(AGENPARL) - Roma, 7 Maggio 2026 - Meloni contro la scuola pubblica,Pacifico: il Governo lavora per la manovalanza, non per la formazione.
Oggi, 7 maggio 2026, la scuola italiana si ferma per il secondo giorno di sciopero nazionale. Siamo profondamente preoccupati per il futuro del nostro sistema formativo pubblico, sotto attacco da un governo che sceglie apertamente di favorire il privato e di accentuare le disuguaglianze sociali. Alla mobilitazione si è unita con forza la FLC CGIL, l’unico sindacato tra i più rilevanti ammessi alla contrattazione che continua a tutelare davvero studenti, docenti e l’intero sistema formativo pubblico. Un segnale chiaro: la scuola non ci sta e chiede aiuto. Questo sciopero denuncia con allarme un progetto che smantella l’istruzione pubblica per ridurla a fornitrice di manodopera a basso costo per le imprese. La riforma riduce gli anni degli istituti tecnici, comprimendo un percorso di qualità in quattro anni e scaricando sulle aziende la “formazione” residua. Meno cultura generale, meno italiano, storia e materie fondamentali, più stage e alternanza scuola-lavoro. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: studenti trasformati in apprendisti gratuiti o quasi, con un aumento drammatico degli infortuni (80.871 denunce INAIL nel 2025, +3,8% rispetto al 2024). Siamo altrettanto preoccupati per la miseria degli aumenti contrattuali sbandierati dal governo: un misero +5-6% lordo, ben sotto l’inflazione, che condanna docenti e ATA a stipendi da fame. Le prove INVALSI, inutili e costose, non hanno migliorato la qualità della formazione. E il mercimonio delle certificazioni, un business per enti privati che svende il valore del titolo pubblico con la collaborazione di sindacati compiacenti. A tutto questo si somma il costante dimensionamento degli istituti, che chiude classi e scuole, riduce posti in organico e penalizza gravemente famiglie di docenti e dirigenti precari, che dopo aver superato corsi-concorso faticosi e costosi non vengono immessi in ruolo. Un meccanismo crudele che distrugge vite professionali, aumenta l’insicurezza economica delle famiglie e svuota la scuola pubblica di professionalità stabili. Il Ministro dell’Istruzione e del Merito e l’intero governo Meloni stanno scegliendo deliberatamente di piegare la scuola alle logiche del profitto privato, favorendo chi può permettersi percorsi alternativi e abbandonando i ceti più deboli. È una deriva che preoccupa profondamente: riduce le opportunità di mobilità sociale, consolida le disuguaglianze di classe e consegna i giovani alle esigenze immediate delle imprese invece di formarli come cittadini liberi e critici. Lode e rispetto sincero a tutte le docenti, i docenti, il personale ATA e le dirigenti che oggi scioperano, sacrificando uno stipendio già insufficiente. Il loro è un atto di resistenza civile e di preoccupazione condivisa per il bene comune. Questo governo, con derive autoritarie, sta erodendo silenziosamente i pilastri della democrazia. Come la rana nell’acqua calda, non vuole distruggere la scuola pubblica all’improvviso, ma alzare progressivamente la temperatura: riforme graduali, tagli mascherati, propaganda sui “meriti”, aumenti elemosina, certificazioni a pagamento e dimensionamento continui. Le intenzioni sono chiare e preoccupanti: trasformare la formazione in addestramento per manovalanza docile, accentuando le divisioni sociali e favorendo il privato a danno dell’uguaglianza. Gli italiani non possono restare in silenzio. La morte della rana non arriva all’improvviso, ma per aumento graduale della temperatura. Oggi alziamo la voce, preoccupati ma determinati, prima che sia troppo tardi. Chiediamo con urgenza il ritiro della riforma degli istituti tecnici, il potenziamento dell’istruzione pubblica, la fine dello sfruttamento degli studenti, la fine del mercimonio delle certificazioni, il blocco del dimensionamento selvaggio, l’immissione in ruolo di tutti i docenti e dirigenti idonei e contratti dignitosi. La scuola è un bene comune, non un’azienda al servizio del privato. Sarò al fianco di chi sciopera oggi e continuerò a battermi perché questa deriva venga fermata. Dichiarazione della Senatrice Marinella Pacifico.
