(AGENPARL) - Roma, 20 Ottobre 2026 - Condanno la violenza: la violenza che ho letto nell'elenco di armi che il nostro governo sta comprando. Quelle armi non sfasciano vetrine, buttano direttamente giù il palazzo e dentro ci saranno vite che saranno nella conta dei danni collaterali. Condanno la violenza: la violenza di un governo che dopo ogni manifestazione vara pacchetti sicurezza "tolleranza zero". Un governo che parla di difesa e sicurezza, ma poi basta un gruppo che annuncia una mobilitazione il giorno prima, con luogo e ora, e non riesce a difendere neanche il duomo di Milano. Condanno la violenza di chi usa la parola giovani come una massa uniforme di sfaticati che non conosce i sacrifici. E lo dicono molti che fanno parte di una generazione, come quella prima della mia, che andava in pensione anche a 40 anni. Oggi a 40 anni è tanto se hai un contratto. Condanno la violenza di chi è complice di un genocidio. Condanno la violenza di un sistema mediatico che ogni giorno vuole fare ascolti con la pornografia della cronaca nera, nella quale devono darti i dettagli di ogni goccia di sangue sul luogo del delitto. Condanno la violenza di giornalai asserviti al potente di turno che nei titoli dei telegiornali della televisione pubblica non menzionano le proteste di gente disperata, ma devono invece parlarci degli ultimi sviluppi del caso di Garlasco mentre gli autotrasportatori e gli agricoltori sono in strada da settimane. E loro ci parlano ancora di Garlasco. Condanno la violenza del profitto che in Italia ammazza in media tre persone al giorno sul luogo di lavoro. Condanno la violenza: la violenza che maciulla il cervello di molti adolescenti che fin da bimbi sono esposti a contenuti ossessivi e pervasivi, che poi prendono un coltello e pugnalano nelle scuole. Parlo di quella violenza che si genera nel mondo che non conosciamo, dove gli algoritmi delle big tech fanno soldi sulle solitudini. Condanno la violenza di chi non riconosce che il patriarcato uccide ogni giorno. Condanno i saccheggi di banche che chiedono aiuti di stato quando sono in difficoltà, ma tengono per sé i profitti miliardari fatti sui conti correnti di gente che disperatamente deve pagare il mutuo. Condanno i saccheggi dei fondi di speculazione che comprano aziende in difficoltà, tagliano i posti di lavoro e che quando hanno realizzato il guadagno se ne vanno. Condanno i saccheggi dei fondi che comprano pezzi di stato in settori strategici come l'energia, le telecomunicazioni, la previdenza e i servizi idrici con la compiacenza della politica. Condanno la violenza di chi distrugge la nostra Terra e lascia alle future generazioni rifiuti interrati, aria irrespirabile, oceani invasi dalla plastica e dal cemento. Condanno la violenza di chi costringe milioni di persone a rinunciare alle cure e intanto fa soldi sulla salute. Condanno la violenza di chi cerca di dire che in questo Paese le stragi di mafia sono state una questione regionale di appalti e non una strategia precisa con l'aiuto di apparati dello Stato. E perdonate il linguaggio: ma ci siamo infinitamente stufati di dover far premesse ovvie a tutto questo. Condanniamo la violenza di chi ha spaccato le vetrine, si certo, ma chi è che è contento nel vedere una vetrina spaccata, una strada sfondata e, peggio ancora, un agente aggredito? Ma liberiamoci da questo continuo ricatto comunicativo di questa gente sempre in malafede. Tanto puoi fare tutte le condanne del caso: ma se non sei in linea con il loro pensiero, sarai sempre filo teppisti, filo Hamas, filo Putin, aldilà di tutti gli incisi che farai. Il mondo che sognano, il mondo che stanno realizzando, il loro modello di città, è la città vetrina fatta per turisti facoltosi mentre gli studenti devono pagare mille euro al mese per una stanza a un'ora di treno dalla facoltà; come se avessimo i treni che funzionano come in Giappone poi. E a forza di buttare fuori dalle città la gente, per farla vivere in quartieri dormitori, a forza di chiudere spazi sociali e culturali, a forza di non dare una minima prospettiva per realizzarsi lavorativamente, a forza di dire a milioni di ragazzi "potete essere nati in Italia ma tanto non siete italiani", beh a forza di fare così, poi, la rabbia da qualche parte va. Ma davvero pensate di creare un mondo che va in guerra e trovare la gente che vi fa gli applausi? La nostra presidente Meloni ha chiesto di prendere le distanze. Sempre le solite frasi. Il problema è che la politica, a forza di prendere le distanze, quei mondi non li conosce più. Perché lì dentro c'è rabbia che la politica ha abbandonato a sé stessa per paura di questi giudizi dei guerrafondai da salotto che si indignano per una vetrina. ma non per una bambina crivellata di colpi. Sì, prendiamo le distanze. Innanzitutto da voi e dalla vostra violenza quotidiana.
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