(AGENPARL) - Roma, 2 Aprile 2026 - Banca d’Italia – Intervento del Direttore Generale Paolo Angelini alla XVI Conferenza MAECI – Banca d’Italia con i Delegati e gli Addetti finanziari accreditati all’estero
(AGENPARL) – Roma, 2 Aprile 2026 – Un mondo turbolento: crisi politiche e shock economico-finanziari.
Quali strategie per la sicurezza economica dell’Italia?
Considerazioni conclusive di Paolo Angelini
Direttore generale della Banca d’Italia
XVI Conferenza MAECI – Banca d’Italia con i Delegati
e gli Addetti finanziari accreditati all’estero
Roma, Farnesina, Sala delle Conferenze Internazionali, 2 aprile 2026
Ringrazio il Ministro Tajani e l’Ambasciatore Guariglia per aver ospitato questa
sedicesima edizione della nostra conferenza congiunta, che conferma l’importanza della
collaborazione tra la Banca d’Italia e il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione
Internazionale.
Il Governatore Panetta ha aperto questa giornata tratteggiando un’economia globale
caratterizzata da uno shock energetico senza precedenti, fragilità finanziarie latenti,
forti cambiamenti nei flussi commerciali, crescenti tensioni geopolitiche, regressi nella
cooperazione internazionale. Le sessioni di lavoro di questa mattina hanno approfondito
questi temi con rigore. Nelle mie considerazioni conclusive vorrei raccogliere alcuni di questi
fili e concentrarmi su un aspetto della sicurezza economica che mi pare centrale e ancora
largamente irrisolto: la dipendenza energetica dell’Italia e le leve con cui possiamo ridurla.
Gli effetti del conflitto in corso in Medio Oriente si estendono all’approvvigionamento di
petrolio, gas e prodotti derivati essenziali per agricoltura, sanità e difesa1
. All’impennata dei
prezzi di questi beni si aggiungono fenomeni di razionamento, già evidenti in alcuni paesi
dell’Asia, destinataria di gran parte del flusso di navi in transito nello stretto di Hormuz.
Questi sviluppi confermano la vulnerabilità di un modello economico come quello
dell’Italia, largamente dipendente da forniture estere in settori strategici, e ripropongono
il tema della sicurezza energetica, già al centro del dibattito politico dopo l’invasione russa
1 Da Hormuz transitava tra il 30 e il 50 per cento dell’urea e dell’ammoniaca commercializzate a livello
globale, componenti fondamentali per i fertilizzanti, con conseguente rischio di riduzione delle rese
agricole e ricadute sui prezzi delle derrate alimentari in diverse parti del mondo. Il Qatar è il secondo
produttore mondiale di elio – dopo gli Stati Uniti, con circa un terzo dell’offerta globale – gas nobile
impiegato in ambito sanitario, nella difesa e nella produzione di semiconduttori. In seguito al blocco
dello Stretto di Hormuz, tali forniture sono diventate indisponibili (fonte: USGS, Mineral commodity
summaries 2026, 6 febbraio 2026).
2 dell’Ucraina2
. Da allora abbiamo compiuto importanti progressi nella diversificazione
delle nostre fonti di approvvigionamento di combustibili fossili, che non sono però in
grado di attenuare gli effetti di uno shock globale di questa portata. Occorre dunque
sia continuare a ridurre la domanda di energia, ad esempio, aumentando il grado di
efficienza energetica dei processi produttivi e degli immobili, sia accelerare lo sviluppo
delle fonti rinnovabili3
. In quanto segue mi concentrerò sul settore elettrico.
Per anni abbiamo ragionato di “trilemma energetico” – la difficoltà di perseguire
simultaneamente sostenibilità ambientale, accessibilità economica e sicurezza degli
approvvigionamenti4
. Storicamente, le rinnovabili venivano associate al primo obiettivo,
spesso a scapito degli altri due.
Oggi il trilemma non è più vero, o quantomeno non è così netto. Da un lato, il progresso
tecnologico e le connesse forti riduzioni dei costi d’impianto degli ultimi anni hanno reso
le fonti rinnovabili competitive rispetto alle alternative fossili. La scelta delle rinnovabili
oggi consente al tempo stesso all’investitore di seguire il criterio del minor costo, di
contribuire alla sostenibilità ambientale e di ridurre la dipendenza da fornitori esteri di
combustibili fossili.
Dall’altro lato, va ammesso che l’alternativa delle rinnovabili non è priva di implicazioni
in termini di dipendenza tecnologica dall’estero. Inoltre, emergono costi per garantire
lo sviluppo e la stabilità della rete, e per l’ammortamento degli impianti più inquinanti
da dismettere5
. La parte di questi investimenti che ricade sulla collettività può trovare
copertura via tariffe elettriche o fiscalità generale, individuando misure per attenuare gli
impatti distributivi sulle famiglie e sulla competitività delle imprese.
Nel nostro paese la quota di generazione elettrica nazionale da fonti rinnovabili è
cresciuta al 40,7 per cento a fine 20246
, grazie soprattutto allo sviluppo del fotovoltaico
e alla ripresa dell’eolico a seguito delle semplificazioni autorizzative introdotte negli anni
post pandemici dal MASE7
. Tuttavia, i progressi sono lenti e rischiano di lasciare ancora
per lungo tempo il nostro paese esposto a shock ai prezzi del gas naturale, combustibile
che determina il prezzo finale, in media, per oltre la metà delle ore del giorno.
2 Il clima si surriscalda: rischi e opportunità della transizione energetica, indirizzo di saluto del Governatore
della Banca d’Italia F. Panetta alla Conferenza G7-IEA Ensuring an orderly energy transition, Roma,
16 settembre 2024.
3 In Banca d’Italia stiamo adottando interventi per ridurre i consumi energetici e stiamo valutando
accordi a medio termine con produttori di energia rinnovabile (Power Purchase Agreements).
Cfr. Piano di transizione per la mitigazione e l’adattamento ai cambiamenti climatici, Banca d’Italia, 2025.
4 Il concetto di trilemma energetico appare per la prima volta nel rapporto Brundtland “Our common
future” del 1987 ed è stato poi ripreso e sviluppato dal World Energy Council che monitora annualmente
i progressi dei principali paesi sulle tre dimensioni. Cfr. WEC, World energy trilemma report, 2024.
5 E. Bernardini, I. Faiella, L. Lavecchia, A. Mistretta e F. Natoli, Banche centrali, rischi climatici e finanza
sostenibile, Banca d’Italia, Questioni di economia e finanza, 608, 2021.
6 Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Monitoraggio PNIEC, aprile 2026.
7 Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Relazione sulla situazione energetica
nazionale 2024.
3
Per imprimere un’accelerazione a questi processi occorre innanzitutto rimuovere alcuni
ostacoli regolamentari e tecnologici. I tempi di allacciamento dei nuovi impianti risentono
di limitazioni tecniche delle reti di trasmissione e distribuzione; di residue inefficienze
negli iter autorizzativi8
, sebbene molto sia stato fatto per semplificarli; di carenze nei
sistemi di accumulo e delle connessioni di rete per gestire i picchi di produzione; di
differenze tra nord e sud del Paese nella produzione e nella saturazione della capacità
di rete. La digitalizzazione delle procedure di connessione e il potenziamento della rete,
avviate da Terna9
, possono contribuire a superare alcuni di questi limiti, ma occorre
intensificare gli sforzi su tutti questi fronti.
Anche senza l’impiego di fondi pubblici, molto può essere ottenuto semplicemente
evitando l’instabilità del quadro regolamentare. Regole stabili incoraggiano l’investimento
riducendo l’incertezza dei progetti10. Ciò vale in particolare per un settore quale quello
delle rinnovabili, caratterizzato da elevati costi iniziali e rendimenti diluiti nel tempo. Le
modifiche della Corporate Sustainability Reporting Directive introdotte con la legislazione
detta Omnibus costringono l’Italia a rivedere la legge di recepimento approvata nel 2024,
aumentando l’incertezza del quadro regolamentare. Sebbene spinte dal comprensibile
desiderio di ridurre i costi per le imprese derivanti dagli obblighi informativi, queste
modifiche rischiano di vanificare investimenti in sistemi informativi già realizzati o avviati,
e di complicare la valutazione da parte del sistema finanziario dei progetti orientati alla
transizione, traducendosi in un rallentamento del percorso di adozione delle rinnovabili.
L’UE ha ancora la possibilità di adeguare il quadro regolatorio per favorire la transizione.
Nei prossimi mesi sarà importante la revisione dei criteri della Tassonomia avviata dalla
Commissione europea, che dovrebbe concludersi entro la fine dell’anno.
Va affrontato anche il diffuso rifiuto da parte delle comunità locali ad ospitare gli impianti
per la produzione di energie rinnovabili11; potrebbero contribuirvi forme contrattuali che
assegnino al territorio parte dei benefici dell’investimento mediante sconti in bolletta o
compensazioni ambientali e territoriali12.
Queste considerazioni riguardano il medio termine. Nel breve, lo shock energetico
richiede misure emergenziali, da attuare in parallelo con le misure strutturali che ho
descritto fin qui. Interventi che vanno nella giusta direzione sono quelli miranti ad attutire
8 F. Daniele, A. Pasquini, S. Clò, E. Maltese, Unburdening regulation: The impact of regulatory simplification
on photovoltaic adoption in Italy, “Energy Economics”, 125, 2023.
9 Terna ha avviato iniziative in materia di digitalizzazione e investimenti per 23 miliardi di euro nel
decennio 2025-2034 per il potenziamento della rete.
10 La sostenibilità nell’industria finanziaria: vecchi modelli per nuovi scenari?, intervento del Vice Direttore
Generale P. Angelini, Milano, 2 aprile 2025.
11 F. Daniele, G. de Blasio, A. Pasquini, Is local opposition taking the wind out of the energy transition?,
“European Journal of Political Economy”, 93, 2026.
12 Per l’installazione di impianti di estrazione di gas e petrolio, alcuni esempi riguardano i diritti versati
dalle compagnie alle Regioni e ai Comuni (es. nella Val d’Agri), per la costruzione di infrastrutture, la
distribuzione di social card per la riduzione dei costi energetici. Per la realizzazione di parchi eolici sono
spesso attuate misure di ripristino come il rimboschimento con specie autoctone o il miglioramento
di aree agricole limitrofe; per l’installazione di grandi impianti fotovoltaici sono realizzate barriere
vegetali per ridurre l’impatto visivo, oltre al ripristino delle aree alterate dalla costruzione.
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gli impatti per le imprese, limitandosi a quelle più colpite dai rincari. Le misure per le
famiglie dovrebbero essere indirizzate ai nuclei più fragili13, ad esempio riorganizzando
i bonus sociali, e prevedendo iniziative mirate per la riqualificazione energetica degli
immobili14. Gli interventi dovrebbero salvaguardare i segnali di prezzo e l’equilibrio del
bilancio pubblico.
Concludo con una considerazione che mi pare emersa con chiarezza dai lavori di oggi: la
sicurezza economica non si costruisce con la pur necessaria reazione emergenziale agli
shock, ma con politiche strutturali in grado di aumentare la resilienza del sistema.
In un contesto come quello attuale – in cui le scelte energetiche si intrecciano con gli
equilibri geopolitici – la collaborazione tra la Banca d’Italia e il MAECI mostra il suo valore
più concreto. Gli Addetti finanziari della Banca d’Italia, lavorando con le rappresentanze
diplomatiche, sono un osservatorio privilegiato sui mercati e sugli scenari geopolitici nei
diversi contesti in cui operano. Credo che si tratti di una risorsa preziosa e sono certo che
la partnership tra il MAECI e la Banca d’Italia continuerà a essere un fattore di supporto
per il Paese.
13 Nel 2024 vi erano 2,4 milioni di famiglie in povertà energetica, pari al 9,1 per cento del totale.
Cfr. Osservatorio italiano sulla povertà energetica, La povertà energetica in Italia nel 2024, dicembre 2025.
14 G. de Blasio, R. Fiori, L. Lavecchia, M. Loberto, V. Michelangeli, E. Padovani, E. Pisano, M.L. Rodano,
G. Roma, T. Rosolin e P. Tommasino, Il miglioramento dell’efficienza energetica delle abitazioni in Italia:
lo stato dell’arte e alcune considerazioni per gli interventi pubblici, Banca d’Italia, Questioni di economia
e finanza, 845, 2024
