(AGENPARL) - Roma, 16 Aprile 2026 - La recente riconferma di Luigi Lovaglio come Amministratore Delegato di MPS, sancita ieri dall’assemblea degli azionisti con la vittoria della lista Tortora-PLT Holding (sostenuta anche da Delfin di Francesco Milleri), rappresenta un colpo di scena che impone al Governo Meloni di fare immediata chiarezza. Dopo la vendita delle quote statali di Monte dei Paschi di Siena a un circolo ristretto di acquirenti – tra cui Francesco Gaetano Caltagirone e la holding Delfin – avvenuta nel 2024 attraverso una procedura accelerata e opaca, si è consumata la scalata di MPS su Mediobanca. Un’operazione da oltre 13 miliardi di euro che ha permesso al gruppo senese di conquistare il controllo di Piazzetta Cuccia e, indirettamente, di rafforzare la propria posizione su Generali, di cui Mediobanca è storicamente il primo azionista con circa il 13% del capitale. Oggi, con l’integrazione tra MPS e Mediobanca già avviata e il progetto di delisting della “nuova Mediobanca” (che rimarrà non quotata, mantenendo nel proprio perimetro la partecipazione in Generali), sorge una domanda legittima e urgente: può la rinnovata elezione di Lovaglio fermare davvero le mire di Caltagirone sul controllo di Generali? Oppure si tratta soltanto di un rimescolamento interno tra alleati di ieri, che lascia intatta la sostanza dell’operazione? Lo Stato italiano è garantito? Il Tesoro ha ceduto quote strategiche di una banca storica come MPS – partecipata pubblica – a soggetti privati coordinati, senza una vera gara competitiva e in un contesto su cui la Procura di Milano ha aperto un’inchiesta per aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza. Oggi, con la fusione e il delisting, il controllo passa definitivamente in mani private. Chi garantisce che gli interessi nazionali non vengano sacrificati? La gestione di Generali, colosso assicurativo che detiene quote rilevanti nel risparmio degli italiani, non dovrebbe forse avere come priorità la tutela dello Stato sociale – pensioni, stipendi, sanità, infrastrutture e istruzione – invece di concentrarsi esclusivamente sulla finanza e sui rendimenti per gli azionisti? O la dismissione degli asset di Stato serve soltanto a rafforzare la famiglia del “vecchio Caltagirone” e i sostenitori di Lovaglio nella gestione del potere finanziario italiano?L’operazione, nata sotto l’egida del MEF e di Palazzo Chigi, rischia di configurarsi come una vera e propria “merchant bank governativa” a vantaggio di pochi. Chiediamo al Presidente Meloni e al Ministro dell’Economia di rendere pubblici tutti i documenti relativi alla cessione delle quote MPS del 2024 e di spiegare quali garanzie reali siano state poste a tutela dell’interesse pubblico. Quanto all’assemblea annuale di Generali a Trieste (convocata per il 23 aprile), ci auguriamo che non si trasformi in un ulteriore capitolo di questa partita opaca, ma che diventi l’occasione per un confronto trasparente sugli assetti futuri del Leone di Trieste. L’Italia non può permettersi che i suoi gioielli finanziari finiscano smembrati o pilotati da interessi privati senza un reale controllo pubblico. L’opinione pubblica e il Parlamento devono pretendere risposte. Non è accettabile che la dismissione di asset strategici dello Stato serva solo a consolidare poteri privati, lasciando scoperto il fronte della tutela sociale e dell’interesse nazionale. In Parlamento l’opposizione presenti interrogazioni urgenti al Governo in tutte le sedi competenti. Sono pronta a sostenere ogni iniziativa parlamentare per fare piena luce sulla vicenda. Dichiarazione dell’Onorevole Marinella Pacifico, già Senatrice della Repubblica.
