(AGENPARL) - Roma, 21 Ottobre 2026 - La guerra in Iran spinge Washington a cercare nuove capacità di lavorazione del greggio. Rubio incontra i vertici indiani e punta su Reliance, mentre Nuova Delhi resta legata alle forniture russe e tratta un accordo commerciale con gli Stati Uniti.
Gli Stati Uniti guardano alle raffinerie indiane per aumentare la disponibilità di carburanti sui mercati internazionali, messi sotto pressione dalla guerra in Iran e dalle difficoltà della navigazione nel Golfo. Al centro dell’iniziativa americana c’è Reliance Industries, il conglomerato controllato da Mukesh Ambani, che Washington vorrebbe coinvolgere in una maggiore lavorazione del petrolio venezuelano.
A indicare questa prospettiva è stato il segretario di Stato americano Marco Rubio, arrivato martedì a Mumbai per una visita di tre giorni. Secondo quanto riportato da Bloomberg in un servizio pubblicato da ThePrint, Rubio ha annunciato l’intenzione di discutere la questione con Ambani e con i dirigenti di Reliance, riconoscendo all’India un ruolo di primo piano nella raffinazione internazionale.
Il greggio venezuelano presenta caratteristiche che ne rendono complessa la trasformazione in carburanti commerciali. È generalmente più pesante rispetto ad altre qualità di petrolio e richiede impianti dotati di tecnologie specifiche. Le grandi raffinerie indiane, e in particolare quelle di Reliance, dispongono di capacità adatte a trattare anche queste forniture.
Rubio ha definito l’India una potenza mondiale della raffinazione, sottolineando che alcune imprese del Paese possiedono inoltre interessi petroliferi già esistenti in Venezuela. Per Washington, questa combinazione di capacità industriale e rapporti commerciali potrebbe contribuire ad aumentare la quantità di prodotti petroliferi disponibili in una fase di forte instabilità energetica.
Il segretario di Stato ha programmato per mercoledì una visita al complesso di Jamnagar, nello Stato indiano del Gujarat, uno dei maggiori poli di raffinazione al mondo. La struttura rappresenta un asset strategico non soltanto per il fabbisogno energetico indiano, ma anche per le esportazioni di carburanti, in particolare diesel, verso i mercati internazionali.
Il Venezuela torna nella strategia energetica americana
La proposta rivolta a Reliance segnala un cambiamento significativo nella geografia delle forniture. In una fase in cui la crisi iraniana limita la prevedibilità dei traffici attraverso lo Stretto di Hormuz, gli Stati Uniti cercano di valorizzare la produzione venezuelana e la capacità di raffinazione di un partner asiatico.
La disponibilità di greggio, tuttavia, non coincide automaticamente con quella di benzina, diesel o carburante per l’aviazione. Per trasformare nuove forniture in prodotti utilizzabili servono impianti adeguati, infrastrutture logistiche e contratti commerciali. È proprio su questo passaggio industriale che Washington intende coinvolgere Reliance.
Secondo i dati riportati da Bloomberg, le spedizioni di petrolio venezuelano verso l’India sono salite ai livelli più elevati dal 2019, raggiungendo circa 187.000 barili al giorno. Si tratta comunque di volumi molto inferiori a quelli provenienti dalla Russia, che continua a occupare una posizione dominante nel mercato indiano.
Mosca rimane infatti il principale fornitore di greggio dell’India, con flussi vicini ai due milioni di barili giornalieri, equivalenti a circa il 40% delle importazioni del Paese. Prima dell’invasione russa dell’Ucraina nel 2022, la quota russa era intorno al 2%.
Il cambiamento riflette le opportunità commerciali create dalle sanzioni occidentali e dal riorientamento delle esportazioni russe verso l’Asia. Le raffinerie indiane hanno beneficiato della disponibilità di greggio russo a condizioni competitive, consolidando un rapporto energetico che Washington ha più volte criticato.
Le importazioni indiane dagli Stati Uniti, invece, sono scese a circa 165.000 barili al giorno, secondo le cifre citate nel servizio, anche a causa dell’aumento dei costi di trasporto che ha ridotto la competitività delle forniture americane.
L’interesse statunitense per il petrolio venezuelano va quindi letto anche in questa prospettiva: diversificare le fonti dell’India senza chiedere al Paese di rinunciare improvvisamente alla propria capacità di approvvigionamento.
La maggiore lavorazione di greggio venezuelano non garantirebbe, da sola, una riduzione della dipendenza indiana dalla Russia. Potrebbe però ampliare le alternative disponibili e creare nuove opportunità commerciali per i prodotti raffinati destinati all’esportazione.
Energia, commercio e nuovi equilibri tra Washington e Nuova Delhi
La missione di Rubio non si limita al settore petrolifero. Martedì il segretario di Stato ha incontrato il ministro degli Esteri indiano Subrahmanyam Jaishankar, affrontando anche le prospettive di cooperazione nella difesa, nelle tecnologie emergenti e negli scambi commerciali.
L’ambasciatore americano Sergio Gor ha descritto i colloqui come produttivi, indicando l’intenzione delle due parti di rafforzare i rapporti in settori considerati strategici.
La visita arriva inoltre mentre Washington e Nuova Delhi cercano di finalizzare un accordo commerciale dopo oltre un anno di negoziati. Il presidente Donald Trump ha dichiarato martedì che le parti sono vicine a un’intesa, lasciando tuttavia aperta la possibilità che il testo finale assuma caratteristiche differenti da quelle inizialmente previste.
Per l’India, gli Stati Uniti rappresentano un mercato fondamentale, assorbendo circa un quinto delle esportazioni nazionali. Per Washington, il rapporto con Nuova Delhi assume un’importanza crescente nella ridefinizione delle catene di approvvigionamento e nella competizione economica internazionale.
Le relazioni bilaterali restano però attraversate da divergenze, soprattutto sul commercio e sui rapporti energetici con Mosca. Nel 2025, Reliance e il suo presidente Ambani erano finiti al centro delle critiche americane per gli acquisti di petrolio russo.
Oggi la stessa capacità industriale del gruppo viene considerata una possibile risorsa per la strategia energetica statunitense. È un passaggio che mostra quanto rapidamente possano cambiare le priorità economiche quando una crisi geopolitica altera i mercati delle materie prime.
Il ruolo di Reliance potrebbe inoltre inserirsi in una cooperazione più ampia. Il gruppo è già coinvolto in iniziative industriali negli Stati Uniti, mentre altri grandi conglomerati indiani stanno valutando nuovi investimenti sul mercato americano.
Resta da verificare se i colloqui annunciati da Rubio porteranno a un aumento effettivo dei volumi venezuelani lavorati in India. Al momento, l’iniziativa rappresenta una proposta di cooperazione, non un accordo industriale già concluso.
La scelta di Washington è comunque significativa: mentre la guerra in Iran mette in discussione la sicurezza delle rotte energetiche tradizionali, gli Stati Uniti cercano di utilizzare la capacità di raffinazione indiana per collegare le risorse venezuelane alla domanda internazionale.
Il risultato potrebbe essere una nuova configurazione dei flussi petroliferi, nella quale il peso economico dell’India non dipende soltanto dalla quantità di greggio che importa, ma dalla sua capacità di trasformarlo e riportarlo sui mercati mondiali.
