(AGENPARL) - Roma, 24 Luglio 2026 - La concessione sull’arricchimento dell’uranio a Riad crea un precedente strategico. Gli esperti avvertono Washington: “Il Cairo e Ankara pretenderanno lo stesso trattamento normativo”.
Il via libera della Casa Bianca all’arricchimento dell’uranio su suolo saudita ha aperto un fronte critico al Congresso di Washington. L’intesa è regolata dal “Nuclear 123 Agreement”.
Il timore principale dei legislatori non riguarda più la tenuta diplomatica dell’intesa con Riad. L’allarme si concentra sul rischio di un allargamento immediato delle richieste tecnologiche nella regione. I paesi interessati sono soprattutto l’Egitto e la Turchia.
Il precedente normativo per il Cairo
Per decenni la dottrina statunitense sulla non-proliferazione ha imposto il divieto assoluto di arricchire il combustibile in casa. Questo divieto era noto come “gold standard”.
Avendo superato questo vincolo per l’Arabia Saudita, gli Stati Uniti hanno stabilito un precedente regionale irreversibile. Questo atto legittima le ambizioni industriali e militari dei paesi vicini.
L’Egitto si trova in una posizione di netto vantaggio strategico per avanzare le medesime pretese. Il governo del Cairo ha già un programma nucleare in fase avanzata. La centrale di El Dabaa prevede la costruzione di quattro reattori forniti dalla russa Rosatom.
L’Egitto possiede già l’infrastruttura pesante. Inoltre, ha regolarizzato da decenni i rapporti diplomatici con Israele. Per questo motivo, il Cairo dispone della leva contrattuale necessaria per esigere da Washington parità di trattamento normativo.
L’analisi dell’intelligence e il fattore Turchia
A confermare la complessità dello scenario sono i principali think tank statunitensi. Jonathan Panikoff, ex funzionario di carriera dell’intelligence americana e oggi analista all’Atlantic Council, ha chiarito la dinamica nelle ultime ore.
Secondo Panikoff, l’amministrazione Trump ha accettato il rischio dell’arricchimento per un motivo preciso. In caso di rifiuto americano, Riad si sarebbe rivolta alla Cina o alla Russia. Le potenze rivali avrebbero fornito le stesse tecnologie senza alcuna restrizione occidentale. Tuttavia, conclude l’esperto, questo non azzera il rischio di una proliferazione a cascata.
Lo stesso meccanismo si applica infatti alla Turchia. Gli analisti della sicurezza confermano che Ankara e il Cairo utilizzeranno il modello saudita come base minima per i futuri patti nucleari.
Se l’amministrazione statunitense rifiuterà di concedere l’autonomia sull’arricchimento, entrambe le nazioni, sempre secondo gli analisti, avranno la sponda politica per aggirare i veti affidando lo sviluppo e le forniture strategiche direttamente a Mosca e Pechino.
