(AGENPARL) - Roma, 23 Maggio 2026 - L’Iran ha ufficializzato, per voce del portavoce del Ministero degli Esteri Esmail Baqaei, la finalizzazione di un protocollo d’intesa (MoU) a 14 punti per porre fine alla “guerra imposta”. Il Pakistan funge da mediatore in una trattativa che Teheran definisce contemporaneamente “molto lontana e molto vicina”.
La sostanza, dietro il burocratese:
- L’orizzonte temporale come arma: L’Iran chiede da 30 a 60 giorni per finalizzare i dettagli. Non è un’apertura diplomatica, è un congelamento tattico. Teheran ha bisogno di bloccare qualsiasi iniziativa militare USA nel breve termine per consolidare il controllo sullo Stretto di Hormuz.
- Il “Racket” dello Stretto: La tesi di Baqaei è chiara: lo Stretto non riguarda gli USA, ma va gestito in un meccanismo bilaterale tra Iran e Oman. È un tentativo di trasformare l’insicurezza marittima – creata dalle forze iraniane – in un servizio di “sicurezza condivisa”, legittimando di fatto il controllo di Teheran sul passaggio delle navi.
- Il nodo nucleare escluso: Il punto più critico del MoU è l’assenza totale del dossier nucleare. L’Iran sta cercando di negoziare la fine dell’aggressione navale e lo sblocco dei fondi congelati, mantenendo intatto il programma atomico. È una separazione strategica che Washington, al momento, considera inaccettabile.
- Il corto circuito: Mentre Teheran cerca di ingabbiare la crisi in un protocollo d’intesa di 60 giorni, l’intelligence statunitense continua a monitorare il posizionamento delle forze di difesa iraniane. La retorica del “MoU” serve a coprire il rafforzamento del fronte e a testare la tenuta politica interna di Trump, già sotto pressione per il crollo del suo dogma parlamentare.
Conclusione per gli operatori: Non siamo di fronte a una svolta negoziale, ma alla fase culminante della guerra informativa. Il tempo richiesto da Teheran è direttamente proporzionale alla necessità di mantenere lo stallo militare. Chi attende il MoU potrebbe trovarsi davanti a un tavolo negoziale che, nel frattempo, è stato militarmente superato dai fatti.