(AGENPARL) - Roma, 29 Ottobre 2026 - Il quinto plenum del Comitato centrale conferma l’espulsione di 33 funzionari e la promozione del generale Zhang Shengmin ai vertici politici del Partito comunista. Le decisioni arrivano dopo una serie di rimozioni nell’apparato militare e amministrativo, mentre Pechino si prepara al congresso del 2027 e affronta le difficoltà della propria economia.
Il Partito comunista cinese ha concluso il quinto plenum del Comitato centrale con la conferma dell’espulsione di 33 funzionari e la promozione del generale Zhang Shengmin nel Politburo, due decisioni che evidenziano la portata della riorganizzazione in corso ai vertici del sistema politico e militare della Cina. Secondo quanto riportato da Reuters sulla base del comunicato ufficiale diffuso dall’agenzia statale Xinhua, tra i dirigenti colpiti figurano esponenti di primo piano delle forze armate, dell’amministrazione centrale e degli organismi economici e finanziari. La riunione, svoltasi a Pechino dal 26 al 29 ottobre, rappresenta un passaggio importante nella preparazione del congresso del Partito comunista previsto per il 2027, quando sarà definita la composizione della nuova leadership. Le decisioni annunciate non costituiscono necessariamente altrettante nuove rimozioni avvenute durante il plenum: in diversi casi si tratta della conferma formale di provvedimenti e procedimenti già resi pubblici nei mesi precedenti.
Il risultato della sessione plenaria conferma la centralità attribuita dal presidente Xi Jinping alla disciplina interna, alla lotta contro la corruzione e alla capacità dell’apparato statale di attuare le direttive della leadership. Il rafforzamento dei controlli non riguarda soltanto le violazioni economiche o amministrative, ma investe anche il funzionamento delle istituzioni, la selezione dei dirigenti e l’affidabilità politica dei vertici militari. La contemporanea uscita di scena di figure considerate influenti e l’avanzamento di un generale verso uno dei principali organismi decisionali del partito delineano una fase di profonda trasformazione degli equilibri interni. Per Pechino, il problema non è soltanto individuare comportamenti irregolari, ma garantire che un apparato composto da milioni di funzionari sia in grado di applicare le politiche centrali in una fase caratterizzata da difficoltà economiche e crescenti tensioni internazionali.
Le 33 espulsioni e i dirigenti coinvolti
Il comunicato conclusivo del plenum, secondo la ricostruzione di Reuters, ha confermato l’espulsione di 33 funzionari dal Partito comunista cinese. Tra i nomi più rilevanti figurano Zhang Youxia, già vicepresidente della Commissione militare centrale, e Liu Zhenli, già responsabile del Dipartimento di Stato maggiore congiunto della stessa commissione. La loro uscita dai vertici militari aveva assunto particolare rilievo nei mesi precedenti per il peso ricoperto all’interno della struttura di comando delle forze armate. Zhang Youxia era considerato uno degli ufficiali più influenti del Paese e un esponente di lunga esperienza dell’apparato militare, mentre Liu Zhenli occupava una posizione centrale nel coordinamento delle operazioni e nella pianificazione strategica.
L’elenco comprende anche figure provenienti da settori diversi dell’amministrazione cinese. Tra queste, Ma Xingrui, già membro del Politburo, Liu Jianchao, già alto esponente della diplomazia del partito, Jin Zhuanglong, ex ministro dell’Industria, e Yi Huiman, già presidente dell’autorità di regolamentazione dei mercati finanziari. La presenza di dirigenti legati alla politica industriale, alla diplomazia e alla vigilanza economica mostra che l’azione disciplinare non è circoscritta alle forze armate, ma coinvolge strutture decisive per l’attuazione delle strategie nazionali. Le autorità cinesi hanno inoltre comunicato provvedimenti riguardanti altri esponenti dell’apparato finanziario, tra cui Li Yunze, la cui rimozione da un incarico interno al partito deve essere distinta dalle espulsioni formalmente confermate. Le responsabilità attribuite ai singoli funzionari non sono necessariamente identiche e, in assenza di sentenze definitive, le accuse formulate dalle autorità non possono essere considerate automaticamente accertamenti giudiziari.
Il caso Zhang Youxia e la riorganizzazione delle forze armate
Le rimozioni più significative riguardano la Commissione militare centrale, l’organismo attraverso il quale il Partito comunista esercita il controllo sulle forze armate. La vicenda di Zhang Youxia ha attirato particolare attenzione perché ha coinvolto una figura di primo piano dell’apparato militare, spesso descritta dagli osservatori come vicina a Xi Jinping. Le autorità cinesi avevano già reso note le indagini e le successive misure disciplinari nei confronti di Zhang e Liu Zhenli, mentre il plenum ha formalizzato ulteriormente il loro allontanamento dalle strutture del partito. Il coinvolgimento di comandanti di rango così elevato si inserisce in una sequenza di procedimenti che negli ultimi anni ha interessato anche ex ministri della Difesa e responsabili degli organismi incaricati degli armamenti e della gestione del personale militare.
Tra i precedenti più rilevanti figurano Li Shangfu, rimosso dall’incarico di ministro della Difesa nel 2023 e successivamente espulso dal partito, e Wei Fenghe, che aveva guidato il ministero prima di lui. Anche altri alti ufficiali, tra cui He Weidong e Miao Hua, sono stati coinvolti nella riorganizzazione dei vertici militari. Le autorità hanno presentato questi interventi nell’ambito del contrasto alle violazioni disciplinari e alla corruzione, mentre diversi centri di ricerca internazionali hanno richiamato l’attenzione sulle possibili conseguenze per la continuità del comando e per la modernizzazione delle forze armate. Non esistono tuttavia elementi pubblici sufficienti per ricondurre tutti i casi a un’unica lotta di potere o per stabilire che le motivazioni politiche prevalgano necessariamente su quelle disciplinari.
Zhang Shengmin entra nel Politburo
Accanto alle espulsioni, il quinto plenum ha annunciato la promozione del generale Zhang Shengmin nel Politburo del Partito comunista cinese, uno degli organismi più importanti della struttura decisionale nazionale. Zhang, vicepresidente della Commissione militare centrale, assume così un ruolo politico di maggiore rilievo in una fase segnata dalla riorganizzazione dei vertici delle forze armate. La nomina indica la volontà della leadership di mantenere un collegamento diretto tra il comando militare e gli organi centrali del partito, rafforzando il controllo politico sulle istituzioni incaricate della difesa e della sicurezza nazionale.
La promozione acquista un significato particolare alla luce delle numerose rimozioni che hanno interessato la leadership militare negli ultimi anni. Il sistema cinese attribuisce al Partito comunista, e non alle sole istituzioni statali, la direzione politica delle forze armate; di conseguenza, le nomine ai vertici militari hanno sempre anche una dimensione politica. La scelta di Zhang Shengmin può essere letta come un segnale di continuità nella centralità della disciplina e della supervisione interna, ma non consente da sola di prevedere come saranno ridefiniti tutti gli incarichi di comando. Saranno le successive nomine e l’effettivo funzionamento della Commissione militare centrale a chiarire la portata della riorganizzazione.
Xi Jinping tra lotta alla corruzione e controllo dell’apparato
La campagna anticorruzione rappresenta uno degli elementi caratterizzanti della leadership di Xi Jinping fin dal suo arrivo alla guida del Partito comunista nel 2012. Nel corso degli anni, le indagini hanno coinvolto amministratori locali, dirigenti di imprese statali, responsabili di ministeri e comandanti militari, diventando uno strumento centrale della politica di disciplina interna. Pechino sostiene che il contrasto agli abusi sia indispensabile per tutelare la credibilità delle istituzioni e garantire che le decisioni del governo centrale vengano applicate correttamente. Nella prospettiva della leadership, la corruzione non rappresenta soltanto una perdita economica, ma un rischio per la stabilità del sistema politico e per l’efficacia dell’azione amministrativa.
Accanto alla corruzione, le autorità hanno progressivamente attribuito maggiore attenzione all’inerzia burocratica, all’attuazione incompleta delle direttive e ai comportamenti dei funzionari che dichiarano fedeltà alla leadership senza tradurne le decisioni in risultati concreti. Questa impostazione risponde a una difficoltà strutturale di un sistema nel quale le politiche definite a Pechino devono essere realizzate da amministrazioni provinciali e locali con condizioni economiche molto differenti. Il rafforzamento della disciplina può migliorare la capacità di controllo del centro, ma può anche produrre effetti indesiderati qualora i funzionari, temendo sanzioni per eventuali errori, preferiscano rinviare decisioni complesse. È una tensione che assume particolare importanza nel momento in cui il governo cinese chiede alle amministrazioni territoriali di sostenere la crescita, contenere l’indebitamento e riorganizzare settori produttivi in difficoltà.
Le conseguenze per l’economia cinese
La riorganizzazione dell’apparato politico e amministrativo avviene mentre la Cina affronta problemi economici che richiedono interventi strutturali. La debolezza della domanda interna, le difficoltà del settore immobiliare e l’indebitamento di numerose amministrazioni locali rappresentano alcune delle principali sfide per Pechino. Le autorità provinciali e municipali svolgono un ruolo decisivo nella gestione degli investimenti pubblici, nello sviluppo delle infrastrutture e nell’attuazione delle politiche industriali, ma la riduzione delle entrate legate al mercato immobiliare ha limitato la capacità finanziaria di diversi territori. In questo contesto, la qualità delle informazioni trasmesse al governo centrale e la capacità dei funzionari di assumere decisioni tempestive diventano fattori essenziali per la gestione dell’economia.
Il tema dell’affidabilità dei dati amministrativi è particolarmente delicato. Se le autorità locali presentano risultati eccessivamente ottimistici, sottovalutano il debito o rinviano la comunicazione delle difficoltà delle imprese pubbliche, il governo centrale rischia di intervenire quando i problemi sono già diventati più costosi da risolvere. Allo stesso tempo, un sistema disciplinare troppo rigido potrebbe incentivare comportamenti difensivi e scoraggiare l’iniziativa dei dirigenti locali. Non risulta, sulla base delle informazioni disponibili, che il plenum abbia annunciato una nuova campagna autonoma specificamente rivolta alla falsificazione dei dati economici; il problema rientra piuttosto nel dibattito più ampio sulla qualità della governance e sull’efficacia dei controlli. La sfida per Xi consiste quindi nel conciliare una maggiore disciplina con la necessità di mantenere amministrazioni capaci di affrontare le trasformazioni dell’economia cinese.
Il congresso del 2027 e gli equilibri futuri
Le decisioni del quinto plenum assumono una particolare rilevanza in vista del congresso del Partito comunista previsto per il 2027, appuntamento nel quale saranno rinnovati gli organismi dirigenti e ridefiniti gli equilibri della leadership nazionale. Xi Jinping ricopre attualmente le cariche di segretario generale del partito, presidente della Repubblica Popolare Cinese e presidente della Commissione militare centrale. Diversi osservatori internazionali ritengono probabile una sua permanenza alla guida del partito per un quarto mandato, ma questa prospettiva resta una valutazione politica e non una decisione già formalmente adottata. Le scelte relative ai dirigenti che lo affiancheranno saranno altrettanto importanti per comprendere l’indirizzo delle politiche economiche, della sicurezza nazionale e delle relazioni internazionali.
Il quadro emerso dal plenum mostra una leadership intenzionata a rafforzare la disciplina interna e a ridefinire le responsabilità dei vertici politici e militari prima del prossimo passaggio congressuale. Le espulsioni e le promozioni documentano un cambiamento significativo nella composizione dell’apparato, ma non permettono di conoscere con certezza le motivazioni di ogni singola decisione né di prevederne automaticamente gli effetti sulla stabilità del sistema. La questione decisiva sarà verificare se il maggiore controllo esercitato da Pechino riuscirà a tradursi in una gestione più efficace delle difficoltà economiche e in una struttura militare più coerente, oppure se la pressione disciplinare finirà per accentuare la prudenza dei funzionari e le incertezze nei processi decisionali. In vista del 2027, il futuro della leadership cinese dipenderà non soltanto dalla capacità di Xi Jinping di consolidare il proprio potere, ma anche dall’efficacia con cui il sistema politico saprà trasformare le direttive centrali in risultati concreti.
