(AGENPARL) - Roma, 13 Luglio 2026 - Se non leggi correttamente questo messaggio, clicca qui
Comunicato stampa
La ricerca dell'Università di Milano-Bicocca dimostra che esiste una profonda dissociazione tra percezione consapevole e risposta neurale implicita ai volti prodotti dall'intelligenza artificiale
Milano, 13 luglio 2026 – Siamo sicuri di riuscire a distinguere un volto reale da uno creato artificialmente? Oggi i sistemi di generazione artificiale di immagini producono fisionomie talmente credibili da rendere pressoché impossibile distinguere il reale dall'artificiale. In un esperimento condotto presso il Laboratorio di elettrofisiologia cognitiva del Dipartimento di Psicologia dell'Università degli Studi di Milano-Bicocca, è stato chiesto ad un gruppo di studenti di stabilire se i volti presentati fossero reali o generati dall'intelligenza artificiale e quanto risultassero attraenti o familiari. I volti artificiali sono stati identificati in appena il 33 per cento dei casi, ben al di sotto della soglia del caso (50 per cento). Eppure il cervello, monitorato in tempo reale con l'elettroencefalografia ad alta densità (128 canali), non si è lasciato ingannare, come risulta dai potenziali elettrici e dall'analisi delle sorgenti intracorticali tramite tomografia elettromagnetica a bassa risoluzione che consente di valutare l'attività delle diverse aree cerebrali.
La ricerca, firmata dalla professoressa Alice Mado Proverbio e dalla dottoressaMariia Dosaikina, dimostra che esiste una profonda dissociazione tra giudizio cosciente e risposta neurale implicita ai volti generati con l'AI: il cervello umano li elabora in modo significativamente diverso dai volti reali, continuando a distinguerli, anche quando la persona non è in grado di riconoscerli come artificiali. Lo studio, finanziato dall'Ateneo e dal MUR, è pubblicato su Scientific Reports col titolo Neural signatures of hyper-realistic AI-generated faces: dissociating behavioral indistinguishability from implicit neural evaluation e mostra che i volti generati dall'intelligenza artificiale hanno superato la soglia dell'"uncanny valley".
Il concetto di "uncanny valley", letteralmente "valle perturbante", descrive il disagio psicologico e la sensazione di inquietudine che proviamo di fronte a figure umane non del tutto convincenti: robot, manichini, animazioni 3D. Le attuali tecnologie GAN (Generative Adversarial Networks), tuttavia, hanno compiuto un salto: i volti sintetici più avanzati sembrano aver attraversato l'uncanny valley sul piano comportamentale, grazie al paradosso di volti troppo perfetti che non ispirano disagio; al contrario, i partecipanti dello studio li hanno giudicati più attraenti, familiari e affidabili rispetto ai volti umani reali. Questa familiarità non deriva da un'effettiva conoscenza dei volti, ma dalle caratteristiche strutturali introdotte dagli algoritmi generativi, che tendono a creare volti più prototipici. A differenza dei volti umani, modellati da meccanismi genetici che favoriscono l'unicità degli individui, i volti sintetici sembrano evocare un senso intrinseco di familiarità grazie all'ottimizzazione di tratti comuni e tipici, che il cervello riconosce come più familiari e, di conseguenza, più attraenti.
«I dati elettrofisiologici – spiega la professoressa Proverbio – mostrano che la tipica reazione di rifiuto, associata all'"uncanny valley", non è scomparsa: si è spostata a un livello più profondo, neurale e inconsapevole. Anche se la mente cosciente non la riconosce più, il cervello la percepisce ancora con una corretta valutazione neurale inconscia».
Trenta diversi partecipanti hanno osservato 440 immagini di volti, metà reali e metà artificiali, mentre veniva registrata la loro attività cerebrale. I partecipanti erano del tutto ignari della presenza di facce AI, ed erano concentrati nel rilevare la presenza di target visivi fittizi. I risultati mostrano che i volti artificiali, oltre a suscitare maggiore familiarità e apprezzamento estetico, attivano in modo più robusto le reti cerebrali ventro-temporali, parietali, limbiche e frontali mediali, associate alla valutazione affettiva, all'attribuzione di una mente ad agenti sociali, e alla memoria di riconoscimento. Il cervello, inoltre, li riconosce più velocemente, come se fossero stimoli più chiari e prototipici.
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