(AGENPARL) - Roma, 6 Novembre 2026 - Il crollo dei titoli tecnologici dopo le elezioni americane travolge alcune delle maggiori fortune mondiali. Musk, Nvidia, Oracle sono al centro della nuova ondata di vendite che, secondo Bloomberg, ha ridotto di complessivi 104,9 miliardi di dollari i patrimoni personali di Elon Musk, Jensen Huang e Larry Ellison nella seduta di giovedì 5 novembre. A pesare sui mercati è stata soprattutto la prospettiva di nuove restrizioni alla costruzione dei grandi centri dati necessari allo sviluppo dell’intelligenza artificiale, dopo la vittoria dei Democratici nelle elezioni di metà mandato. Il bilancio si estende ben oltre i tre imprenditori: i 500 miliardari monitorati dal Bloomberg Billionaires Index hanno registrato una perdita patrimoniale complessiva di 185 miliardi di dollari in una sola giornata.
La flessione più consistente ha riguardato Elon Musk, fondatore di SpaceX e amministratore delegato di Tesla, il cui patrimonio è diminuito di 79,7 miliardi di dollari. Jensen Huang, amministratore delegato di Nvidia, ha perso 15,1 miliardi, scendendo a una ricchezza stimata di 150,9 miliardi di dollari e passando dal nono al tredicesimo posto nella classifica mondiale di Bloomberg. Larry Ellison, cofondatore di Oracle, ha invece registrato una contrazione patrimoniale di 10,1 miliardi. Le tre perdite, sommate, raggiungono i 104,9 miliardi di dollari, una cifra che fotografa la violenza delle vendite sui gruppi tecnologici maggiormente esposti alla crescita dell’intelligenza artificiale.
Nvidia perde il 9,3%, vendite anche su SpaceX e Oracle
La seduta del 5 novembre ha colpito in particolare le società legate alla realizzazione delle infrastrutture per l’intelligenza artificiale. Secondo i dati riportati da Bloomberg, Nvidia ha ceduto il 9,3%, registrando il calo giornaliero più marcato dal gennaio 2025. SpaceX ha perso il 9%, mentre Oracle ha chiuso in ribasso del 6,9%.
Il movimento ha interessato un settore che negli ultimi anni ha attirato enormi investimenti, sostenuti dalle aspettative di una crescita continua della domanda di capacità di calcolo. I sistemi di intelligenza artificiale richiedono processori avanzati, reti elettriche, impianti di raffreddamento, strutture fisiche e collegamenti ad alta velocità. La costruzione di nuovi data center è quindi diventata uno dei principali motori della domanda per produttori di semiconduttori, società tecnologiche e fornitori di servizi cloud.
Nvidia occupa una posizione centrale in questa filiera grazie ai processori utilizzati per addestrare e far funzionare i modelli di intelligenza artificiale. Oracle ha ampliato il proprio ruolo nel mercato offrendo infrastrutture cloud e capacità di calcolo alle imprese che sviluppano applicazioni avanzate. Anche SpaceX, secondo Bloomberg, è coinvolta nella realizzazione di infrastrutture e modelli legati all’intelligenza artificiale. Una revisione delle prospettive di crescita dei data center si riflette dunque sulle aspettative di ricavi di più società contemporaneamente.
La vittoria democratica cambia le aspettative sull’intelligenza artificiale
Il ribasso è arrivato dopo le elezioni americane del 3 novembre, nelle quali i Democratici hanno conquistato il controllo della Camera dei rappresentanti e del Senato. Il nuovo equilibrio politico ha alimentato tra gli investitori l’aspettativa di un maggiore intervento legislativo sulle grandi infrastrutture tecnologiche, in particolare sui data center.
La questione era già emersa durante la campagna elettorale. In diversi Stati e amministrazioni locali, la rapida espansione dei centri dati ha suscitato discussioni sui consumi elettrici, sull’utilizzo delle risorse idriche, sull’occupazione del territorio e sui costi per le comunità. Le richieste di regole più severe sono entrate nei programmi di diversi candidati democratici e in iniziative sottoposte direttamente al voto degli elettori.
Il Washington Post ha riferito che numerose consultazioni locali hanno riguardato proprio le limitazioni allo sviluppo di nuovi data center. Anche in Stati strategici per gli investimenti tecnologici, tra cui Texas e Ohio, il risultato elettorale ha rafforzato le prospettive di una regolamentazione più rigorosa.
Per Wall Street, il tema non riguarda soltanto le eventuali nuove norme. Una riduzione del ritmo di costruzione dei centri dati potrebbe modificare i programmi di investimento delle grandi società tecnologiche e, di conseguenza, la domanda di semiconduttori, energia e servizi cloud. È questa prospettiva ad aver contribuito alle vendite sui titoli maggiormente legati all’espansione dell’intelligenza artificiale.
Nasdaq in forte ribasso, colpito l’intero comparto tecnologico
La correzione non si è limitata alle società riconducibili ai tre miliardari. Secondo i dati di mercato riportati dalla stampa finanziaria americana, il Nasdaq, indice particolarmente esposto ai titoli tecnologici, ha perso circa il 5,5% nella seduta di giovedì. L’S&P 500 ha registrato una flessione vicina al 4%.
Il crollo degli indici americani e le ripercussioni sui mercati internazionali sono stati analizzati anche da Agenparl nell’approfondimento «Wall Street crolla: la peggiore giornata dall’aprile 2025»
Tra i titoli più colpiti figurano anche altri produttori di semiconduttori. Micron ha ceduto circa il 17,5% e Advanced Micro Devices il 17%, in un movimento che ha coinvolto società con attività e modelli di business differenti, ma accomunate dall’esposizione alla domanda di infrastrutture informatiche.
Il sell-off si è inserito in un contesto nel quale gli investitori stavano già valutando la sostenibilità delle ingenti spese destinate all’intelligenza artificiale. Le grandi imprese tecnologiche hanno annunciato programmi di investimento di dimensioni eccezionali per aumentare la capacità di calcolo, costruire nuovi impianti e sostenere lo sviluppo di modelli sempre più complessi. L’eventualità di una crescita meno rapida della domanda o di nuovi vincoli autorizzativi ha accentuato le vendite.
Il dato sui patrimoni personali riflette direttamente questo andamento. Una parte significativa della ricchezza di Musk, Huang ed Ellison è collegata al valore delle partecipazioni nelle rispettive aziende. Quando le quotazioni scendono, diminuisce anche il valore stimato di tali partecipazioni, producendo variazioni patrimoniali di decine di miliardi di dollari nel giro di poche ore.
Musk, le elezioni e il rapporto con il nuovo Congresso
La posizione di Elon Musk presenta anche una dimensione politica. L’imprenditore ha sostenuto finanziariamente il Partito Repubblicano durante le elezioni di metà mandato, investendo ingenti risorse nelle campagne e nei comitati impegnati a favore dei candidati conservatori.
Secondo l’Associated Press, Musk ha destinato almeno 445 milioni di dollari al sostegno dei Repubblicani nel ciclo elettorale del 2026. La vittoria democratica apre ora una fase di maggiore controllo parlamentare sulle attività dell’imprenditore e sui rapporti tra le sue società e l’amministrazione federale.
SpaceX intrattiene importanti rapporti contrattuali con il governo statunitense, mentre Tesla opera in settori fortemente influenzati dalle politiche industriali, energetiche e commerciali. Il nuovo Congresso potrebbe intensificare l’esame delle attività pubbliche e private di Musk, compreso il suo precedente coinvolgimento nelle iniziative di riorganizzazione dell’amministrazione federale.
La reazione dei mercati riflette così una combinazione di fattori: le prospettive regolatorie per l’intelligenza artificiale, le valutazioni raggiunte dalle società tecnologiche e il cambiamento dei rapporti politici a Washington.
Centottantacinque miliardi persi dai 500 più ricchi del mondo
Il dato più ampio emerge dal Bloomberg Billionaires Index, che monitora quotidianamente le fortune delle 500 persone più ricche del pianeta. Nella seduta del 5 novembre, la perdita complessiva è stata stimata in 185 miliardi di dollari, il quattordicesimo maggiore arretramento giornaliero registrato dall’indice dalla sua introduzione nel 2012.
La dimensione del calo evidenzia quanto i patrimoni dei grandi imprenditori siano concentrati nei mercati azionari e, in particolare, nelle società tecnologiche. Bloomberg ha osservato che il comparto aveva contribuito in misura determinante alla crescita della ricchezza dei miliardari durante l’anno, sostenuto dall’espansione degli investimenti nell’intelligenza artificiale.
Il risultato delle elezioni americane introduce ora un nuovo elemento nel confronto sul futuro di questo settore. La costruzione dei data center, finora considerata uno dei principali motori dell’espansione tecnologica, è diventata anche una questione politica, ambientale ed energetica.
La giornata del 5 novembre segna quindi un passaggio significativo per Wall Street: le aspettative sull’intelligenza artificiale non dipendono più soltanto dalla domanda di processori e servizi cloud, ma anche dalle scelte del Congresso e delle amministrazioni locali sulle infrastrutture necessarie a sostenerne la crescita.
