(AGENPARL) - Roma, 20 Luglio 2026 - TEHERAN – È arrivata la conferma ufficiale della Repubblica Islamica. Nel corso della conferenza stampa settimanale di lunedì a Teheran, il portavoce del Ministero degli Esteri, Esmaeil Baqaei, ha ufficialmente confermato che il governo iraniano ha ricevuto proposte e idee concrete da diversi mediatori internazionali per ridurre drasticamente le tensioni militari con gli Stati Uniti.
Le trattative sul cessate il fuoco di 10 giorni
Rispondendo a una specifica domanda dell’agenzia ufficiale IRNA in merito a un piano strutturato dal Qatar, Baqaei ha ammesso l’esistenza di speculazioni e bozze riguardanti un cessate il fuoco immediato della durata di 10 giorni tra Teheran e Washington. La diplomazia parallela si è sbloccata a seguito della recente visita strategica del Ministro degli Esteri Abbas Araghchi a Doha.
Il portavoce ha confermato che l’apparato diplomatico si sta muovendo in perfetto coordinamento con le Forze Armate impegnate a colpire gli assetti americani nel Golfo:
“Le proposte avanzate attraverso i mediatori ci sono state trasmesse e le abbiamo ricevute. Tuttavia, preferirei non entrare nei loro dettagli in questa fase”, ha dichiarato ufficialmente Baqaei.
Il crollo del memorandum: la verità sull’Articolo 5
Il portavoce del Ministero degli Esteri ha inoltre respinto con forza le ricostruzioni dei media occidentali che attribuivano il crollo del cessate il fuoco a presunte ambiguità interpretative del protocollo d’intesa. Baqaei ha definito tali analisi come un tentativo di Washington di giustificare il mancato rispetto degli impegni presi.
Il testo del memorandum, composto da soli 14 articoli, secondo Teheran non lascia spazio a dubbi. Baqaei ha citato esplicitamente il cruciale Articolo 5 dell’accordo, il quale stabilisce che la responsabilità esclusiva per la futura gestione e sicurezza dello Stretto di Hormuz risiede interamente nelle mani dell’Iran, da perseguire attraverso consultazioni dirette con l’Oman e i paesi del quadrante regionale.
La linea di Teheran: nessuna scelta tra guerra e diplomazia
Interpellato sulla possibilità di tornare formalmente al tavolo dei negoziati qualora il presidente statunitense Donald Trump dovesse avanzare nuove richieste di colloqui diretti, Baqaei ha rifiutato la dicotomia tra l’opzione militare e quella diplomatica.
Secondo il portavoce, la difesa della patria e la negoziazione non si escludono a vicenda ma costituiscono due mezzi paralleli per raggiungere il medesimo fine. Teheran intende proteggere i propri interessi geopolitici e nazionali alternando o combinando l’azione delle Forze Armate e i canali della diplomazia d’ombra a seconda dell’evoluzione degli attacchi terrestri statunitensi.
