(AGENPARL) - Roma, 8 Novembre 2026 - Dalle provocazioni nei cieli della NATO alle nuove minacce di droni e attacchi informatici. L’ex responsabile del Comando Operazioni Aerospaziali avverte: «Serve un urgente cambiamento di atteggiamento». E richiama la politica alle proprie responsabilità nella difesa nazionale.
In un mondo attraversato da tensioni geopolitiche sempre più acute, la sicurezza dello spazio aereo è diventata uno dei fronti più delicati della difesa nazionale e dell’intero sistema di sicurezza occidentale. Le provocazioni lungo il fianco orientale della NATO, il rischio di incidenti capaci di innescare un’escalation militare, la crescente diffusione dei droni e delle minacce informatiche pongono interrogativi che superano la dimensione strettamente militare, investendo direttamente le responsabilità della politica e la consapevolezza dei cittadini.
La guerra in Ucraina ha mostrato quanto rapidamente possano cambiare gli equilibri strategici e quanto sia pericoloso continuare a considerare la sicurezza una condizione acquisita. In questo scenario, la capacità di individuare e contrastare una minaccia non dipende soltanto dall’efficienza degli strumenti tecnologici o dalla preparazione delle Forze Armate, ma anche dalla lungimiranza delle decisioni politiche, dalla chiarezza delle procedure e dalla disponibilità di un Paese ad affrontare rischi fino a pochi anni fa ritenuti remoti.
A offrire una lettura di queste sfide è il Generale di Squadra Aerea (aus.) Claudio Gabellini, già responsabile del Comando Operazioni Aerospaziali, che in questa intervista analizza le provocazioni militari nei cieli dell’Alleanza Atlantica, il delicato equilibrio tra deterrenza e rischio di escalation e le nuove vulnerabilità del sistema di sicurezza nazionale.
Le sue riflessioni pongono soprattutto una questione di fondo: siamo davvero preparati, non soltanto militarmente ma anche politicamente e culturalmente, ad affrontare le minacce di un mondo profondamente cambiato?
L’INTERVISTA
Generale Gabellini, oggi una violazione dello spazio aereo può essere anche un messaggio politico, una provocazione deliberata per misurare i tempi di reazione e la determinazione di un Paese. Come si distingue una minaccia militare concreta da un’operazione di pressione psicologica e, soprattutto, quanto rischia l’Occidente di cadere nella trappola di chi cerca una reazione sproporzionata?
Generale Gabellini: Sicuramente una violazione dello spazio aereo, come di qualsiasi tipo di frontiera terrestre o marittima, si può configurare come messaggio politico, ma solo nel caso sia possibile risalire con certezza al “mandante”. Infatti, se lo spazio aereo è deliberatamente violato da un velivolo riconducibile ad un’entità statale, non ci sono dubbi. Diverso è il caso di un velivolo commerciale che, non rappresentando esplicitamente un’entità nazionale, fa decadere il messaggio politico. In ogni caso, dal punto di vista dell’AM e della NATO, ogni violazione dello spazio aereo viene trattata nella stessa maniera, indipendentemente da considerazioni su origini e finalità della stessa.
Molte delle violazioni dello spazio aereo della NATO, soprattutto nel cd. “fianco Est” rappresentano un chiaro esempio di provocazione, per valutare tempi e tattiche di reazione da parte del sistema dell’Alleanza, e per testare la nostra determinazione. In tale ottica, pertanto, queste violazioni possono essere assimilate anche ad una sorta di pressione psicologica. Sono peraltro molteplici le occasioni in cui gli equipaggi della “controparte” hanno tenuto comportamenti estremamente aggressivi in volo, talvolta ai limiti della sicurezza del volo, cercando di indurre gli equipaggi della NATO a reagire alle provocazioni. È evidente che, in certe situazioni, il rischio di una potenziale escalation è molto alto, ma l’addestramento, la disciplina e soprattutto le direttive estremamente chiare in merito, impartite agli equipaggi della NATO (ed a quelli dell’AM), hanno sinora impedito che le cose si complicassero.
Generale, la tecnologia consente di individuare una minaccia in pochi istanti, ma la decisione di reagire resta affidata all’uomo e, nei casi più delicati, alla politica. In uno scenario in cui bastano pochi secondi per trasformare un incidente aereo in una crisi internazionale, il vero punto debole della sicurezza europea è ancora la capacità di difesa o è la rapidità con cui i governi riescono ad assumersi la responsabilità di una decisione?
Generale Gabellini: La tecnologia consente solo di individuare una traccia, un evento anomalo, un’attività non prevista; ciò che poi “identifica” questi elementi, dando loro un preciso connotato, è frutto di un lavoro costante di studio, di analisi, di raccolta informazioni e di verifica delle fonti che consente, con ragionevole certezza, di poter “etichettare” una traccia, fino a considerarla come potenzialmente ostile. Ed ovviamente non basta la semplice presenza, per considerare una traccia come potenzialmente ostile. Serve che alla stessa siano associati anche dei comportamenti non consentiti.
In tali casi, comunque, proprio per evitare che comportamenti inadeguati da parte di un potenziale aggressore possano degenerare, la decisione di intervenire non è mai affidata all’improvvisazione da parte del singolo. Ogni azione è frutto di procedure consolidate, concordate, approvate a livello politico e declinate a livello militare. Esiste una struttura di comando e controllo, attiva 24 ore al giorno 7 giorni su 7, responsabile di supervisionare, controllare ed emanare gli ordini necessari, affinché certi eventi vengano trattati con fermezza ed efficacia, pur nella massima sicurezza. Le procedure sono conosciute da ogni singolo operatore del settore, dal Pilota ai Controllori della Difesa Aerea che operano a terra ed in volo, al Personale che opera nei Comandi e nelle Basi aeree, e vengono praticate regolarmente, durante specifici eventi addestrativi.
La capacità di difesa di una Nazione è da sempre frutto di decisioni politiche, e dei limiti morali, materiali e legali che il livello politico è disposto ad accettare. Quindi il vero punto debole è, a mio parere, quello politico. Per quanto riguarda la rapidità delle decisioni, è evidente che nel dominio aereo e spaziale non si può utilizzare l’approccio che magari ci si può permettere in altri domini, come quello terrestre o navale. Risulta quindi indispensabile, sin dal tempo di pace, disporre di tutte le autorizzazioni necessarie ad una declinazione operativa degli intenti politici, visto che al verificarsi di un evento potenzialmente delicato, non ci sarà tempo di chiedere le necessarie autorizzazioni. Quindi il mondo politico potrebbe essere chiamato a prendere decisioni difficili in tempi estremamente compressi, tenendo conto che in gioco c’è l’incolumità delle nostre Donne e dei nostri Uomini in volo, e la sicurezza di tutti quelli che sono a terra. Ecco perché ritengo altamente auspicabile una maggiore conoscenza, da parte del mondo politico, della complessità del mondo militare, specialmente in un contesto così dinamico come quello attuale.
Generale Gabellini, siamo abituati a considerare i nostri cieli come uno spazio protetto, quasi inviolabile. Eppure, droni, attacchi informatici e nuove tecnologie stanno cambiando radicalmente il concetto stesso di superiorità aerea. Qual è la vulnerabilità più sottovalutata del sistema di difesa italiano e quale verità, forse scomoda, i cittadini dovrebbero conoscere sulla reale capacità del Paese di affrontare una crisi improvvisa?
Generale Gabellini: I nostri cieli sono protetti e sono sicuri. I velivoli dell’Aeronautica Militare decollano decine di volte all’anno per identificare traffici che si comportano in modo anomalo o che non rispettano la sovranità nazionale. Questo richiede un’organizzazione complessa ed efficiente, che impiega 24 ore al giorno, 7 giorni su 7 e 365 giorni all’anno Personale, aeromobili, aeroporti, siti radar, centri di comando e controllo e struttura logistica di supporto, consentendo a tutti noi di vivere la quotidianità sotto cieli sicuri.
L’avvento di nuove “armi”, quali i droni e gli attacchi informatici, non cambia il concetto di superiorità aerea, che ha una sua precisa definizione, bensì il concetto stesso di minaccia, nel quale si affiancano alle armi tradizionali anche le nuove tecnologie, in grado di mettere in pericolo settori ritenuti relativamente tranquilli fino a poco tempo fa.
Ed al mutare della minaccia occorre cambiare la propria percezione e la propria consapevolezza della realtà, accettando il fatto che sono necessari nuovi strumenti per contrastare nuovi pericoli. In questo contesto è essenziale, ancora una volta, la percezione e l’accettazione a livello politico del fatto che il mondo sia cambiato e che quindi le vecchie sicurezze devono lasciare il passo ad un nuovo approccio, mirato a dotarsi degli strumenti in grado di contrastare i nuovi attacchi alla nostra sicurezza e quindi al nostro sistema di Valori. Credo quindi che, più che di vulnerabilità del sistema di difesa, sia necessario prendere coscienza di una debolezza cognitiva, figlia ancora dell’idea che “tanto a noi non succederà e, se anche fosse, ci sarà qualcuno che ci aiuterà”. Forse i cittadini dovrebbero prendere coscienza del fatto che i nuovi conflitti possono assumere una dimensione semplicemente inimmaginabile fino al momento dell’invasione dell’Ucraina, e che quindi, volendo dotarsi di una seria, seppur limitata, capacità di risposta e di sopravvivenza, è necessario un urgente cambiamento di atteggiamento, che permetta di riorganizzare le priorità interne della Nazione.
Precisazione del Generale Claudio Gabellini
Le risposte alle domande in calce non sono in alcun modo riconducibili né all’Aeronautica Militare né alla NATO, e rappresentano quindi esclusivamente il mio pensiero.
