(AGENPARL) - Roma, 20 Ottobre 2026 - Secondo il quotidiano, Pete Hegseth non ha respinto le consegne da Paesi terzi, ma non ha completato le procedure di autorizzazione. Kiev affronta una grave carenza di intercettori.
WASHINGTON — L’amministrazione statunitense non avrebbe ancora autorizzato il trasferimento all’Ucraina di missili intercettori Patriot detenuti da altri Paesi. Lo riferisce il Washington Post, citando fonti informate sulla questione, secondo le quali il segretario alla Difesa Pete Hegseth non ha né approvato né formalmente respinto le consegne.
La distinzione è rilevante: il resoconto descrive una procedura rimasta senza approvazione, non un divieto definitivo. Secondo la ricostruzione, Hegseth non avrebbe completato i passaggi necessari a consentire l’invio delle munizioni a Kiev.
I missili sono di fabbricazione statunitense e il loro trasferimento da parte dei Paesi che li possiedono richiede il consenso di Washington. La disponibilità di un governo alleato a cederli, quindi, non basta da sola a rendere possibile la consegna. Anche l’agenzia Anadolu, riprendendo il quotidiano americano, sottolinea l’assenza di un’autorizzazione conclusiva.
Il mancato via libera arriva mentre aumentano gli allarmi sulla disponibilità di munizioni per la difesa aerea ucraina. La scorsa settimana la CNN ha riferito, sulla base di una fonte a conoscenza della situazione, che Kiev aveva esaurito gli intercettori Patriot. Nella trasmissione del 16 ottobre, il senatore democratico Richard Blumenthal ha descritto le scorte come praticamente esaurite, sollecitando nuove forniture.
Queste informazioni delineano una situazione critica, ma non costituiscono un inventario pubblico e aggiornato delle munizioni disponibili. Le consistenze effettive e le eventuali consegne successive restano difficili da verificare, anche per la sensibilità militare dei dati.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha accusato Washington di ritardare deliberatamente gli invii, interpretando l’attesa come una scelta politica. È la valutazione espressa da Kiev: il fatto che una procedura non sia stata completata non dimostra, da solo, quale ne sia la motivazione.
Per l’Ucraina, il nodo immediato resta la continuità dei rifornimenti. La presenza dei sistemi di lancio non garantisce infatti la capacità di sostenere nel tempo le operazioni di difesa senza un adeguato afflusso di intercettori. L’esito delle autorizzazioni statunitensi diventa così un passaggio decisivo per trasformare le disponibilità degli alleati in consegne effettive.
