di donne e uomini, militari e civili, uccisi nelle foibe o costretti all'esodo. C'è soltanto la scelta deliberata di strumentalizzare una delle pagine più dolorose della nostra storia per conquistare qualche minuto di attenzione.
Le Foibe e l'esodo non sono un palcoscenico per performance ideologiche, nostalgie o contrapposizioni. Sono un luogo di memoria e di rispetto. E proprio per questo un gesto simile va stigmatizzato senza ambiguità.
Quando manca la profondità del pensiero si ricorre alla provocazione; quando manca un'idea si cerca visibilità offendendo la memoria. È un meccanismo che non possiamo accettare, soprattutto quando la ricerca dell'estremo e dello scandalo rischia di diventare un modello capace di alimentare le menti più fragili e riportare in superficie ideologie che la storia ha già condannato.
La libertà di espressione va difesa sempre, ma non può essere utilizzata come alibi per trasformare la provocazione fine a se stessa in uno strumento di esaltazione dell'estremismo, tanto più davanti a un luogo che rappresenta una delle pagine più dolorose della storia italiana.
La memoria delle Foibe, per troppo tempo rimossa o minimizzata, appartiene oggi alla coscienza della Repubblica. Non sarà certo un pugno chiuso, né una provocazione di cattivo gusto, a cancellarla.
Di fronte alla povertà di pensiero, la risposta migliore resta quella della memoria, della verità e del rispetto".
