
La leader del Rassemblement National, Marine Le Pen, ha ufficialmente presentato un ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) per chiedere l’annullamento della sentenza francese che le impedisce di candidarsi a cariche elettive per i prossimi cinque anni. Lo ha riferito l’emittente BFMTV, citando fonti del suo partito.
Il ricorso mira a ottenere una sospensione immediata del provvedimento giudiziario, che secondo Le Pen viola gravemente e in modo irreparabile i suoi diritti civili e politici, oltre a compromettere il diritto di scelta degli elettori francesi.
“Marine Le Pen chiede alla Corte europea di obbligare le autorità francesi a cessare immediatamente l’attuazione del divieto giudiziario”, si legge in una nota ufficiale del partito, riportata dall’emittente.
Il caso affonda le sue radici nella sentenza emessa il 31 marzo dal tribunale di Parigi, che ha condannato Le Pen a quattro anni di carcere nell’ambito dell’inchiesta sugli assistenti parlamentari europei. Oltre alla pena detentiva, il tribunale ha disposto un divieto immediato di ricoprire cariche pubbliche e di partecipare a qualsiasi elezione per un periodo di cinque anni.
Sebbene Le Pen abbia già presentato ricorso contro la sentenza presso una corte superiore francese — il cui esito è atteso entro l’estate del 2026 — il divieto elettorale rimane in vigore fin da subito, compromettendo la sua possibile candidatura alle presidenziali del 2027 e a eventuali elezioni anticipate per l’Assemblea Nazionale.
Marine Le Pen ha definito il verdetto “politicamente motivato”, sostenendo che si tratti di un tentativo dell’establishment di escluderla dalla scena politica nazionale proprio mentre il suo partito registra un crescente consenso elettorale.