(AGENPARL) - Roma, 14 Aprile 2026 - “Per il caso Almasri i ministri Nordio e Piantedosi e il sottosegretario Mantovano sono stati chiamati a rispondere dei reati di rifiuto di atti di ufficio, favoreggiamento e peculato. Ma Giusi Bartolozzi è accusata di un reato diverso dai reati contestati ai tre esponenti politici del governo e quindi non si può e non si deve estendere l’immunità parlamentare. Scudare Bartolozzi vuol dire ancora una volta agire in piena violazione della normativa vigente e collocare questa vicenda al di fuori di ogni crisma di legalità. Non si può garantire immunità a chi ha violato il diritto internazionale. Non si può impedire alla giustizia di fare il suo corso. Non si può chiedere ai cittadini di fidarsi delle istituzioni se sono le istituzioni stesse a non rispettare le regole. Quale immagine vogliamo dare dell’Italia? Un Paese che rispetta le regole che contribuisce a costruire, oppure un Paese canaglia che le aggira quando diventano scomode?”.
Lo ha detto la deputata M5S Carla Giuliano nella dichiarazione di voto sulla proposta di elevazione di un conflitto di attribuzione nei confronti della procura di Roma sul caso di Giusi Bartolozzi.
“Il caso Almasri – ha aggiunto – rappresenta uno dei passaggi più gravi nei rapporti tra l’Italia e la giustizia internazionale. Eppure, all’inizio, c’era stata un’Italia che aveva funzionato. Si era attivato un sistema per dare esecuzione a un mandato di arresto per crimini gravissimi. Poi, però, questa Italia si è fermata per una scelta politica. Almasri viene arrestato, poi scarcerato, e infine rimpatriato in Libia con un volo di Stato, pagato dai cittadini italiani. Una decisione che oggi la Corte considera incompatibile con gli obblighi assunti dal nostro Paese. Ci è stato detto che si trattava di sicurezza nazionale. Ma se fosse stato davvero così, sarebbe stato opposto il segreto di Stato. La verità è che siamo di fronte a una decisione politica, assunta per ragioni di opportunità, probabilmente legate alla gestione dei flussi migratori. Ma è una scelta che ha prodotto un doppio fallimento: uno sul piano internazionale, perché l’Italia è oggi accusata di non aver rispettato i propri obblighi, e uno sul piano interno, perché i risultati dichiarati in termini di contrasto dell’immigrazione clandestina non sono arrivati”.