(AGENPARL) - Roma, 17 Luglio 2025 - (AGENPARL) – Thu 17 July 2025 **La Toscana sperimenta il ‘facilitatore’ nei pronto soccorso per ridurre
i casi di aggressione**
/Scritto da Walter Fortini, giovedì 17 luglio 2025 alle 15:32/
Violenze ed aggressioni al personale sanitario che si verificano nei pronto
soccorso degli ospedali spesso nascono da carenze di comunicazione. Gli
animi a volte (dei pazienti o dei familiari che aspettano in sala di
attesa) si scaldano per l’assenza di informazioni che non arrivano. Per
prevenire tutto questo nasce nei più grandi pronto soccorso della Toscana
la figura sperimentale del ‘facilitatore’: un addetto, non sanitario,
bravo nel comunicare e creare empatia, capace di migliorare le connessioni
con le persone e gestire di conseguenza le emozioni che a volte, per la
situazione di per sé o per i tempi di attesa, rischiano di andare fuori
controllo.
Il progetto, su proposta dell’assessore al diritto alla salute Simone
Bezzini, ha ricevuto il via libera da parte della giunta regionale. La
Regione metterà a disposizione delle Asl, per avviare la sperimentazione
che durerà un anno, un milione e 430 mila euro.
“Si tratta di un progetto che ha un doppio scopo – spiegano il presidente
della Toscana Eugenio Giani e l’assessore al diritto alla salute Simone
Bezzini -. L’obiettivo è ridurre l’ansia e creare un ambiente più
tranquillo ed organizzato, ma di conseguenza limitare anche i casi dove le
emozioni prendono il sopravvento e sfociano in aggressioni”.
“Sarà una figura di mediazione non sanitaria per la cui assunzione si
attingerà al fondo delle sanzioni, risorse vincolate ad interventi sulla
sicurezza nei luoghi di lavoro – specifica l’assessore -. Al facilitatore
spetterà il compito di migliorare l’accoglienza, trasmettere informazioni
e contenere eventuali tensioni che si possono determinare nei momenti di
sovraffolamento dei pronto soccorso”.
Il facilitatore opererà nelle sale di attesa dei pronto soccorso. Fornirà
informazioni aggiornate ai familiari e ai pazienti sui tempi di attesa e
sull’organizzazione. Farà da ‘trait d’union’ tra i familiari in sala e i
pazienti all’interno, per fornire supporto e rassicurare. Un ambiente
tranquillo e un flusso continuo di informazioni dovrebbe ridurre la causa
alla base di alcune aggressioni. Oltre ad essere un bravo comunicatore, il
facilitatore dovrà essere anche allenato a gestire conflitti, capendo per
tempo quando una situazione può diventare a rischio.
La sperimentazione coinvolgerà venti presidi, dopodiché si farà un
bilancio per decidere se e come proseguire. Tre ospedali – Careggi a
Firenze, Santo Stefano a Prato e gli ospedali pisani, che sono poi le
strutture con i maggiori accessi – avranno un facilitatore in servizio
notte e giorno. Altri dodici pronto soccorso, quelli a seguire con il
maggior numero di accessi, potranno contare su un facilitatore per dodici
ore al giorno: Grosseto, Versilia, Massa, Livorno, San Jacopo a Pistoia,
San Giuseppe ad Empoli, Arezzo, Le Scotte a Siena, San Luca a Lucca,
Pontedera, Santissima Annunziata a Bagno a Ripoli e Torregalli a Firenze.
Anche altri pronto soccorso a maggior affluenza turistica potranno contare
su un facilitatore in servizio per metà giornata: Santa Maria Nuova nel
centro storico di Firenze per tutto l’anno, dodici ore al giorno ma solo da
giugno a settembre gli ospedali di Cecina, Piombino, Orbetello e
Portoferraio.
A partire dalle prossime settimane sarà istituita una cabina di regia
coordinata dalla Regione Toscana, con un referente per ciascuna azienda,
che avrà il compito di definire le modalità di selezione e formazione dei
facilitatori, oltre che di monitorare lo sviluppo del progetto.
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