(AGENPARL) - Roma, 21 Luglio 2026 - La questione del Somaliland e del suo status geopolitico torna al centro del dibattito istituzionale e strategico nel Corno d’Africa. A intervenire sulla delicata partita diplomatica è Abdullahi Mohamed Ali Sanbaloolshe, ex direttore dell’Agenzia nazionale di intelligence e sicurezza (NISA) e attuale membro del Parlamento somalo. Durante un dibattito pubblico su X Space, l’autorevole esponente politico ha tracciato una linea pragmatica, ridimensionando l’impatto dei singoli riconoscimenti internazionali e ribadendo che il futuro politico della regione potrà essere deciso esclusivamente attraverso il negoziato diretto tra Mogadiscio e Hargeisa.
Il limite delle iniziative diplomatiche isolate
Il punto centrale dell’analisi di Sanbaloolshe riguarda il valore reale ed effettivo dei riconoscimenti diplomatici concessi da singoli Stati esteri. L’ex capo dell’intelligence ha citato l’esempio della Gran Bretagna, sottolineando che un’eventuale mossa unilaterale da parte di un singolo Paese influente non sarebbe sufficiente a ribaltare l’attuale scacchiere politico.
Per l’esponente di Mogadiscio, la legittimità e la stabilità internazionale non possono derivare da azioni isolate. Al contrario, qualsiasi passo concreto verso un mutamento dello status quo del Somaliland dovrebbe passare necessariamente attraverso il vaglio e le posizioni ufficiali dei grandi organismi multilaterali dotati di reale peso geopolitico nella regione: l’Unione Africana, la Lega Araba e il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
Dal nodo storico del 1960 alla necessità di un accordo consensuale
Un passaggio chiave dell’intervento tocca il profilo storico e giuridico dell’unione. Sanbaloolshe ha ricordato l’accordo del 1960, quando l’ex protettorato britannico del Somaliland e la Somalia meridionale amministrata dall’Italia si fusero incondizionatamente per dare forma all’ideale della Grande Somalia.
Pur ritenendo che da un punto di vista strettamente legale quell’accordo sindacale non possa essere facilmente contestato, il parlamentare ha aperto a una visione estremamente pragmatica: le circostanze storiche e politiche sono profondamente mutate in oltre trent’anni di divisione — formalmente sancita dal Somaliland con la dichiarazione d’indipendenza del 1991 e mai riconosciuta dal governo federale.
Proprio alla luce di questo mutamento, i rapporti tra le parti possono essere rinegoziati. Tuttavia, la conclusione tracciata dall’ex vertice della NISA esclude scorciatoie o imposizioni: che si scelga di percorrere la strada della riunificazione o quella di una separazione definitiva, una soluzione stabile e duratura potrà emergere soltanto attraverso il consenso reciproco e un accordo condiviso tra le parti in causa.
