(AGENPARL) - Roma, 6 Novembre 2026 - La possibilità di una nuova offensiva militare americana contro l’Iran torna al centro delle valutazioni della Casa Bianca. Secondo quanto riferito da Fox News, il presidente Donald Trump ha riunito i propri consiglieri per la sicurezza nazionale mercoledì 4 e giovedì 5 novembre per esaminare l’eventuale ripresa delle operazioni su larga scala contro Teheran. Nelle valutazioni militari è emerso anche il riferimento a lunedì 9 novembre, data in cui è prevista una fase di luna nuova, con condizioni di scarsa illuminazione notturna considerate favorevoli a determinate operazioni. Non risulta tuttavia che Trump abbia autorizzato un nuovo attacco né che il 9 novembre sia stato fissato come data per l’inizio dei bombardamenti.
L’indiscrezione, ripresa anche dall’agenzia russa TASS, arriva a pochi giorni dalle elezioni americane di metà mandato del 3 novembre, che hanno modificato gli equilibri politici a Washington. I Repubblicani hanno perso il controllo del Congresso, mentre l’amministrazione Trump si trova a decidere se intensificare la pressione militare sull’Iran, proseguire con le sanzioni e il blocco navale oppure tentare di raggiungere un accordo attraverso i mediatori regionali. Le consultazioni alla Casa Bianca confermano che la questione iraniana rimane una delle principali decisioni di politica estera ancora aperte per il presidente.
Le riunioni alla Casa Bianca e i preparativi del CENTCOM
Fox News ha riferito che gli incontri del 4 e 5 novembre hanno riguardato la possibilità di riprendere le operazioni militari contro obiettivi iraniani. Il riferimento al 9 novembre è collegato alla luna nuova, una condizione che riduce la luce naturale durante la notte e può influire sulla pianificazione di alcune missioni. Si tratta però di un fattore operativo, non della conferma di un calendario di guerra. La notizia deve quindi essere distinta dall’eventuale emissione di un ordine presidenziale, che al momento non è stata annunciata.
Secondo le informazioni raccolte da Fox News e Axios, il Comando Centrale degli Stati Uniti, responsabile delle operazioni militari americane in Medio Oriente, sta completando i preparativi per una possibile ripresa dei combattimenti su larga scala. Il CENTCOM non avrebbe tuttavia ricevuto una nuova direttiva da Washington. La pianificazione militare può procedere anche in assenza di una decisione politica definitiva, per consentire alle forze armate di presentare al presidente diverse opzioni operative.
Giovedì Trump ha dichiarato pubblicamente che una decisione sarebbe arrivata a breve. Parlando alla Casa Bianca, il presidente ha collegato l’eventuale ripresa degli attacchi alla volontà di impedire all’Iran di ricostituire un programma nucleare militare. Ha inoltre affermato che preferirebbe evitare ulteriori distruzioni nel Paese, senza escludere il ricorso alla forza. Le sue parole mantengono aperte entrambe le possibilità, quella militare e quella diplomatica, senza chiarire quale sarà la scelta finale.
Dalle operazioni nello Stretto di Hormuz al rischio di escalation
L’ipotesi di una nuova campagna di bombardamenti si inserisce in un conflitto iniziato il 28 febbraio con gli attacchi statunitensi e israeliani contro l’Iran e proseguito, nei mesi successivi, attraverso operazioni militari, tentativi di mediazione e scontri nello Stretto di Hormuz. Dopo le intese di giugno e la ripresa dei bombardamenti in luglio, Washington aveva progressivamente privilegiato una strategia di pressione economica e militare, mantenendo la possibilità di nuovi interventi.
La situazione resta instabile soprattutto nello Stretto di Hormuz, passaggio strategico per il commercio internazionale di petrolio e gas. Nei primi giorni di novembre, le forze americane hanno effettuato attacchi limitati contro obiettivi iraniani nell’area delle isole di Qeshm e Hengam. Secondo quanto riferito dall’Associated Press, un funzionario statunitense ha spiegato che le operazioni erano dirette contro elementi iraniani che stavano utilizzando missili terra-aria contro le forze americane. Gli attacchi sono stati descritti come interventi circoscritti, distinti dall’eventuale ripresa di una campagna militare su vasta scala.
Gli incidenti marittimi sono proseguiti anche dopo il voto americano. Reuters ha riferito il 5 novembre che le autorità iraniane avevano segnalato il danneggiamento di tre petroliere nello Stretto di Hormuz. I Guardiani della rivoluzione hanno sostenuto che due navi avessero urtato mine navali e che un’altra fosse stata interessata da un incendio. L’agenzia britannica UKMTO ha inoltre segnalato attacchi contro unità commerciali nella regione. Le diverse ricostruzioni non consentono di attribuire automaticamente ogni episodio a un unico responsabile, ma confermano il permanere di gravi rischi per la navigazione.
La mediazione del Qatar e le condizioni poste dall’Iran
Parallelamente ai preparativi militari, continuano i tentativi diplomatici. Reuters ha riferito il 5 novembre che l’Iran ha trasmesso agli Stati Uniti, attraverso il Qatar, una proposta relativa al dossier nucleare. Secondo un alto funzionario iraniano citato dall’agenzia, Washington starebbe esaminando il documento, ma Teheran considera la ripresa dei negoziati subordinata al soddisfacimento di sette condizioni.
Tra le richieste iraniane figurano la revoca delle sanzioni americane, lo sblocco dei beni iraniani congelati e il pagamento di riparazioni per i danni di guerra. Teheran chiede inoltre la fine del blocco navale statunitense. Il responsabile del Consiglio supremo di sicurezza nazionale iraniano, Mohsen Rezaei, ha dichiarato durante una visita in Russia che l’Iran non riaprirà lo Stretto di Hormuz e non riprenderà i negoziati finché Washington non avrà soddisfatto le condizioni presentate. Gli Stati Uniti insistono invece affinché il programma nucleare iraniano sia affrontato fin dalle fasi iniziali di un eventuale accordo.
Secondo Axios, i mediatori qatarioti hanno lavorato anche a una proposta articolata in passaggi reciproci, destinati a creare le condizioni per una trattativa più ampia. Tra le ipotesi esaminate figurano la rimozione del blocco navale americano, il rilascio di una parte dei fondi iraniani congelati, la riapertura dello Stretto di Hormuz e il ritorno degli ispettori internazionali nei siti nucleari colpiti durante la guerra. Si tratta di un quadro negoziale ancora in discussione, non di impegni già accettati dalle due parti.
Il Qatar continua così a svolgere un ruolo centrale nei contatti indiretti tra Washington e Teheran, mentre altri Paesi della regione cercano di evitare un nuovo ampliamento del conflitto. La diplomazia procede però in parallelo ai preparativi militari, in una situazione nella quale ciascuna parte tenta di rafforzare la propria posizione prima di un’eventuale intesa.
Trump dopo le elezioni di metà mandato
Il nuovo confronto sull’Iran si apre in una fase politicamente delicata per la Casa Bianca. Le elezioni del 3 novembre hanno segnato una sconfitta per i Repubblicani, che hanno perso il controllo del Congresso. Il risultato ha rafforzato la capacità dell’opposizione democratica di esercitare un controllo parlamentare sulle decisioni dell’amministrazione, senza tuttavia eliminare i poteri che la Costituzione attribuisce al presidente nella gestione delle operazioni militari.
La guerra con l’Iran rappresenta anche un problema economico e politico interno. Le tensioni nello Stretto di Hormuz hanno inciso sui mercati energetici e sulla sicurezza dei trasporti, mentre il vicepresidente JD Vance ha collegato pubblicamente il costo politico del conflitto alla sconfitta repubblicana nelle elezioni di metà mandato. Trump ha difeso la decisione di intervenire militarmente contro l’Iran, sostenendo che fosse necessario impedire a Teheran di ottenere un’arma nucleare.
Una nuova offensiva aprirebbe quindi un confronto non soltanto con l’Iran, ma anche all’interno delle istituzioni americane, dove le conseguenze economiche e militari del conflitto sono già oggetto di discussione. Le alternative esaminate dall’amministrazione restano tre: riprendere i bombardamenti, mantenere la pressione economica e il blocco navale oppure cercare un accordo diplomatico che comporti concessioni reciproche.
Le prossime ore saranno importanti per comprendere se le valutazioni esaminate alla Casa Bianca si tradurranno in una direttiva operativa oppure se la prospettiva di nuovi bombardamenti continuerà a essere utilizzata anche come strumento di pressione negoziale. La data del 9 novembre, citata da Fox News in relazione alle condizioni di illuminazione notturna, non equivale a un annuncio di guerra né alla conferma che lunedì inizieranno nuovi attacchi.
