(AGENPARL) - Roma, 30 Marzo 2026 - L’efficienza di un sistema carcerario si misura sulla capacità di coniugare la certezza della pena con la tutela della salute, come previsto dall’Articolo 32 della Costituzione, ma i dati del primo trimestre 2026 delineano un quadro di illegalità strutturale che incide direttamente sulla sicurezza degli istituti. Il punto di rottura è rappresentato dal fallimento delle REMS, le Residenze per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza, che nonostante la Sentenza n. 22/2022 della Corte Costituzionale restano un imbuto normativo con una lista d’attesa nazionale che supera le 670 unità a fronte di soli 630 posti disponibili. Questa paralisi genera una promiscuità insostenibile all’interno delle celle, dove detenuti comuni si trovano a dividere spazi angusti con soggetti affetti da gravi psicosi non curate, trasformando la detenzione ordinaria in un azzardo quotidiano fatto di urla e aggressioni imprevedibili.
A questa tensione psichiatrica si aggiunge l’allarme per le patologie infettive, poiché la carenza di screening sistematici e la difficoltà di isolamento sanitario forzano la coabitazione tra soggetti sani e detenuti affetti da epatiti o forme di TBC latente, creando una roulette russa biologica che coinvolge inevitabilmente anche il personale di Polizia Penitenziaria. Il caso del Nuovo Complesso di Rieti rappresenta, in tal senso, la smentita plastica della retorica dell’edilizia risolutiva: nonostante sia una struttura di recente generazione, sconta una carenza di personale sanitario e di polizia che rende la modernità dei suoi padiglioni un paradosso burocratico, dimostrando che nuove mura senza investimenti nel capitale umano servono solo a spostare il degrado in periferia.
Il vero paradosso non è l’assenza di dati, ma l’abbondanza di moniti parlamentari rimasti senza esecuzione, mentre il rimpallo di responsabilità tra i Ministeri della Giustizia e della Salute continua a lasciare gli istituti di pena in una condizione di cronico e pericoloso abbandono.