(AGENPARL) - Roma, 24 Luglio 2026 - Gentili colleghi,
di seguito una nota a firma dell'assessore Christian Fiazza di cui chiedo
cortesemente la pubblicazione integrale.
"La notizia «dello scomputo con riferimento al bando IAT-Barino-Palazzo
Gotico» ma, più ancora della notizia in sé, il modo e i commenti con cui
questa è stata presentata all'opinione pubblica necessitano di una ferma ed
esaustiva puntualizzazione.
Ciò che più fa sorridere è constatare quanto sia corta la memoria o quanto
sia grande l'impreparazione – ognuno scelga come preferisce – di chi mette
volutamente in circolo le ennesime parole di biasimo, fra le quali
annidare, in maniera neppure tanto velata, improvvidi richiami al
pressapochismo e alla mancanza di trasparenza, con l'aggiunta – perché non
guasta mai – di qualche schizzo di fango volto a insidiare l'onore e la
reputazione degli amministratori in carica e, indirettamente, la
professionalità e la competenza dei dirigenti e dei funzionari comunali.
Ebbene, partiamo da una "rivelazione": lo scomputo nella gara relativa al
locale che ormai tutta Piacenza, e non solo, conosce con il nome
"Ragazzetta" – scomputo previsto dalla legge e che non è certo
un'invenzione di questa Amministrazione – era indicato nero su bianco anche
nella concessione precedente, risalente a più di vent'anni fa e della
durata di 16 anni, e venne esercitato anche allora. Il precedente
concessionario aveva dunque scomputato circa la medesima cifra a fronte di
investimenti equivalenti a quella stessa somma di denaro. Funziona così:
alla conclusione della concessione, quei beni diventano di proprietà
comunale e, se ammalorati, a seguito di un esame in contraddittorio fra i
tecnici comunali e il concessionario, quest'ultimo è obbligato a
riacquistarli e a sostituirli. Anche questo è scritto nero su bianco nel
disciplinare di gara, che è pubblico e che poteva essere letto e analizzato
dai tanti esperti in materia che – abbiamo scoperto in questi giorni –
Piacenza annovera fra i propri cittadini.
Basta dunque volersi informare prima di partire con insinuazioni untuose
che lasciano il tempo che trovano. Le carte sono tutte pubbliche. In questo
caso specifico parliamo di una gara europea, con bando pubblicato nella
Gazzetta ufficiale dell'Unione europea. Hanno partecipato tre imprese. Ha
vinto chi ha offerto di più: un aumento del canone del 37,77% e sette anni
in meno di durata, per una concessione di 18 anni. La gara e le sue regole
erano aperte a tutti gli operatori d'Europa. Non c'è nessuno che "non paga"
e non c'è nessuno che riceve "regali" dall'Amministrazione. Il gestore può
scontare il canone soltanto se investe la stessa cifra nei locali: ogni
spesa deve essere documentata con fatture. Tra l'altro il concessionario
avrebbe potuto distribuire questi investimenti nell'arco di dieci anni; ha
invece scelto di sostenerli subito per offrire fin dall'inizio un servizio
migliore alla città.
Nessuna invenzione, dunque, nessuna scelta opaca, nessuna furberia del
Comune di Piacenza, come qualcuno sta – ancora una volta – tentando di far
credere. Al contrario stiamo parlando di una modalità consolidata per
attrarre investitori e favorire la partecipazione.
Eppure si è tentato di far passare una prassi consolidata come qualcosa di
strano, opaco o comunque negativo per la città, orchestrato dagli
amministratori e dai dirigenti comunali, dicendolo e non dicendolo,
scrivendolo e non scrivendolo.
Per costoro – ma, per fortuna, soltanto per loro – pare non contare nulla
che Piacenza, grazie a questa concessione che a differenza della precedente
integra diversi servizi, guadagni un ufficio turistico rinnovato, il caffè
storico riaperto e riqualificato e il Salone di Palazzo Gotico finalmente
visitabile. Per chi scrive, ma soprattutto per tanti piacentini, tutto
questo conta, fortunatamente, e conta molto"
*Christian Fiazza*