(AGENPARL) - Roma, 24 Maggio 2026 - “Siamo passati da una crisi all’altra e quando io ho cominciato ad occuparmi del mio compito, Mario Draghi mi ha detto: ‘Le cose dovrebbero andare abbastanza bene’. Poi un paio di mesi più tardi è arrivato il Covid e l’economia si è bloccata. Poi Putin ha cominciato a giocare con il prezzo del petrolio e del gas. Poi la guerra contro l’Ucraina, questa guerra illegittima e ingiustificabile. Abbiamo appena visto le immagini di quello che sta succedendo adesso a Kiev e fa veramente paura, è una cosa che continua. Poi c’è stata la crisi energetica. Poi l’inflazione che è salita tantissimo e poi il Presidente Trump è stato rieletto e sono arrivati i dazi che sono saliti tantissimo. E se questo non fosse sufficiente, il 28 febbraio Israele e gli Stati Uniti hanno fatto partire una guerra contro l’Iran che ha bloccato tutto il traffico che attraversava lo stretto di Hormuz e questo automaticamente ha eliminato i movimenti di gas e petrolio all’economia globale del mondo, gli ha tagliati del più del 20%. Quindi sì, sicuramente siamo passati da una crisi all’altra e tutte le volte abbiamo dovuto reagire e trovare dei modi per difendere le nostre economie qui in Europa” così Christine Lagarde Presidente della Banca centrale europea ospite da Fabio Fazio a Che Tempo Che Fa.
Sul fatto che non ci sono contromisure a cui l’Europa può pensare autonomamente per l’approvvigionamento energetico: “Questa non è la risposta. Non con quello che sta succedendo adesso tra Russia e Ucraina. Però ogni crisi rappresenta anche delle opportunità e io penso che una volta colpiti dallo shock dei dazi proveniente dagli Stati Uniti, abbiamo capito che dovevamo basarci su noi stessi e che dovevamo approfondire il mercato europeo interno eliminando gli ostacoli che abbiamo in effetti noi stessi impostato contro il commercio tra i diversi paesi europei. E visto che adesso siamo colpiti dalla crisi energetica, i fossili, il petrolio, il gas, il diesel, il gas naturale, noi dobbiamo concentrarci sul nucleare, sulle rinnovabili che possono rafforzare la nostra indipendenza in Europa. Ogni crisi deve far partire una risposta europea per guadagnare maggiore autonomia, per mantenere sovranità e per preservare ciò che è così prezioso qui, vale a dire la libertà che abbiamo qui in Europa. Ascoltavo prima David Grossman, è tristissimo ascoltarlo, però in un certo senso ti dà forza perché pensi immediatamente al tesoro che abbiamo in Europa, a quanto è prezioso e a quanto dobbiamo proteggerlo e garantirlo”.
Sulla richiesta della Presidente Meloni di modificare le regole con cui affrontare la crisi energetica: “Io penso che ciò che è importante attualmente sia, anzitutto, agire tutti insieme in qualità di europei, anziché cercare percorsi diversi, perché i nostri nemici sarebbero entusiasti della frammentazione. Invece dobbiamo assolutamente lavorare insieme. In secondo luogo dobbiamo attenerci alle regole. Abbiamo delle regole in termini di bilancio, in termini di debito, in termini di deficit. Abbiamo dei processi che funzionano e dobbiamo operare all’interno di queste regole. Se le regole valgono per tutta Europa e se le regole vengono seguite correttamente, allora automaticamente i mercati apprezzeranno e capiranno che questo o quest’altro paese è un paese nel quale investire perché il rischio non esiste”.
Sulla condizione economica dell’Europa: “Se guardiamo alla posizione fiscale dei paesi europei non siamo in una condizione di austerità, assolutamente. Nel 2025, per esempio, abbiamo avuto un’espansione dal punto di vista fiscale. Ora, questo significa che possiamo semplicemente dimenticarci delle regole e andare oltre i limiti e le discipline che ci siamo autoimposti? No, dobbiamo spendere dove possiamo generare crescita. Dobbiamo fare le riforme che porteranno alla crescita, che ci aiuteranno ad essere più produttivi in Europa, che garantiranno maggior reddito per i cittadini europei. Ecco quello che deve accadere”.
Sulla possibilità che l’Unione Europea sia davvero unita: “Anzitutto io penso che effettivamente ci sia un’Unione Europea. Siamo riusciti a fare tante cose in comune. Abbiamo la stessa valuta, si paga in euro. La Banca d’Italia è membro del sistema europeo dove abbiamo al centro la Banca Europea. Questa è una cosa che abbiamo tutti in comune. Se guardiamo ai prodotti che si muovono attraverso l’Europa, nella maggior parte dei casi vengono a seguire le stesse regole, gli stessi principi: il consumo dei prodotti deve garantire sicurezza anche dal punto di vista igienico. Abbiamo certo bisogno di più difesa europea, questo sì, questo è davvero importante. Abbiamo bisogno di un’Europa più digitalizzata, comune a tutti, dove tutti tra l’altro rispettiamo gli stessi standard. Quindi secondo me non dovremmo dire che non c’è un’Europa: abbiamo un’Europa e ci sosteniamo vicendevolmente. Se l’Europa venisse attaccata, tutti i paesi risponderebbero per proteggere la parte attaccata dell’Europa. E perché non ci muoviamo più rapidamente per unirci ancora di più? Beh, perché è una costruzione difficilissima, sono 27 nazioni diverse, con lingue diverse, con culture leggermente diverse, con storie diverse e con paesi che tra l’altro hanno lottato tantissimo, si sono ammazzati vicendevolmente nel corso dei secoli passati. Quindi arriveremo ai 70 anni di storia comune l’anno prossimo, 70 anni di pace tra l’altro tra tutti noi. È un compito difficile, è laborioso, è lento, ma è un processo che sta continuando da crisi a crisi ad altra crisi. Guardate al COVID, ricordate bene il COVID. Improvvisamente abbiamo deciso di collaborare tutti insieme, abbiamo deciso che l’Italia, che era stata colpita più di qualsiasi altro paese, ricevesse più fondi. Questa è un’azione europea”.
Sulla carenza di farmaci e su come gestire questa emergenza: “Questo è un altro lavoro fantastico che dobbiamo portare avanti. Il fatto che in Parlamento sia possibile dire quello che lui ha detto e sfidare la Commissione europea per fare in modo che questa questione venga affrontata è il frutto della democrazia e deve, naturalmente, essere considerato seriamente”.
Sulla possibilità di un sovranismo europeo: “L’idea dell’autonomia sovrana è stata difesa da tantissimi leader europei e penso che sia stata spinta dalla situazione esistente tra Europa e Stati Uniti, tra l’Europa e la Cina, tra l’Europa e la Russia, dove improvvisamente la protezione, il mercato dell’esportazione e la fonte di energia a basso costo che avevamo sono scomparse. Quindi ad un certo punto ci siamo resi conto che dovevamo essere soli insieme, proprio come ha detto Mario Draghi. Però dobbiamo essere forti insieme, uniti, dobbiamo essere sovrani a casa nostra. Perché pensare di poter essere sovrani nei singoli Stati membri è sì una realtà, ma siamo troppo piccoli. Se vediamo semplicemente la Francia rispetto alla Cina, alla Russia, Russia, agli Stati Uniti, all’India, è troppo piccola e lo stesso vale per l’Italia piuttosto che per la Germania. Siamo forti se rimaniamo insieme, non individualmente”.
Sulla difficoltà del presidente Donald Trump di rapportarsi con l’Europa: “Lui non capisce un granché l’Europa. È complicata, ha ragione, è complicata la situazione perché noi abbiamo reso le cose abbastanza complesse. Abbiamo il Parlamento Europeo, poi c’è la Commissione Europea, poi c’è il Consiglio Europeo, tutti devono collaborare. Quindi Kissinger diceva: “Dimmi qual è il numero di telefono per l’Europa” e secondo me le cose non sono cambiate tanto. Per Trump è facile dire: “Non capisco, non capisco”.
Se siamo alleati o nemici degli Stati Uniti: “È difficile dirlo. Innanzitutto, c’è il governo americano con un particolare Presidente e poi ci sono 250 anni di storia comune tra Europa e Stati Uniti. Se gli americani nel ’44 non fossero arrivati, noi non saremmo dove siamo adesso. Se non li avessimo salvati dai britannici nel XVIII secolo, loro si troverebbero in una posizione diversa. Quindi ci sono tante cose che nel corso del tempo ci hanno legato. Ci hanno permesso di diventare più forti in Europa, con fonti energetiche, con un mercato interno che funziona bene. Ancora una volta è importante essere forti da soli ma insieme”.
Sulla possibilità che la Banca Centrale alzerà i tassi di interesse: “Lo si saprà meglio l’11 giugno. Voglio dire qualcosa qui: la situazione attuale è una situazione di massima incertezza. Dobbiamo considerare i dati che abbiamo a disposizione, considerarli tutti, valutare come si svilupperà l’economia nei prossimi 3 mesi e dobbiamo determinare se è necessario agire e quale impatto avrà questa azione nel medio periodo. Perché il nostro obiettivo è, nel medio periodo, un’inflazione del 2%. Attualmente le proiezioni che abbiamo ci danno un 2,6% nel 2026, un 2% nel ’27, e 2,1% nel 28. Probabilmente sono dati che verranno rivisti il 10 giugno quando ci saranno le prossime proiezioni, perché la situazione dallo scorso marzo si è evoluta. Però decideremo allora, e soltanto allora, quali azioni di politica monetaria saranno necessarie per mantenere al 2% l’inflazione. Quello che però posso dire è che manterremo al 2% l’inflazione, il tasso di inflazione nel medio periodo. Questo non cambierà, questo lo posso dire”.
Sulla crescita dell’Italia ferma allo 0,5%: “Nel 2026 la crescita di tutta l’Europa sarà al di sotto dell’1%. Quindi la Commissione ha appena pubblicato le previsioni per il 2026 e ha dato uno 0,9 per il 2026 per arrivare a 1,3 nel 2027. Però quest’anno è un anno difficile, sicuramente proprio per il prezzo dell’energia e per l’enorme incertezza di dipendenti, di chi prende decisioni economiche, di chi vuole acquistare una casa, di chi vuole acquistare un’auto, un frigorifero: non possono sapere, non si sa quali saranno i prezzi energetici nel futuro. Quindi c’è questo livello di incertezza”.
Sulla politica industriale europea e sulla scelta dei settori strategici in cui investire: “Io penso che una politica industriale sia necessaria per proteggere quei segmenti della nostra economia e della nostra industria che possono essere garantiti per migliorare la produttività della nostra economia. E questo sicuramente è diverso rispetto a quello che credevamo 30 anni fa. 30 anni fa la politica industriale in un certo senso non era considerata. Adesso sta ritornando, e questo non soltanto in Europa. Sta succedendo anche negli Stati Uniti la stessa cosa, però non dovremmo fare l’errore di proteggere quelle aree che sono già andate alla concorrenza, che sono già state conquistate dalla Cina. I pannelli solari, non ha senso proteggere quel settore probabilmente oggi. Però ci sono settori invece del futuro, sia per quanto riguarda le merci che i servizi, che dovremmo cercare di proteggere e di garantirci qui a casa subito”.
Su come i giovani possono guardare all’Europa: “Io vedo un motivo enorme per sperare in Europa. Vedo speranza. Abbiamo libertà in Europa. Abbiamo la democrazia. Abbiamo delle regole rispettate, che devono essere rispettate per poter convivere. Questa è una cosa preziosa. Possiamo muoverci liberamente. I miei figli, i miei nipoti possono viaggiare in Europa, possono pagare con la stessa valuta in Europa, possono imparare gli uni dagli altri, possono contribuire alla cultura europea. E in un momento in cui l’intelligenza artificiale, in cui la determinazione di alcuni di portare la guerra, (credo) siano momenti in cui difendere l’Europa, in cui avere un forte senso di fiducia nei confronti dell’Europa. Dobbiamo avere speranza per il bene dell’umanità. Io penso che ci sia speranza”.

