(AGENPARL) - Roma, 27 Ottobre 2026 - Giornata elettorale ad alta tensione in Israele. Secondo gli aggiornamenti riportati dal Times of Israel, alle 20:00 aveva votato il 74,3% degli aventi diritto, una percentuale già superiore all’affluenza complessiva registrata nelle elezioni del 2022. Benjamin Netanyahu accusa i suoi avversari di voler «rubare le elezioni», mentre Gadi Eisenkot denuncia un tentativo di delegittimare preventivamente il risultato. La Commissione elettorale centrale non rileva prove di manipolazioni sistematiche, ma esamina le singole segnalazioni. Arresti, contestazioni e denunce di intimidazioni accompagnano le ultime ore di voto.
Israele vive una giornata elettorale caratterizzata da un’affluenza particolarmente elevata e da un confronto politico sempre più acceso.
Secondo i dati diffusi dalla Commissione elettorale centrale e riportati negli aggiornamenti del Times of Israel del 27 ottobre 2026, alle ore 20:00 la partecipazione aveva raggiunto il 74,3% degli aventi diritto.
Un dato significativo, perché supera già l’affluenza complessiva delle precedenti elezioni parlamentari del 2022, quando aveva votato circa il 70,6% degli aventi diritto.
L’elevata partecipazione si accompagna però a un clima di forte contrapposizione tra i principali schieramenti politici.
Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha moltiplicato gli appelli rivolti agli elettori del Likud, sostenendo che la mobilitazione degli avversari politici potrebbe mettere in pericolo la permanenza al potere della destra.
Dall’opposizione, il leader di Yashar, Gadi Eisenkot, ha accusato Netanyahu di diffondere affermazioni infondate sui brogli per preparare una possibile contestazione dei risultati.
Nel frattempo, la Commissione elettorale centrale ha respinto la richiesta di prolungare generalmente le operazioni di voto, confermando tuttavia che chi si trova già in coda alla chiusura dei seggi potrà esprimere la propria preferenza.
Affluenza alle urne: i numeri di una giornata fuori dall’ordinario
Affluenza alle 20:00
74,3%
27 ottobre 2026
Affluenza finale 2022
70,6%
Precedenti elezioni
0%20%40%60%80%12:0016:0020:00
Percentuali riportate nel resoconto elettorale; il dato delle 20:00 non rappresenta l’affluenza finale.
Già dalle prime ore della giornata era emersa una mobilitazione superiore a quella registrata nelle precedenti consultazioni.
Alle 12:00 l’affluenza nazionale si attestava al 31,5%.
Alle 16:00 aveva raggiunto il 55,7%, contro il 47,5% rilevato alla stessa ora nelle elezioni del 2022.
Secondo il resoconto, poco più di quattro milioni di israeliani avevano già votato entro il pomeriggio.
Il dato delle 20:00 ha confermato l’andamento, portando la partecipazione al 74,3%.
L’alta affluenza è particolarmente significativa nel contesto delle prime elezioni nazionali dopo tre anni segnati da guerra e profonde tensioni politiche e sociali.
Non è però possibile dedurre automaticamente dalla partecipazione quale schieramento ne abbia tratto vantaggio.
Un’affluenza elevata può riflettere una mobilitazione simultanea di elettorati con orientamenti politici differenti.
Seggi aperti fino alle 22:00, respinta la richiesta di proroga
La Commissione elettorale centrale ha respinto la richiesta avanzata da Netanyahu e dai suoi alleati di prolungare le votazioni.
La maggior parte dei seggi aveva aperto alle 7:00, con chiusura ordinaria prevista alle 22:00.
La Commissione ha però chiarito che i seggi sarebbero rimasti operativi oltre tale orario per consentire di votare alle persone già in fila.
La distinzione è importante: non si tratta di una proroga generale della giornata elettorale, ma della possibilità di completare le operazioni per gli elettori presenti entro la chiusura.
Netanyahu: «Stanno cercando di rubarci le elezioni»
Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha utilizzato i social media per rivolgere ripetuti appelli alla propria base elettorale.
Ha sostenuto che la partecipazione nelle comunità arabe e nelle aree considerate favorevoli alla sinistra fosse particolarmente elevata, esortando gli elettori di destra a recarsi immediatamente alle urne.
In un video rivolto ai sostenitori del Likud, Netanyahu ha dichiarato:
«Stanno cercando di rubarci le elezioni».
Il premier ha collegato l’accusa alla notizia dell’arresto di tre persone sospettate di essere coinvolte in un presunto sistema di corruzione elettorale a favore del partito Ra’am.
Ha poi insistito sulla necessità di mobilitare tutti gli elettori del proprio schieramento.
«Niente spiaggia, niente barbecue, tutti vanno a votare per il Likud».
Netanyahu ha presentato la consultazione come decisiva per il futuro politico e identitario del Paese.
Le sue accuse di un tentativo generalizzato di sottrarre il risultato elettorale, tuttavia, non risultano dimostrate dagli elementi riportati.
La Commissione elettorale centrale ha infatti dichiarato di non avere individuato prove di manomissioni sistematiche delle schede.
Eisenkot: «Netanyahu prepara il terreno per contestare i risultati»
La risposta dell’opposizione è arrivata dal partito Yashar, guidato da Gadi Eisenkot.
Il movimento ha accusato Netanyahu di cercare di compromettere la fiducia pubblica nel processo elettorale attraverso dichiarazioni non supportate da prove di frodi diffuse.
Secondo il comunicato di Yashar:
«Netanyahu è nel panico e ha iniziato a inventare storie, affermando che le elezioni sono state truccate».
Il partito ha inoltre sostenuto che il primo ministro starebbe preparando il terreno per una possibile contestazione dell’esito.
Eisenkot ha votato a Herzliya, accompagnato dalla moglie Hannah e da altri familiari, accolto dai sostenitori.
Dopo aver espresso il proprio voto, ha dichiarato:
«Stiamo immettendo Israele su una nuova strada».
La contrapposizione tra Netanyahu ed Eisenkot riflette la tensione politica della giornata, ma le dichiarazioni dei due leader devono essere distinte dagli accertamenti condotti dalle autorità elettorali.
La Commissione elettorale: nessuna prova di frodi sistematiche
Le denunce di irregolarità non sono arrivate soltanto dal Likud.
Secondo il resoconto, segnalazioni e reclami sono stati presentati da diversi partiti, tra cui Yashar, B’Yachad, Yisrael Beytenu, Ra’am, Popolo d’Israele e il Partito dei Riservisti-Economici.
Le contestazioni riguardavano presunte schede mancanti o alterate e altri possibili tentativi di interferire con le operazioni di voto.
La Commissione elettorale centrale ha affermato che non erano emerse prove di una manipolazione sistematica delle schede e che le singole segnalazioni venivano esaminate immediatamente.
Questo non significa che ogni episodio denunciato sia stato definitivamente chiarito.
Significa però che, sulla base delle informazioni comunicate, non era stata accertata una frode elettorale organizzata su scala nazionale.
La distinzione tra irregolarità isolate, accuse politiche e brogli sistematici è fondamentale per valutare correttamente la regolarità della consultazione.
L’affluenza nelle comunità arabe e beduine
Un altro elemento della giornata elettorale riguarda la partecipazione nelle comunità arabe e beduine.
Secondo i dati della Commissione elettorale riportati dal Times of Israel, alle 12:00 la piccola comunità beduina di al-Atawneh, nel Negev, aveva raggiunto un’affluenza del 64,1%.
Il dato corrispondeva a 75 voti espressi, un numero che evidenzia quanto le percentuali dei centri più piccoli debbano essere interpretate considerando la dimensione dell’elettorato.
Tra le città più grandi, Rahat registrava il 39,9%, pari a 11.972 voti, mentre Modiin raggiungeva il 36,7%, con 22.720 voti.
La partecipazione nelle comunità arabe è diventata uno dei temi centrali degli appelli politici di Netanyahu e dei suoi alleati.
Tuttavia, il voto dei cittadini arabi israeliani costituisce una componente ordinaria e legittima del processo democratico.
L’aumento dell’affluenza di un gruppo di elettori non rappresenta, di per sé, un’irregolarità.
Arrestato un uomo con un coltello vicino a Yair Golan
La giornata elettorale è stata segnata anche da un episodio di tensione a Tel Aviv, dove un uomo è stato arrestato dopo essersi avvicinato al leader dei Democratici, Yair Golan, mentre era in possesso di un coltello.
Secondo la ricostruzione del partito, l’uomo si sarebbe avvicinato in modo intimidatorio e un grosso coltello sarebbe caduto dai suoi vestiti.
La scorta di Golan sarebbe intervenuta bloccandolo, prima dell’arrivo della polizia.
Il partito ha parlato di un presunto tentativo di accoltellamento.
La polizia, pur confermando l’arresto del sospettato, un giovane residente a Gerusalemme, ha negato che si fosse verificato un tentativo di accoltellamento.
La presenza del coltello e l’arresto sono dunque confermati dalla ricostruzione delle autorità, mentre la qualificazione dell’episodio come tentato accoltellamento è contestata.
Tre arresti per sospetta corruzione elettorale, Ra’am respinge le accuse
La polizia israeliana ha inoltre annunciato l’arresto di tre uomini appartenenti a comunità beduine del sud, sospettati di essere coinvolti in un presunto piano per offrire denaro in cambio di voti a favore di Ra’am.
Secondo gli investigatori, durante le perquisizioni sarebbero state trovate buste contenenti decine di migliaia di shekel in contanti.
Il partito guidato da Mansour Abbas ha respinto le accuse, definendo gli arresti un tentativo di ostacolare la propria attività politica e scoraggiare la partecipazione degli elettori arabi.
Ra’am ha inoltre contestato le circostanze dell’operazione, sottolineando che gli arresti sarebbero avvenuti nelle abitazioni dei sospettati, prima dell’apertura dei seggi.
La presenza di un’indagine e l’esecuzione degli arresti non costituiscono una prova definitiva della responsabilità delle persone coinvolte.
Sarà necessario distinguere gli elementi raccolti dagli investigatori dalle accuse politiche formulate dai diversi partiti.
Denunce di lunghe code e rallentamenti nelle comunità arabe
Nelle località arabe e beduine sono state segnalate anche difficoltà nelle operazioni di voto.
Secondo quanto riportato da Haaretz e ripreso dal Times of Israel, alcuni elettori avrebbero dovuto attendere diverse ore per completare le procedure di identificazione.
Segnalazioni di rallentamenti sono arrivate da località del Negev e della Galilea.
L’organizzazione per l’assistenza legale Adalah ha riferito di ritardi e procedure considerate eccessivamente lente.
Alcuni osservatori hanno ipotizzato che tali difficoltà potessero ostacolare la partecipazione elettorale.
Non risultano però, nelle informazioni disponibili, accertamenti conclusivi che dimostrino un piano coordinato per rallentare deliberatamente il voto.
Le denunce meritano quindi attenzione e verifiche, senza essere presentate automaticamente come fatti accertati.
Proteste e intimidazioni denunciate nel settore ultraortodosso
Ulteriori episodi di tensione sono stati segnalati nell’ambiente politico ultraortodosso.
Moti Leitner, presidente del partito Charedi Public, ha denunciato intimidazioni, molestie e danneggiamenti di materiale elettorale.
Secondo il suo resoconto, alcuni attivisti sarebbero stati aggrediti e sarebbero circolate minacce nei confronti degli elettori del partito.
Sono stati inoltre segnalati episodi di vandalismo e incendi di materiale elettorale a Modiin Illit, in Cisgiordania.
Le accuse richiedono accertamenti specifici da parte delle autorità competenti.
Il loro rilievo riguarda soprattutto la necessità di garantire che ogni elettore possa esprimere il proprio voto senza intimidazioni o pressioni.
Anche militari e detenuti partecipano alla consultazione
L’affluenza elevata non riguarda soltanto i seggi civili.
Secondo i dati militari riportati nel resoconto, alle 13:00 aveva votato il 48% dei soldati delle Forze di Difesa Israeliane, contro il 44,4% registrato alla stessa ora nel 2022.
Per consentire la partecipazione del personale militare erano stati predisposti circa 850 seggi nelle basi, anche al di fuori dei confini israeliani.
Le operazioni di voto per i militari erano iniziate già una settimana prima della giornata elettorale.
Tra i detenuti aventi diritto, invece, l’affluenza alle 14:00 aveva raggiunto il 68,1%, secondo il Servizio penitenziario israeliano.
L’amministrazione penitenziaria ha riferito che le votazioni nelle proprie strutture si stavano svolgendo regolarmente.
La sfida dopo la chiusura delle urne
L’elevata affluenza rappresenta un elemento centrale di questa consultazione, ma non consente da sola di stabilire l’esito delle elezioni.
In Israele, la formazione del governo dipende dalla distribuzione dei 120 seggi della Knesset e dalla capacità dei partiti di costruire una maggioranza parlamentare.
Per questo il confronto tra Netanyahu, Eisenkot e gli altri leader non si esaurisce nella competizione per ottenere il maggior numero di voti.
Saranno importanti anche il risultato delle formazioni minori, il superamento della soglia elettorale e le successive trattative politiche.
Le accuse di brogli aggiungono una questione delicata: la fiducia nel procedimento elettorale.
La Commissione elettorale centrale ha il compito di esaminare le segnalazioni e garantire il rispetto delle regole.
Le contestazioni politiche, invece, devono essere valutate alla luce di prove verificabili.
Partecipazione record, ma il risultato resta aperto
La giornata elettorale israeliana del 27 ottobre 2026 si distingue per un’affluenza eccezionalmente elevata e per un confronto politico caratterizzato da accuse reciproche.
Il 74,3% di partecipazione alle 20:00, riportato negli aggiornamenti elettorali, segnala una mobilitazione superiore a quella complessiva delle elezioni del 2022.
Nel frattempo, Netanyahu denuncia presunti tentativi di frode, Eisenkot lo accusa di preparare una contestazione del risultato e diversi partiti segnalano irregolarità.
La Commissione elettorale centrale, secondo il resoconto disponibile, non ha individuato prove di manomissioni sistematiche, pur continuando a esaminare i singoli episodi.
La notizia principale è dunque la straordinaria partecipazione degli elettori, accompagnata da tensioni politiche e denunce che non equivalgono, allo stato delle verifiche riportate, alla dimostrazione di brogli generalizzati.
L’esito della consultazione dovrà essere valutato sulla base dello scrutinio e dei risultati ufficiali, non delle dichiarazioni dei partiti durante la giornata di voto.
Fonti: The Times of Israel — aggiornamenti elettorali del 27 ottobre 2026; The Times of Israel — affluenza, denunce e interventi delle autorità. I dati sono riferiti agli orari indicati e non costituiscono risultati elettorali definitivi.
