(AGENPARL) - Roma, 9 Giugno 2023 - (AGENPARL) – ven 09 giugno 2023 *AGRICOLTURA: L’APPENNINO PUÒ GUIDARE IL RILANCIO DELL’OLIVICOLTURA
ITALIANA*
*Casoli (Chieti), 9 giugno* – Con i suoi *207mila ettari tra* *Toscana,
Umbria, Marche, Lazio, Abruzzo e Molise* che rappresentano il *21% del
totale olivicolo nazionale*, l’olivicoltura delle regioni appenniniche
italiane può contribuire al rilancio della produzione nazionale. Sarebbe
sufficiente il *ritorno alla piena efficienza produttiva di almeno 25.000
ettari di oliveti*, attualmente in condizioni di totale abbandono o con una
gestione non ottimale presenti nelle regioni dell’Italia centrale. Si stima
che *solo in Abruzzo 5.000 ettari di oliveti potrebbero essere oggetto di
un piano di ristrutturazione e di riconversione tale da aumentare la
produzione media annuale del 40% nel giro di 5 anni*. Sono queste le
riflessioni emerse durante il convegno che si è svolto a Casoli, in
provincia di Chieti, dedicato al tema della competitività e resilienza dei
sistemi olivicoli tradizionali dell’Appennino, organizzato *dall’Accademia
Nazionale dell’Olivo e dell’Olio.*
L’evento è stata l’occasione per una *ricognizione sullo stato e sulle
prospettive della filiera olivicolo-olearia italiana *che continua a
perdere terreno nei confronti dei competitori a livello internazionale. Se
negli anni ’70 l’Italia era il primo Paese produttore al mondo, *oggi
occupa la terza posizione all’interno dell’Unione europea come produttore
di olio d’oliva con 240mila tonnellate* al cospetto delle 330mila della
Grecia e delle 680mila della Spagna.
A livello internazionale, la situazione peggiora ulteriormente, con
l’Italia che è scivolata al quarto posto dopo la Turchia che, nel 2022, ha
registrato una produzione di 275.000 tonnellate. In prospettiva,
considerando gli ingenti investimenti nel settore olivicolo di Tunisia,
Marocco e Portogallo, *il nostro Paese potrebbe perdere ulteriori posizioni*
in un settore nel quale ha ricoperto da sempre un ruolo di assoluta
eccellenza.
Nel 2022, il *tasso di autoapprovvigionamento* ha raggiunto il minimo
storico, in quanto la produzione nazionale *ha coperto appena il 48,2% del
consumo*. Le importazioni hanno raggiunto il massimo di sempre con 2,2
miliardi di euro e si sono attestate ad un livello superiore al valore
delle esportazioni che sono state pari a 1,9 miliardi di euro.
*Come invertire la rotta? *Nel convegno di Casoli sono state affrontate
problematiche tecniche, agronomiche e commerciali dei sistemi olivicoli
caratterizzati da spinta frammentazione fondiaria, da localizzazione
prevalente in aree diverse dalla pianura irrigua, da un elevato valore
paesaggistico ed ambientale e composti prevalentemente da varietà
autoctone. *La sfida per il prossimo futuro sarà quella di puntare sulla
riconversione e ristrutturazione degli impianti*, favorendo la
meccanizzazione, l’incremento delle dimensioni delle aziende olivicole, la
razionalizzazione delle operazioni colturali ed *un’attenzione costante al
miglioramento qualitativo*, puntando sulle varietà tipiche del territorio.
Le condizioni per la *diffusione sul territorio di modelli aziendali di
successo non mancano*. L’olivicoltura delle colline appenniniche presenta
abbandonati superfici e un patrimonio di varietà ad alto valore
commerciale. Sarà *determinante cogliere le opportunità provenienti dalla
riforma della Politica Agricola Comune*, con gli eco-schemi e
l’architettura verde, dalla strategia ‘*Farm to Fork*’ con la spinta verso
sistemi produttivi sostenibili e il *PNRR con misure di sostegno specifiche
come quella per il rinnovamento dei frantoi oleari*. Uno scenario su cui
innescare un percorso virtuoso per una nuova e moderna imprenditorialità
olivicolo-olearia che sappia cogliere le dinamiche di mercato, tra
interesse per la qualità e la *distintività delle produzioni, per garantire
una maggiore redditività nella filiera e un futuro roseo per il comparto.*
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