(AGENPARL) - Roma, 26 Gennaio 2026 - (AGENPARL) – Mon 26 January 2026 un’importante scoperta che ha fatto luce su un raro oggetto substellare:
Gaia-6 B. Grazie alla combinazione dei dati del Telescopio Nazionale
Galileo e della missione Gaia, i ricercatori guidati dall’INAF hanno
caratterizzato questa “nana bruna” (un corpo con una massa circa 20 volte
quella di Giove) situata nella costellazione del Dragone. La scoperta apre
nuovi interrogativi su come si formino questi corpi celesti, a metà strada
tra pianeti giganti e stelle.
*TUTTI GLI ALLEGATI IN QUESTA CARTELLINA STAMPA:
**https://drive.google.com/drive/folders/1vRP7x6IGz9Yueeq3DPXvZq2dUmsHEoxh
*
Siamo a disposizione per fornire ulteriori dettagli o per organizzare
un’intervista qualora fossi interessata/o.
Grazie dell’attenzione e della diffusione.
Cordiali saluti.
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26 gennaio2025
UN’ORBITA ESTREMA NEL CUORE DEL DRAGONE:
SVELATA LA VERA NATURA DELLA NANA BRUNA GAIA-6 B
Un team internazionale a guida italiana, grazie ai dati del Telescopio
Nazionale Galileo e della missione Gaia, ha caratterizzato un raro oggetto
substellare con un’orbita eccezionalmente eccentrica. Lo studio risolve un
“enigma” astrometrico e apre nuovi interrogativi sulla formazione di questi
corpi celesti.
Nell’ambito del programma GAPS (Global Architecture of Planetary Systems),
un team di ricercatori guidato dall’Istituto Nazionale di Astrofisica
(INAF) ha confermato e caratterizzato con precisione un nuovo compagno
substellare in orbita attorno alla stella HD 128717, situata in direzione
della costellazione del Dragone. L’oggetto, ora denominato Gaia-6 B, è una
nana bruna con una massa circa 20 volte superiore a quella di Giove. La
scoperta è di particolare rilievo perché Gaia-6 B si muove su un’orbita
estremamente eccentrica, una delle più “schiacciate” mai misurate per un
oggetto di questa massa. Il corpo celeste completa una rivoluzione attorno
alla sua stella madre in circa 9,37 anni.
La ricerca, disponibile online sulla rivista Astronomy & Astrophysics, ha
risolto una discrepanza nel catalogo DR3 (Data Release 3) della missione
Gaia dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA). La soluzione orbitale iniziale di
Gaia suggeriva infatti un periodo molto più breve e un’eccentricità
inferiore.
Attraverso sofisticate simulazioni numeriche, gli astronomi hanno
dimostrato che questo errore era dovuto a una “degenerazione” della
soluzione astrometrica: poiché il periodo orbitale di Gaia-6 B è molto più
lungo della durata delle osservazioni della DR3 (circa 34 mesi), il segnale
era stato interpretato in modo errato. Grazie al monitoraggio intensivo
effettuato con lo spettrografo HARPS-N installato sul Telescopio Nazionale
Galileo (TNG) dell’INAF a La Palma, isola dell’arcipelago delle Canarie, i
ricercatori hanno potuto correggere il tiro e fornire un identikit preciso
del sistema.
Matteo Pinamonti, ricercatore dell’INAF e primo autore dell’articolo,
spiega: “Il contributo decisivo è arrivato dal monitoraggio ad alta cadenza
con HARPS-N al telescopio italiano TNG, che ha permesso di misurare con
precisione la forma tutt’altro che circolare dell’orbita. Prima non era
stato possibile, perché i dati di Gaia DR3 coprono solo una frazione
dell’orbita, generando una degenerazione tra il periodo ed l’eccentricità e
quindi un modello orbitale fuorviante”.
Gaia-6 B risiede in quello che gli scienziati definiscono “regime di
transizione” tra i pianeti giganti gassosi e le nane brune.
Tradizionalmente, il limite tra queste due classi è fissato a 13 masse
gioviane, la soglia oltre la quale può verificarsi la fusione del deuterio.
Esistono anche altri criteri basati su meccanismi di formazione degli
oggetti nella nebulosa planetaria, che tuttavia rimangono un tema aperto
per la difficoltà di stabilire il meccanismo di formazione specifico a
partire dai dati osservativi.
Sebbene la massa di Gaia-6 B la collochi chiaramente tra le nane brune, la
sua alta metallicità, cioè la presenza di un’elevata quantità di elementi
pesanti, potrebbe suggerire un meccanismo di formazione simile a quello dei
pianeti, ovvero un accrescimento di gas attorno ad un nucleo di elementi
pesanti.
Un aspetto che resta avvolto nel mistero è l’origine di un’orbita così
estrema. Tipicamente, eccentricità così elevate sono causate dall’influenza
gravitazionale di altri compagni massicci nel sistema. Tuttavia, il team ha
cercato ulteriori inquilini nel sistema HD 128717 senza successo. Le
ricerche condotte con il metodo della velocità radiale non hanno mostrato
segni di pianeti interni, mentre le osservazioni di direct imaging (o immagine
diretta, una tecnica astronomica per fotografare direttamente gli esopianeti
), condotte con gli strumenti SHARK-NIR e LMIRCam presso il Large Binocular
Telescope (LBT) in Arizona, non hanno rivelato compagni esterni di grande
massa.
“L’origine dell’eccentricità elevata di Gaia-6 B rimane un puzzle
irrisolto”, conclude Pinamonti, “poiché non sono stati identificati altri
compagni che possano aver ‘disturbato’ l’orbita dell’oggetto. È importante,
però, perché ci aiuta a capire come nascono gli oggetti al confine tra
pianeti giganti e piccole stelle, una domanda ancora irrisolta
nell’astronomia moderna e, di conseguenza, a capire meglio come si formano
le stelle e i sistemi planetari in generale, incluso il nostro”.
Il successo di questo studio sottolinea l’importanza della sinergia tra
l’astrometria spaziale (Gaia) e la spettroscopia da terra (HARPS-N). Le
future release dei dati di Gaia (DR4) permetteranno di confermare
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